Violenza negli ospedali, arriva la vigilanza armata dopo le denunce NurSind
Aggressioni sempre più frequenti contro infermieri e operatori sanitari: dal 1° maggio vigilanza armata nei presìdi di Ivrea, Chivasso e Ciriè. Il NurSind rivendica il risultato ottenuto dopo mesi di denunce.
di Giuseppe Provinzano
Quando la violenza entra nei luoghi della cura significa che qualcosa nel sistema si è incrinato profondamente. Ospedali e pronto soccorso, nati per proteggere la vita e alleviare la sofferenza, negli ultimi anni sono diventati sempre più spesso scenari di tensioni, minacce e aggressioni. È in questo contesto che arriva una decisione destinata a far discutere: l’introduzione di guardie armate negli ospedali dell’Asl To4, nel territorio a nord di Torino. Una scelta che segna un cambio di passo nella gestione della sicurezza sanitaria e che nasce anche dalle pressioni e dalle denunce portate avanti dal NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche.
Torino, 09/04/2026. Negli ospedali del territorio a nord di Torino la sicurezza diventa una priorità non più rinviabile. Dal primo maggio prenderà infatti il via un nuovo sistema di vigilanza che prevede la presenza di guardie armate nei presìdi sanitari dell’Asl To4, una decisione maturata dopo mesi segnati da aggressioni e tensioni sempre più frequenti nei confronti del personale sanitario.
Il risultato viene rivendicato con forza dal NurSind, che da tempo denunciava un quadro ormai diventato insostenibile per infermieri, medici e operatori sociosanitari. La misura riguarderà inizialmente gli ospedali di Ivrea, Chivasso e Ciriè, mentre l’attivazione del servizio di vigilanza armata nel pronto soccorso di Cuorgnè è prevista nei prossimi mesi.
La decisione arriva al termine di una lunga stagione di segnalazioni e richieste sindacali, sostenute anche da episodi di cronaca che hanno riportato con forza il tema della sicurezza all’interno delle strutture sanitarie.
«La scia di episodi di violenza degli ultimi mesi ha finalmente portato a un risultato concreto» dichiarano i rappresentanti del NurSind, Giuseppe Summa e Antonio De Feo. «Dopo numerosi solleciti inviati alla Direzione generale, è arrivata la conferma dell’inserimento delle guardie armate nelle strutture più esposte al rischio».
Negli ultimi tempi la situazione negli ospedali dell’area torinese era diventata particolarmente delicata. Solo a Ciriè, nel giro di pochi giorni, si sono verificati due episodi gravi: un operatore sanitario aggredito e afferrato al collo nel pronto soccorso e, poco dopo, un altro episodio di danneggiamento nei locali della Radiologia. In entrambi i casi sono intervenute le forze dell’ordine, ma senza arresti.
Un contesto che riflette una realtà ormai diffusa in molte strutture sanitarie italiane, dove la combinazione tra carenza di personale, sovraffollamento dei servizi e crescente pressione sull’assistenza alimenta tensioni sempre più difficili da gestire.
«Garantire la sicurezza nei luoghi di cura è prima di tutto una battaglia di civiltà» sottolinea il NurSind.
«Abbiamo denunciato più volte un clima di crescente insicurezza che rendeva ormai insostenibili i turni di lavoro, soprattutto nei pronto soccorso. Non possiamo accettare che chi cura i cittadini debba lavorare temendo per la propria incolumità».
Il sindacato ribadisce tuttavia che la scelta delle guardie armate non deve essere interpretata come una trasformazione degli ospedali in luoghi militarizzati.
«Non siamo favorevoli alla militarizzazione delle strutture sanitarie», precisano ancora i rappresentanti del NurSind, «ma la presenza di personale di sicurezza qualificato è una richiesta che avanzavamo da tempo e che finalmente trova un riscontro concreto».
Secondo il sindacato, la misura rappresenta solo il primo passo di un percorso più ampio che dovrà necessariamente coinvolgere anche il territorio.
«L’attenzione alla sicurezza non può fermarsi agli ospedali», conclude il NurSind. «Anche le strutture territoriali vivono criticità analoghe e il personale sanitario che vi opera merita lo stesso livello di protezione».
La sfida ora sarà trasformare questo intervento emergenziale in una strategia strutturale capace di ricostruire fiducia tra cittadini e sistema sanitario, restituendo agli operatori quel senso di sicurezza indispensabile per svolgere il proprio lavoro.
Perché chi ogni giorno si prende cura della salute degli altri non dovrebbe mai temere per la propria.
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