Lesioni da pressione: davvero inevitabili o segnale di cattiva assistenza?
Quello delle piaghe da decubito è uno dei problemi più gravi dell’assistenza sanitaria. Lo denuncia con forza l’associazione Codici, impegnata con “La ferita ingiusta” in una campagna di assistenza rivolta ai pazienti e di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini affinché segnalino casi di irregolarità.
Al di la della terminologia per identificare il problema che i sanitari conoscono sotto il nome più corretto di “lesione da pressione”, l’associazione CODICI Centro per i Diritti del Cittadino, lancia un allarme e solleva una questione che i responsabili dell’assistenza non possono sottovalutare, perché “difendere il diritto alla salute – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – significa prima di tutto combattere la cattiva assistenza. È esattamente questo l’obiettivo della nostra iniziativa”.
Obbiettivi che gli infermieri condividono e non possono trascurare per cui il monito, per quanto severo e senza sconti, deve essere colto come sollecitazione a fare meglio e di più in termini di prevenzione, controllo e cura. D’altronde, secondo i dati AIUC (Associazione Italiana Ulcere Cutanee) e le analisi del settore, le ferite croniche, con le lesioni da pressione che rappresentano una fetta rilevante di questi costi, costituiscono un onere economico significativo per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), assorbendo circa il 4% della spesa sanitaria totale. Ragione per cui la stessa Aiuc e AISLeC (Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee) sottolineano come l'appropriatezza clinica e l'adozione di protocolli di prevenzione basati sulle evidenze (come l'uso di medicazioni multistrato e presidi appropriati) permettano una riduzione dei costi di gestione e un miglioramento della qualità di vita del paziente.
Considerata la fermezza delle posizioni espresse nel comunicato, sarebbe bene che Federazione e Ordini provinciali, prendessero contatti con i responsabili di CODICI per attivare una collaborazione.
“Negli ultimi anni – dichiara Giacomelli, nel comunicato stampa che accompagna l’iniziativa “La Ferita Ingiusta” –, abbiamo riscontrato un’attuazione parziale se non addirittura mancata dei protocolli assistenziali da parte delle strutture sanitarie. Eppure, le piaghe da decubito sono prevedibili e si possono evitare seguendo determinati protocolli. Pensiamo, ad esempio, alla valutazione del paziente al momento della presa in carico, all’adozione di strategie per i pazienti a rischio, con la stesura di un piano di posizionamento, cura e osservazione quotidiana della pelle, oltre ad una corretta idratazione e nutrizione, o ancora alla documentazione di tutte le valutazioni di rischio, all’osservazione continua e all’identificazione della lesione. Sono dei passaggi basilari, ma fondamentali per contrastare non un’ipotesi remota, ma una realtà che non può essere ignorata. Gestire un soggetto con una piaga da decubito oppure a rischio richiede velocità di intervento da parte degli operatori sanitari ed anche collaborazione tra gli stessi, perché vengono chiamate in causa diverse aree. Il caso non tocca solo l’infermiere e il medico, ma ci sono anche altre figure che entrano in gioco, come il fisioterapista e il dietista. Per questo come associazione ci battiamo molto sui protocolli, perché sono situazioni tanto complesse quanto delicate. Altro aspetto da tenere in considerazione è la reazione. Quando c’è una piaga da decubito, non bisogna rassegnarsi, ma reagire. Il paziente, infatti, rischia di andare incontro a complicazioni oppure potrebbero insorgere nuove lesioni. Quindi mentre si lavora alle cure, non bisogna tralasciare la prevenzione. Purtroppo, frequentemente mancano entrambe le fasi e quando si interviene è troppo tardi. Secondo alcune previsioni, un anziano su quattro soffrirà di piaghe da decubito. Meno autosufficiente è il malato e più è elevato il rischio di queste lesioni, più gravi sono le ulcere e più difficile è la guarigione. Per questo serve la massima attenzione”.
“Nelle RSA, negli ospedali e nelle strutture sociosanitarie calabresi le piaghe da decubito non sono fatalità, ma campanelli d’allarme – afferma Giuseppe Marino, Coordinatore di Codici Calabria. La campagna ‘La ferita ingiusta’ invita cittadini e famiglie a segnalare, perché il silenzio protegge solo le cattive pratiche”
“Le strutture sanitarie devono garantire standard elevati di assistenza, soprattutto per le persone più fragili e dipendenti – afferma Giuseppe Ambrosio, avvocato di Codici Campania –. Quando questo non avviene, è dovere di tutti denunciare le carenze per proteggere chi non può difendersi da solo. La nostra campagna nasce proprio per dare voce a chi ha subito le conseguenze di cure inadeguate. Invitiamo ogni cittadino a segnalarci episodi di malasanità: la tutela della salute è un diritto che va difeso con determinazione”.
“Combattere la malasanità significa anche creare una cultura della responsabilità e della trasparenza nelle cure – afferma Fausto Pucillo, Segretario di Codici Emilia-Romagna –. Vogliamo che ogni cittadino sappia riconoscere i segnali di un’assistenza inadeguata e abbia gli strumenti per reagire. Con ‘La ferita ingiusta’ forniamo un supporto legale concreto. Chi ha vissuto esperienze di cattiva assistenza sanitaria può contattarci per ricevere assistenza. La tutela dei diritti dei pazienti è una battaglia che possiamo vincere solo insieme”.
“La qualità dell’assistenza non dovrebbe mai essere messa in discussione – afferma Antonio Bottoni, componente della Segreteria di Codici Lazio –, eppure continuiamo a registrare casi di negligenza che colpiscono le persone più vulnerabili. Questa è una battaglia che riguarda tutti noi come cittadini e come società. Codici si impegna a fornire supporto diretto a chi ha vissuto esperienze di malasanità. Non bisogna rimanere in silenzio, ma segnalare per contribuire alla difesa dei diritti dei pazienti”.
“In una regione come la Lombardia, dove l’invecchiamento della popolazione è un dato strutturale, la gestione delle piaghe da decubito rappresenta una cartina di tornasole della qualità dell’assistenza sanitaria – afferma Davide Zanon, Segretario di Codici Lombardia –. I protocolli esistono, sono chiari e applicabili, ma troppo spesso vengono disattesi o applicati solo parzialmente. Questo accade negli ospedali come nelle RSA e nell’assistenza territoriale. Non possiamo accettare che la prevenzione venga sacrificata per mancanza di tempo o coordinamento. Quando una piaga compare, non bisogna rassegnarsi: occorre intervenire subito, curare e contemporaneamente prevenire nuove lesioni. È una responsabilità collettiva che riguarda operatori, strutture e governance regionale”.
“Sul territorio regionale riscontriamo spesso uno scollamento tra la teoria dei protocolli e la pratica quotidiana nei reparti – afferma Massimo Guido Conte, Segretario di Codici Marche –. Vogliamo che ogni cittadino sappia che la piaga da decubito non è un effetto collaterale inevitabile, ma il segnale di un sistema che ha smesso di guardare al malato nella sua interezza”.
“Troppo spesso assistiamo a situazioni in cui la dignità delle persone fragili viene calpestata da un’assistenza sanitaria carente – afferma Manfredi Zammataro, Segretario di Codici Sicilia –. Le piaghe da decubito che si sviluppano durante i ricoveri non sono inevitabili, ma il risultato di protocolli ignorati e scarsa professionalità. È fondamentale che i cittadini non restino in silenzio di fronte a queste ingiustizie. Segnalateci i vostri casi affinché possiamo costruire insieme un sistema sanitario più attento e rispettoso dei diritti fondamentali di ogni paziente”.
Il monito di Codici e la loro campagna può essere letto certamente come un atto di accusa ma può e deve al contempo rappresentare un tassello che si somma ai noti allarmi sul problema e che insieme rappresentano anche la via maestra da seguire per attenuare il problema, far emergere le buone pratiche e contribuire ad una sanità più giusta, e sostenibile.
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