Riforma infermieristica: nuove lauree specialistiche e addio all’infermiere pediatrico
Il sistema universitario italiano si prepara a una riforma significativa della formazione infermieristica. Con i decreti ministeriali n. 159 del 6 febbraio 2026 e n. 177 del 25 febbraio 2026, il Ministero dell’Università e della Ricerca ridisegna sia la laurea magistrale sia la laurea triennale, introducendo nuovi percorsi specialistici e modificando in modo sostanziale l’ordinamento didattico.
Una revisione che punta a rafforzare le competenze avanzate, allineare i percorsi alle esigenze del Servizio sanitario nazionale e ridefinire alcune figure professionali.
Laurea magistrale: nasce l’infermieristica specialistica
Il decreto n. 159 interviene sulla classe LM/SNT/1, sostituendo integralmente l’impianto definito nel 2009 con un nuovo allegato aggiornato .
La novità più rilevante è la distinzione tra due percorsi:
- Scienze infermieristiche e ostetriche (profilo generale)
- Scienze infermieristiche specialistiche (nuovo indirizzo)
La formazione magistrale non si limita più quindi alla dimensione gestionale e didattica, ma punta esplicitamente allo sviluppo di competenze avanzate cliniche, organizzative e di ricerca .
I nuovi profili specialistici
La riforma introduce tre aree di specializzazione per gli infermieri:
- cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità
- cure neonatali e pediatriche
- cure intensive ed emergenza
Si tratta di percorsi strutturati per rispondere ai bisogni emergenti del sistema sanitario, con un forte orientamento alla presa in carico territoriale, alla gestione della cronicità e alle situazioni ad alta complessità clinica.
Nel dettaglio, il nuovo ordinamento prevede che il laureato magistrale sviluppi competenze come:
- leadership clinica e organizzativa
- gestione di percorsi assistenziali complessi
- utilizzo di evidenze scientifiche e tecnologie digitali
- attività di formazione, ricerca e consulenza
L’obiettivo è formare professionisti capaci di operare non solo nei reparti ospedalieri, ma anche nei servizi territoriali, nella formazione universitaria e nella governance sanitaria.
Competenze e formazione: più ricerca, management e digitale
Il nuovo impianto didattico rafforza alcune aree chiave:
- management sanitario e organizzazione dei servizi
- ricerca scientifica ed epidemiologia
- competenze digitali e sanità tecnologica
- dimensione etica e relazionale dell’assistenza
Come emerge dai decreti (in particolare nelle sezioni sugli obiettivi formativi e le attività caratterizzanti), viene richiesto agli studenti un livello più alto di autonomia decisionale e capacità di integrazione multiprofessionale .
Resta centrale anche la componente pratica: sono previsti tirocini strutturati e attività laboratoriali avanzate, con almeno 30 CFU dedicati allo stage.
Laurea triennale: stop al profilo dell’infermiere pediatrico
Il decreto n. 177 interviene invece sulla classe di laurea triennale (L/SNT/1), introducendo una modifica destinata a far discutere: la rimozione del riferimento all’infermiere pediatrico dall’ordinamento didattico.
In concreto:
- viene eliminato il profilo professionale dell’infermiere pediatrico
- scompaiono le competenze e le attività specifiche descritte nei programmi
- vengono tolti gli insegnamenti obbligatori legati alle scienze infermieristiche pediatriche
- si modifica anche il sistema dei crediti formativi, che mantiene il parametro di 30 ore per CFU solo per infermieri e ostetriche
La scelta sembra coerente con l’introduzione delle nuove specializzazioni magistrali, che includono anche l’area neonatale e pediatrica, spostando quindi la formazione specialistica a un livello successivo.
Tempi di attuazione
Le università dovranno adeguare i propri regolamenti didattici in tempo per l’avvio dell’anno accademico 2026/2027.
È comunque garantita la continuità per gli studenti già iscritti, che potranno completare il percorso secondo il vecchio ordinamento oppure optare per il nuovo .
Una riforma strutturale
La revisione delle classi di laurea rappresenta un passaggio strategico per il sistema sanitario e universitario.
Da un lato, si rafforza il ruolo dell’infermiere come professionista ad alta qualificazione, con competenze anche manageriali e di ricerca. Dall’altro, si introduce una chiara articolazione tra formazione di base e specializzazione avanzata.
Resta ora da capire come gli atenei implementeranno concretamente i nuovi percorsi e quale sarà l’impatto sul mercato del lavoro sanitario nei prossimi anni.
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