Iscriviti alla newsletter

Pasqua al Pronto Soccorso: la notte degli infermieri che non si fermano mai

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 13/04/2026

NurSind dal territorioPiemonte

Tra emergenze, ansie e attese: mentre il Paese festeggia, infermieri e operatori sanitari tengono aperto l’avamposto della sanità. Il NurSind richiama l’attenzione sulla pressione crescente sui Pronto Soccorso.

di Giuseppe Provinzano

"C’è una parte della sanità che non conosce festività, ponti o notti tranquille. È quella che resta accesa quando il resto del Paese rallenta. Nei Pronto Soccorso italiani si consuma ogni giorno – e soprattutto ogni notte – una realtà fatta di professionalità, fatica e responsabilità. A raccontarla sono gli infermieri, presenza costante nei momenti più delicati della vita dei cittadini. Ed è proprio da una notte di festa, trascorsa tra barelle e triage, che emerge con forza il valore di chi lavora in prima linea".


Asti, 13/04/2026. C’è una sanità che non dorme mai. È quella dei Pronto Soccorso, dove la notte di Pasqua non ha il sapore della festa ma quello della responsabilità. Mentre la maggior parte delle persone trascorre le ore tra tavole imbandite e momenti di svago, negli ospedali italiani medici, infermieri e operatori socio-sanitari garantiscono continuità assistenziale senza interruzioni.

Accade anche all’ospedale Ospedale Cardinal Massaia, dove durante le festività converge l’intera domanda sanitaria di un territorio che supera i duecentomila abitanti. Nelle ore serali e notturne, quando gli ambulatori dei medici di famiglia sono chiusi e la medicina territoriale fatica ancora a offrire risposte adeguate, il Pronto Soccorso diventa inevitabilmente il punto di riferimento per ogni tipo di problema di salute.

È una fotografia che racconta molto più di una semplice notte di lavoro. È il racconto di un sistema sanitario che continua a reggersi sulla dedizione di chi lavora in corsia.

La serata di Pasqua non fa eccezione. Già intorno alle 22 la sala d’attesa è piena. Alcuni pazienti sono arrivati da ore, altri continuano ad affluire. C’è chi accompagna un bambino febbricitante, chi arriva dopo una caduta domestica, chi proviene da una struttura assistenziale e chi ha esagerato con l’alcol durante i festeggiamenti. Il Pronto Soccorso diventa così il crocevia di storie diverse, tutte accomunate da un bisogno immediato di assistenza.

Tra i professionisti in servizio c’è l’infermiera Carmela Di Rende, impegnata al triage durante il turno notturno.

La sua testimonianza restituisce il ritmo serrato di quelle ore.

«Tra la sera di Pasqua e la mattina di Pasquetta non ci siamo fermati un secondo. Quando siamo arrivati in turno c’erano già numerosi pazienti in attesa e durante la notte l’afflusso è rimasto costante»

Il triage rappresenta il primo filtro clinico del Pronto Soccorso. È qui che gli infermieri valutano le condizioni dei pazienti e stabiliscono le priorità di intervento. Un lavoro che richiede competenze cliniche, capacità di valutazione rapida e una grande dose di equilibrio.

Durante la notte l’organico era composto da due medici, otto infermieri e quattro operatori socio-sanitari. Un’équipe chiamata a gestire un flusso continuo di accessi, alternando emergenze vere e proprie a situazioni meno gravi ma comunque bisognose di assistenza.

«In nove ore abbiamo effettuato decine e decine di valutazioni. Ogni paziente viene rivalutato più volte durante la permanenza in Pronto Soccorso per monitorare l’evoluzione clinica»

Fortunatamente la notte non ha registrato codici rossi, cioè le emergenze più critiche che richiedono interventi immediati e che spesso comportano il blocco temporaneo delle attività del reparto. Ma il ritmo non è stato meno intenso.

Il personale sanitario ha lavorato senza tregua, visitando mediamente quattro o cinque pazienti all’ora per ciascun medico e gestendo contemporaneamente le attività infermieristiche, dalle rivalutazioni cliniche alle terapie.

Quando arriva l’alba, il bilancio racconta una notte impegnativa ma gestita con efficienza: solo tre pazienti ancora in attesa.

Dietro i numeri, però, resta la dimensione umana del lavoro sanitario.

«Bisogna mantenere la lucidità e allo stesso tempo non perdere l’attenzione verso le persone. Un gesto di gratitudine di un paziente, anche solo uno sguardo riconoscente, ripaga di tutta la fatica»

È proprio su questo punto che interviene il NurSind, da tempo impegnato a denunciare la crescente pressione sui Pronto Soccorso italiani.

«Gli infermieri continuano a garantire assistenza anche nelle condizioni più difficili, spesso con organici limitati e con una domanda sanitaria sempre più elevata. È il momento di riconoscere concretamente il valore di questi professionisti e rafforzare davvero la sanità territoriale»

Secondo il NurSind, l’esperienza delle festività dimostra ancora una volta quanto il sistema emergenza-urgenza sia diventato il punto di riferimento per bisogni sanitari molto diversi tra loro, spesso legati alla carenza di servizi territoriali pienamente operativi.

«Il Pronto Soccorso non può essere la risposta universale a tutte le esigenze di salute. Senza un potenziamento reale della medicina territoriale e senza investimenti sul personale infermieristico, il rischio è quello di continuare a sovraccaricare chi lavora in prima linea»

Nel frattempo, mentre il dibattito sulla sanità prosegue, c’è chi continua a garantire assistenza anche nelle ore più silenziose della notte.

Sono gli infermieri dei Pronto Soccorso italiani.
Quelli che lavorano mentre gli altri festeggiano.
Quelli che non si fermano mai.