Anatomia del clitoride: identificati nuovi rami nervosi e funzioni
Ci sono voluti quasi trent'anni. Tanto è passato da quando gli scienziati tracciarono per la prima volta una mappa dettagliata dell'innervazione del pene, prima che qualcuno si preoccupasse di fare la stessa cosa per il clitoride. È successo adesso, a marzo 2026, grazie a un team di ricercatori dell'Amsterdam University Medical Center guidato da Ju Young Lee, ricercatrice postdottorale del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia. I risultati, pubblicati sul server di preprint bioRxiv il 20 marzo, non sono ancora stati sottoposti a revisione tra pari, ma hanno già fatto il giro del mondo scientifico e non solo.
La tecnica e le scoperte
Per aggirare i limiti delle tecniche di imaging tradizionali, il team guidato da Ju Young Lee ha utilizzato raggi X ad alta energia provenienti da una sorgente di luce di sincrotrone per ottenere immagini tridimensionali nella scala micrometrica, partendo da due campioni di pelvi donate. Il risultato è una mappa senza precedenti: le scansioni mostrano una struttura molto più complessa di quanto ipotizzato fino ad ora, composta da cinque rami nervosi, il più largo misura 0,7 mm, che si diramano all'interno del glande clitorideo. Alcune di queste ramificazioni raggiungono il monte di Venere, il cappuccio clitorideo e le labbra, aree finora non considerate parte della rete nervosa del clitoride.
Ma la scoperta più dirompente riguarda un errore nei libri di anatomia. Finora si credeva che il nervo dorsale, il principale nervo sensitivo del clitoride, si assottigliasse e si "spegnesse" avvicinandosi al glande. Le nuove immagini mostrano invece che rimane attivo fino all'estremità. In altri termini: i testi di medicina erano sbagliati.
Lo stupore della ricercatrice
La stessa Ju Young Lee non ha nascosto la propria sorpresa di fronte al ritardo con cui questo studio è arrivato. La ricercatrice ha detto di essere stupita che ci sia voluto così tanto tempo perché un progetto del genere si realizzasse. Una meraviglia comprensibile, se si considera che il clitoride è l'unico organo del corpo umano la cui unica funzione conosciuta è procurare piacere.
Eppure è rimasto sistematicamente ai margini della ricerca anatomica. Non si tratta solo di inerzia scientifica: le ragioni sono anche culturali. La 38ª edizione del 1995 del Gray's Anatomy definiva il clitoride come una "versione ridotta del pene". Un manuale del 1486, il Malleus Maleficarum, lo descriveva come la "tetta del diavolo". Secoli di rimozione culturale che hanno lasciato tracce anche nella scienza.
La pioniera: Helen O'Connell
In questo scenario, emerge la figura di Helen O'Connell, urologa pioniera di Melbourne, che nel 1998 fu la prima a mappare il clitoride. Il suo lavoro mostrò che l’organo è molto più esteso di quanto si pensasse, con una parte interna che si sviluppa lungo la parete vaginale. Tuttavia, quella ricerca rimase isolata. Sono serviti altri ventotto anni per arrivare a una mappa nervosa tridimensionale.
Le ricadute: dalla chirurgia alle vittime di mutilazione genitale
Le implicazioni pratiche sono rilevanti. Le ricadute riguardano la chirurgia: dal tumore della vulva alle procedure di affermazione di genere, fino alla chirurgia estetica genitale e alla ricostruzione dopo mutilazione genitale femminile.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oltre 230 milioni di donne e ragazze ne sono coinvolte in 30 paesi. Conoscere la disposizione dei nervi significa operare con maggiore precisione, riducendo i danni alla sensibilità e migliorando la qualità della vita sessuale.
Una lacuna imbarazzante, finalmente colmata
Uno studio del 2018 pubblicato su Sexual Medicine aveva già evidenziato che l’esame fisico del clitoride è raro e poco insegnato nella formazione medica. Questa nuova mappa tridimensionale rappresenta quindi una vera riparazione scientifica.
Non tutti i rami nervosi sono visibili con le tecniche tradizionali: per questo questa visualizzazione è cruciale. Dopo trent’anni di ritardo, la scienza colma una lacuna imbarazzante.
La scienza, però, non è mai del tutto immune dai pregiudizi culturali. Ma almeno, adesso, la mappa esiste.
di