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Rianimazione di Mestre al collasso: i sindacati portano l’ULSS 3 Serenissima dal Prefetto

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 12/01/2026

NurSind dal territorioVeneto

Stato di agitazione all’Ospedale dell’Angelo: senza nuove assunzioni l’area intensiva resta a rischio

Mestre, 12/01/2026. La linea è stata superata da tempo e oggi la vertenza entra in una fase decisiva. Il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, insieme a Nursing Up, porta ufficialmente davanti al Prefetto la situazione della Rianimazione dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, uno dei nodi più delicati della rete dell’emergenza veneta. La proclamazione dello stato di agitazione del personale infermieristico e OSS non è un atto simbolico, ma la risposta a una carenza cronica che compromette sicurezza, qualità assistenziale e tenuta dei professionisti.

Il reparto di Rianimazione generale dell’Angelo non è un’unità qualsiasi. È centro hub provinciale, riferimento per il politrauma e per i casi più complessi, eppure lavora da anni in condizioni che il NurSind definisce strutturalmente insostenibili. Sedici posti letto attivi, spesso accompagnati dall’apertura di un ulteriore posto emergenziale, vengono garantiti con un organico infermieristico che non risponde ai reali bisogni assistenziali di un’area critica di questo livello.

Il dato che emerge con maggiore forza dalla denuncia sindacale è quello dell’organico. A fronte di un fabbisogno minimo stimato in almeno cinquanta infermieri, i professionisti in servizio sono molti meno, aggravati ulteriormente da assenze fisiologiche e da un turnover che negli ultimi anni ha svuotato il reparto di competenze ed esperienza. Il risultato è una quotidianità fatta di turni sotto pressione, carichi assistenziali elevati e margini di sicurezza sempre più ridotti.

"Le criticità non sono nuove e affondano le loro radici già nel 2018", sottolinea con fermezza Sara Presutto, segretaria territoriale NurSind di Venezia.
"L’aumento dei posti letto avvenuto durante la pandemia non è mai stato accompagnato da un adeguato rafforzamento dell’organico. Dal 2019 ad oggi il turnover ha superato il 90%: sono rimasti pochissimi colleghi esperti e questo è un segnale evidente di un malessere profondo che non può più essere ignorato".

I sindacati evidenziano come la carenza non sia solo numerica, ma anche organizzativa. Sette infermieri per turno non sono sufficienti per garantire un’assistenza sicura in una rianimazione hub, soprattutto quando il personale deve far fronte alle uscite intraospedaliere per esami diagnostici e al supporto costante al trauma team del Pronto Soccorso.

Anche Stellina Piscitelli, referente provinciale di Nursing Up Venezia, richiama l’attenzione su un elemento centrale della sicurezza delle cure.
"In terapia intensiva il rapporto corretto dovrebbe essere di un infermiere ogni due pazienti. All’Angelo, invece, si arriva a situazioni in cui un solo infermiere gestisce fino a cinque pazienti critici, con evidenti rischi per tutti".

Per il NurSind e Nursind Up, la proclamazione dello stato di agitazione e il passaggio in Prefettura rappresentano un atto di responsabilità verso i cittadini prima ancora che verso i lavoratori. Chiedere tempi certi e garanzie sulle assunzioni non è una rivendicazione corporativa, ma una richiesta di tutela della sicurezza assistenziale, in un reparto che ogni giorno gestisce emergenze vitali.

La mobilitazione non si fermerà al tavolo istituzionale. I sindacati confermano iniziative di informazione e coinvolgimento del personale, perché la rianimazione dell’Angelo non può continuare a reggersi sull’abnegazione dei professionisti. La sanità pubblica non vive di sacrifici silenziosi, ma di scelte organizzative chiare e investimenti concreti.