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Palermo, aggressione al Civico. NurSind: ''Pronto soccorso, situazione insostenibile''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 14/08/2026

NurSind dal territorioSicilia

Dopo la violenza ai danni di un infermiere, il sindacato denuncia spazi inadeguati, sovraffollamento e carenze di personale. Pirrone e Buglisi (NurSind): "Non possiamo aspettare che accada qualcosa di ancora più grave".


di Giuseppe Provinzano

"Un'altra aggressione, ancora una volta in un Pronto soccorso. Ma quanto accaduto all'ospedale Civico di Palermo, per il NurSind, non può essere archiviato come un episodio isolato. Dietro la violenza subita da un infermiere emerge un quadro fatto di ambienti congestionati, carichi assistenziali elevati, organici insufficienti e spazi che rendono più difficile prevenire e gestire le situazioni di pericolo. È su queste criticità strutturali e organizzative che il sindacato chiede adesso risposte concrete".


Aggressione al Pronto soccorso del Civico: infermiere nel mirino

PALERMO, 14/08/2026 - Nuovo episodio di violenza ai danni del personale sanitario dell'ospedale Civico di Palermo. Il 12 agosto un paziente, in evidente stato di forte agitazione e intenzionato a ottenere il ricovero, avrebbe dato in escandescenze all'interno del Pronto soccorso.

La situazione sarebbe rapidamente degenerata. L'uomo si sarebbe scagliato contro presidi e attrezzature presenti nei locali, danneggiando computer e stampanti e arrivando a divellere alcuni carrelli utilizzati dagli operatori. Nel corso dell'episodio un infermiere sarebbe rimasto vittima dell'aggressione.

Per il NurSind, quanto accaduto rappresenta l'ennesimo segnale di un problema che va ben oltre il singolo episodio. Al centro della denuncia sindacale ci sono le condizioni nelle quali gli operatori sono chiamati quotidianamente a lavorare e la capacità degli ambienti del Pronto soccorso di garantire adeguati livelli di sicurezza.

NurSind: "La pericolosità dell'area triage era stata segnalata"

Il sindacato sostiene di avere già richiamato più volte l'attenzione sulle criticità presenti nell'area triage. L'aggressione del 12 agosto, secondo il NurSind, rende ancora più urgente intervenire prima che possa verificarsi un episodio dalle conseguenze più gravi.

"Da tempo segnaliamo la pericolosità e l'inadeguatezza dell'area triage – dichiara Marco Pirrone, dirigente sindacale NurSind – e purtroppo si è verificato quello che temevamo: un episodio di aggressione ai danni di un collega. Non possiamo aspettare che accada qualcosa di ancora più grave prima di intervenire".

Parole che spostano il confronto dal singolo fatto di cronaca alla prevenzione. Per il sindacato, infatti, la sicurezza degli operatori non può dipendere esclusivamente dalla loro capacità di fronteggiare situazioni imprevedibili, ma deve essere sostenuta da ambienti adeguati, percorsi organizzativi chiari e condizioni di lavoro capaci di ridurre i fattori di rischio.

Triage e area “Navi” sotto pressione

Particolarmente delicata, secondo la ricostruzione sindacale, sarebbe la situazione nell'area triage e nella cosiddetta area “Navi”.

Qui gli infermieri sono chiamati a svolgere contemporaneamente diverse attività assistenziali: dalla gestione dei pazienti barellati ai prelievi, fino alla somministrazione delle terapie e all'assistenza delle persone presenti negli spazi del Pronto soccorso.

A rendere più complessa l'attività quotidiana sarebbe la concentrazione, negli stessi ambienti, di pazienti, barelle, attrezzature e familiari, con una presenza di accompagnatori che, secondo il sindacato, non sempre risulterebbe adeguatamente regolamentata.

Una configurazione che può trasformarsi in un ulteriore elemento di criticità quando un paziente manifesta improvvisamente comportamenti aggressivi.

"Questi ambienti non garantiscono condizioni di sicurezza adeguatesottolinea Giampiero Buglisi, segretario aziendale NurSind. Gli infermieri lavorano in spazi dove si concentrano pazienti, familiari, barelle, attrezzature e attività assistenziali differenti. È una situazione che rende estremamente difficile controllare ciò che accade e intervenire tempestivamente quando una persona manifesta comportamenti aggressivi".

Carenza di infermieri e OSS: il peso ricade sugli operatori

Il problema degli spazi si intreccia con quello degli organici. Il NurSind denuncia una carenza di personale infermieristico e di operatori sociosanitari, in un contesto nel quale la pressione assistenziale rimane particolarmente elevata.

Gli infermieri devono così sostenere carichi di lavoro importanti mentre, secondo quanto segnalato dal sindacato, in alcune circostanze sarebbe disponibile un solo operatore per il barellaggio e per accompagnare i pazienti verso gli accertamenti diagnostici, come Tac, radiografie ed ecografie.

Una situazione che inevitabilmente incide sull'organizzazione complessiva del servizio e sulla possibilità di governare contemporaneamente assistenza, movimentazione dei pazienti e situazioni potenzialmente critiche.

Per il NurSind, quindi, parlare di sicurezza significa affrontare contemporaneamente organici, organizzazione del lavoro, gestione dei flussi e caratteristiche strutturali degli ambienti.

"La sicurezza non può essere scaricata sugli operatori"

È questo il punto centrale della posizione sindacale. Un'aggressione non può essere affrontata soltanto aumentando la vigilanza individuale richiesta a infermieri e operatori sanitari.

La prevenzione della violenza nei luoghi di cura passa anche attraverso la capacità dell'organizzazione di creare condizioni che consentano di riconoscere tempestivamente una situazione di rischio, mantenere sotto controllo gli ambienti e intervenire senza mettere ulteriormente in pericolo professionisti e pazienti.

Quando, invece, sovraffollamento, insufficienza degli organici e inadeguatezza degli spazi si sommano, anche la gestione di un singolo episodio di agitazione può diventare estremamente complessa.

"Abbiamo segnalato più volte queste criticità – concludono Buglisi e Pirrone –. Non è accettabile che infermieri e operatori sanitari debbano lavorare quotidianamente in condizioni di sovraffollamento, con carichi di lavoro eccessivi, personale insufficiente e il rischio concreto di aggressioni".

"Servono interventi immediati sull'organizzazione, sugli organici e soprattutto sulla sicurezza degli spazi del Pronto soccorso. La situazione è ormai insostenibile e intollerabile".

La richiesta: intervenire prima della prossima aggressione

L'episodio del Civico riporta così al centro una questione che continua a interessare numerosi servizi di emergenza-urgenza: la tutela di chi lavora in prima linea non può cominciare dopo un'aggressione.

La richiesta del NurSind è che alle segnalazioni seguano interventi concreti, agendo contemporaneamente sulla configurazione degli spazi, sulla regolamentazione dei flussi, sugli organici e sull'organizzazione delle attività.

Perché quando condizioni strutturali e organizzative già segnalate diventano parte del rischio quotidiano, aspettare l'episodio successivo non può rappresentare una strategia di sicurezza.