Senza aggiungere altro, riportiamo per intero la lettera inviata a Repubblica, scritta dall’infermiere del 118 che ha guidato telefonicamente le manovre rianimatorie del padre alla piccola Camilla, 8 anni, morta sulle piste da sci in uno schianto.

Nelle parole dell’infermiere tutto il dolore di chi si costruisce una corazza per non lasciare che le emozioni prendano il sopravvento, una corazza che a guardarla bene è piena di solchi e cicatrici che segnano irrimediabilmente chi svolge questa professione.

 

Sono l’infermiere che per interminabili istanti ha guidato il papà di quella povera piccola durante la rianimazione telefonica, fino all’arrivo dei primi soccorsi. Vorrei solo dire a quella povera famiglia che il loro dolore mi giunge come una pugnalata. Vorrei che tutto fosse andato diversamente, vorrei abbracciarli forte perché credo che le parole di quell’eroico papà, mentre eseguiva ogni manovra rianimatoria che gli veniva consigliata, non le dimenticherò mai. Le sue grida di dolore mentre invocava il nome della sua piccola, mentre gridava: «Ma è la mia bambina...».

Faccio questo lavoro da molti anni ormai e sono papà di un piccolo esserino da tre, e non vedevo l’ora di uscire dal lavoro per tornare a casa ed abbracciarlo. Lavoro sull’elicottero e nella gestione di esso e tutti i miei colleghi e amici coinvolti nella gestione di questo intervento sono tornati a casa con le lacrime agli occhi.

Rivestiamo noi stessi di dure corazze ma, come qualcuno mi ha fatto notare, sono solo piene di buchi e lasciano profonde cicatrici che solo chi combatte può avere il diritto di portare. Questa sarà una cicatrice davvero profonda.

 

Addio Camilla, non ti ho conosciuta ma avrei voluto farlo mentre ti vedevo sorridente e felice. Ciao papà, sei stato davvero un eroe, credo difficilmente avrai pace ma sappi che hai fatto tutto quello che potevi nel modo migliore, seguendomi attentamente. Eri i miei occhi e le mie mani e io, per quanto posso, sarò un po’ del tuo cuore e porterò per te un po’ di quell’enorme dolore. Non addossarti colpe, hai avuto la colpa di cercare la sua felicità in ogni atomo.

Ciao mamma, nonna, amici, conoscenti, e chiunque in qualche modo, come me, pensa che tutto questo non dovesse succedere. Non so se queste parole arriveranno a qualcuno, vorrei avere la forza e la possibilità di venire ad abbracciarvi ma ho solo paura di contribuire a crearvi ancora più dolore. Vi scrivo piangendo e senza neppure aver la forza di rileggere, non cerco protagonismo ma solo la possibilità che qualcuno vi porti queste parole. Addio Camilla, eri piccola, troppo piccola per lasciare questo mondo senza i tuoi sorrisi. Non sono un fervido credente ma una preghiera ogni sera te la sto dedicando e spero che, ovunque tu sia, sorrida e porti conforto ai tuoi genitori e ai tuoi nonni.

 

La storia

La tragedia si è consumata poco dopo le 14.30. La bambina era insieme con il papà e un amico di famiglia. Lei apriva la «cordata», il genitore la seguiva per essere sicuro di poter intervenire nel caso si fosse trovata in difficoltà. Insieme hanno affrontato la pista numero 27 del comprensorio sciistico della Via Lattea. Una discesa di media difficoltà chiamata «imbuto», perché a un tratto si restringe proprio come il collo di un imbuto.

All’improvviso la ragazzina, dopo una piccola cunetta, ha perso l’equilibrio e subito dopo il controllo degli sci. Non è riuscita a puntare le bacchette a terra e a fermarsi. È finita fuori pista, rotolando per cinquanta metri nella vallata. Poi si è schiantata contro una barriera frangivento di legno, un ostacolo protettivo lungo mediamente 6 metri e alto un metro e mezzo. Camilla avrebbe colpito lo spigolo.Inutili i soccorsi: i medici hanno provato a rianimarla sul posto e a nulla è servita la corsa in elicottero verso l’ospedale Regina Margherita.

 

Da Repubblica