La trama è sempre la stessa: paziente cade dalla barella e muore, nei guai sistematicamente finiscono gli infermieri e stavolta anche un oss.

La vicenda

La storia è quella di una signora di 89 anni già allettata da 6 anni, che all’alba del 10 gennaio di quest’anno, viene accompagnata dal figlio nel pronto soccorso di San Benedetto del Tronto, in seguito alla comparsa di forti dolori alla schiena.

Giunta in pronto soccorso, il figlio veniva fatto allontanare dal medico di turno e la signora veniva sottoposta ad un esame radiografico; in attesa dei risultati, restava in barella appoggiata in una stanza, qui priva di sorveglianza cadeva rovinosamente a terra.

Dopo una serie di esami di controllo post caduta, veniva ricoverata in geriatria e qui il 12 gennaio moriva per insufficienza cardio respiratoria acuta irreversibile in stato infettivo e dopo fratture post traumatiche delle vertebre cervicali ed emorragia subaracnoidea.

Secondo la perizia la signora moriva per cause naturali precipitate a causa della caduta.

Per la posizione dell’infermiera e dell’oss era stata chiesta l’archiviazione, mentre il Gip ha invitato la Procura ad incriminare le due operatrici sanitarie per il reato di omicidio colposo, l’infermiera per non aver saputo valutare lo stato di orientamento della paziente e l’oss per non posizionato la spondina alla lettiga.

 

Cosa dice la perizia

Una vicenda a tinte fosche, dove la posizione delle due operatrici sanitarie potrebbe essere alleggerita grazie anche alla perizia del medico legale che rileva come il rischio di caduta negli anziani sia molto alto, ma che il caso della signora non rientrava nell’alto rischio.

Secondo la scala di Conley, la paziente non era in stato di alterazione mentale e come tale non aveva necessità di sorveglianza continua.