12 maggio amaro per gli infermieri, il NurSind: ''in Toscana è fuga dalla sanità''
Carbocci (NurSind): “A Pisa tra ospedali e territorio mancano oltre 200 infermieri”
di Giuseppe Provinzano
"Dovevano essere gli anni del rilancio della sanità territoriale, delle Case di Comunità e dei nuovi modelli assistenziali. Ma senza infermieri, ogni inaugurazione rischia di trasformarsi in una vetrina vuota. In Toscana, il problema non è più soltanto organizzativo: è strutturale. Mancano professionisti, aumentano le dimissioni, cresce il numero di chi lascia l’Italia e si avvicina l’ondata dei pensionamenti.
Nella Giornata Internazionale dell’Infermiere, il NurSind Pisa accende i riflettori su una crisi che rischia di compromettere il futuro stesso dell’assistenza sanitaria pubblica. A lanciare l’allarme è Daniele Carbocci, componente della Direzione Nazionale NurSind e segretario territoriale di Pisa".
PISA, 10/05/2026. Il 12 maggio, giornata dedicata agli infermieri di tutto il mondo, diventa per il NurSind un momento di denuncia e riflessione sulla profonda crisi che sta attraversando la professione infermieristica in Toscana.
Secondo Daniele Carbocci, componente della Direzione Nazionale NurSind e segretario territoriale NurSind Pisa, il sistema sanitario regionale sta affrontando una delle fasi più delicate degli ultimi anni, tra carenza di personale, fuga di professionisti, pensionamenti imminenti e crescente difficoltà ad attrarre nuovi giovani verso il corso di laurea in Infermieristica.
“Vorremmo poter raccontare una professione in salute, capace di attrarre giovani e costruire futuro. Invece siamo costretti a registrare una crisi sempre più grave, che sta svuotando ospedali e territorio di professionalità fondamentali”, denuncia Carbocci.
Il sindacato evidenzia come siano sempre meno i giovani che scelgono il percorso universitario infermieristico e come molti decidano addirittura di abbandonarlo già nei primi mesi. A questo si aggiunge il fenomeno delle dimissioni volontarie e quello dell’emigrazione professionale verso l’estero, sempre più frequente tra chi cerca condizioni lavorative migliori.
Secondo le stime del NurSind, in Toscana sarebbero necessari almeno 5mila infermieri in più per garantire servizi adeguati e livelli minimi di assistenza. Solo nel corso del 2025, circa 800 infermieri hanno lasciato la professione nella regione, di cui quasi 90 nella sola provincia di Pisa.
“Senza un serio piano di investimenti e senza decisioni politiche coraggiose, quella infermieristica rischia di diventare davvero una professione in via d’estinzione”, avverte il segretario territoriale del NurSind Pisa.
A preoccupare ulteriormente il sindacato è anche l’imminente ondata di pensionamenti. Nei prossimi cinque o sei anni, infatti, centinaia di infermieri assunti negli anni Novanta lasceranno il servizio e il sistema sanitario rischia di non avere un adeguato ricambio generazionale.
Nell’area pisana dell’Azienda Toscana Nord Ovest, nonostante le continue inaugurazioni, le Case di Comunità previste dal PNRR faticano ancora a partire a pieno regime proprio a causa della carenza di personale infermieristico.
Secondo il NurSind, servirebbe l’assunzione di oltre 50 infermieri aggiuntivi soltanto per rafforzare il servizio territoriale e domiciliare. Gli infermieri di famiglia e di comunità, invece, vengono sempre più spesso sottratti alle attività ordinarie per coprire turni e carenze nelle nuove strutture territoriali, con un crescente ricorso allo straordinario.
Negli ospedali di Pontedera, Volterra e nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, il fabbisogno complessivo supera i 170 infermieri.
“Tra ospedali e servizi territoriali, nell’area pisana mancano complessivamente oltre 200 infermieri per garantire condizioni di lavoro sostenibili e servizi realmente efficienti”, sottolinea Carbocci.
La carenza di personale non riguarda soltanto gli infermieri. In molte unità operative, infatti, gli stessi professionisti sanitari sono costretti a sopperire anche alla mancanza di OSS, assumendosi attività e compiti ulteriori che aumentano il carico di lavoro quotidiano.
Particolarmente significativo, secondo il NurSind, è il dato relativo all’AOUP: su circa 600 OSS previsti in dotazione organica, soltanto 300 risultano impiegati direttamente nell’assistenza.
“In molte realtà gli infermieri sono ormai costretti a coprire anche le carenze degli OSS, con ripercussioni inevitabili sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta psicofisica del personale”, denuncia il dirigente sindacale.
Duro anche il giudizio sulle politiche regionali, considerate insufficienti e prive di interventi concreti per affrontare la crisi della professione infermieristica.
Secondo il NurSind, anche quando sarebbero disponibili risorse economiche dedicate agli infermieri, come nel caso delle indennità di pronto soccorso, queste continuano a non essere pienamente utilizzate.
“Mentre gli operatori affrontano turni massacranti e servizi sempre più in difficoltà, dalla politica regionale continuano ad arrivare annunci e inaugurazioni senza vere soluzioni sul personale”, attacca Carbocci.
Nel mirino del sindacato finisce anche l’assessore regionale Monni, accusato di non aver ancora adottato provvedimenti efficaci per risolvere le criticità legate agli organici e ai servizi territoriali.
Una situazione che, secondo il NurSind, si riflette inevitabilmente anche sull’aumento delle liste d’attesa, sia ospedaliere sia domiciliari, e sulle difficoltà nelle prese in carico assistenziali.
La Giornata Internazionale dell’Infermiere, dunque, diventa per il NurSind non un momento celebrativo, ma l’occasione per riportare al centro del dibattito pubblico una professione sempre più indispensabile e sempre meno sostenuta.
di