Non è più emergenza”: NurSind denuncia pazienti nei corridoi a Perugia
Il sindacato delle professioni infermieristiche denuncia una pratica ormai ricorrente nei reparti dell’Azienda Ospedaliera di Perugia: a rischio dignità dei malati, sicurezza clinica e qualità dell’assistenza.
di Giuseppe Provinzano
"C’è un limite oltre il quale l’emergenza non può più essere giustificata come tale. Quando il sovraffollamento ospedaliero diventa pratica organizzativa stabile, allora il rischio è quello di scivolare verso una sanità che fatica a garantire i diritti fondamentali dei cittadini. È su questo terreno che si inserisce l’intervento del NurSind Umbria".
Perugia, 10/04/2026. Il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, ha inviato una segnalazione formale al Difensore Civico della Regione Umbria per denunciare una situazione che, secondo il sindacato, sta assumendo carattere strutturale presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia: il ricorso sempre più frequente alla collocazione dei pazienti in letti aggiunti sistemati nei corridoi dei reparti.
La segnalazione, trasmessa anche alla Direzione aziendale e all’Assessorato regionale alla Sanità, nasce dalle numerose segnalazioni provenienti dal personale sanitario che quotidianamente opera nei reparti ospedalieri.
Secondo quanto riportato dal sindacato, il posizionamento dei letti nei corridoi viene utilizzato come risposta al sovraffollamento e alla carenza di posti letto disponibili. Tuttavia, questa soluzione organizzativa finisce per creare condizioni assistenziali difficilmente compatibili con i principi del Servizio sanitario nazionale e con gli standard strutturali e organizzativi previsti per l’erogazione delle prestazioni sanitarie.
I pazienti collocati nei corridoi, infatti, vengono assistiti in spazi non destinati alla degenza, privi dei requisiti minimi di riservatezza, sicurezza e dignità. La costante esposizione al passaggio di operatori, visitatori e altri degenti rende inoltre complesso garantire una reale tutela della privacy durante visite mediche, procedure assistenziali e comunicazioni cliniche.
Una situazione che, secondo il NurSind, appare difficilmente conciliabile con i principi sanciti dall’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale della persona, e con quanto previsto dalla Carta dei diritti del malato, che riconosce il diritto di ogni cittadino a ricevere cure nel rispetto della propria dignità e sicurezza.
Rischio clinico e infezioni correlate all’assistenza
Tra le criticità evidenziate dal sindacato vi è anche il profilo della sicurezza clinica.
L’utilizzo dei corridoi per la collocazione dei pazienti comporta infatti l’occupazione di spazi destinati al transito e spesso individuati come vie di fuga o percorsi di emergenza.
Inoltre, la gestione dei pazienti in contesti logistici non idonei rende più complesso garantire un adeguato monitoraggio clinico e assistenziale.
Un altro elemento di forte preoccupazione riguarda il potenziale incremento del rischio di infezioni correlate all’assistenza (ICA). La presenza di pazienti in ambienti caratterizzati da elevata promiscuità e da un intenso passaggio di persone può compromettere il rispetto delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Tali complicanze non comportano solo conseguenze cliniche per i pazienti, ma rappresentano anche un onere significativo per il sistema sanitario, determinando spesso degenze più lunghe, trattamenti aggiuntivi e un aumento complessivo dei costi assistenziali.
Infermieri sempre più sotto pressione
La situazione descritta incide in maniera significativa anche sulle condizioni di lavoro del personale sanitario, in particolare degli infermieri.
Il personale infermieristico, già impegnato a far fronte a croniche carenze di organico, si trova infatti a operare in contesti organizzativi complessi che rendono più difficile garantire pienamente gli standard assistenziali.
La gestione dei pazienti collocati nei corridoi comporta inevitabilmente un aggravio delle attività assistenziali e organizzative, aumentando la pressione sui professionisti sanitari e complicando la gestione dei percorsi di cura.
Il sistema introdotto nel 2023 non ha risolto il problema
Nella segnalazione viene richiamato anche un dato organizzativo significativo.
Nel novembre 2023 era stato introdotto un sistema gestionale finalizzato a migliorare il flusso dei pazienti e la qualità dell’assistenza.
Secondo quanto evidenziato dal sindacato, dopo una fase iniziale di applicazione e alcuni interventi migliorativi, tale sistema non sarebbe riuscito a prevenire il ricorso alla collocazione dei pazienti nei corridoi dei reparti, segno che il problema resta ancora aperto.
L’intervento del Segretario regionale NurSind
A intervenire sulla vicenda è il Segretario regionale del NurSind Umbria, Marco Erozzardi, che sottolinea la necessità di un immediato intervento istituzionale.
«Il ricorso alla collocazione dei pazienti nei corridoi dei reparti non può più essere considerato una soluzione emergenziale o temporanea», afferma Marco Erozzardi, Segretario regionale del NurSind Umbria.
«Siamo di fronte a una situazione che rischia di compromettere la dignità dei pazienti, la sicurezza delle cure e la qualità complessiva dell’assistenza sanitaria».
Il sindacato chiede quindi al Difensore Civico della Regione Umbria di verificare la conformità di tali pratiche agli standard previsti per la sicurezza e la qualità dell’assistenza ospedaliera e di valutare eventuali interventi correttivi.
«Il protrarsi di queste condizioni non può essere considerato accettabile. È necessario adottare misure organizzative tempestive per ristabilire condizioni di sicurezza, dignità e qualità dell’assistenza», conclude Erozzardi.
L’appello alle istituzioni
Con la segnalazione inviata agli organi di garanzia, il NurSind Umbria chiede una verifica approfondita delle condizioni organizzative dell’Azienda Ospedaliera di Perugia e l’adozione di soluzioni strutturali che consentano di superare il ricorso ai letti nei corridoi.
L’obiettivo, ribadisce il sindacato, è garantire il rispetto dei diritti dei pazienti, la sicurezza dell’assistenza e condizioni di lavoro sostenibili per gli operatori sanitari, evitando che una situazione nata come emergenza finisca per diventare una normalità organizzativa.
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