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Stipendi, ferie e buoni pasto: il 22 luglio si decidono gli aumenti in busta paga del CCNL 2025/27

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 20/07/2026

Contratto Nazionale

 

Il rinnovo del Contratto collettivo nazionale del comparto Sanità 2025-2027 entra finalmente nella fase economica.

Il prossimo incontro tra ARAN e organizzazioni sindacali è fissato per mercoledì 22 luglio 2026, dalle 11 alle 13. Sarà l’ultimo tavolo prima della pausa estiva e dovrebbe segnare l’avvio del confronto sugli istituti con effetti diretti sulle buste paga dei lavoratori. 

Finora la trattativa si è concentrata soprattutto sulla parte normativa. Sono stati esaminati circa 64 articoli o pagine contrattuali relativi, tra gli altri temi, al sistema degli incarichi, ai permessi, alla formazione e alle relazioni sindacali.

Adesso, però, il negoziato deve affrontare il nodo più complesso: la distribuzione delle risorse economiche, la revisione delle indennità e l’adeguamento degli stipendi.

È quanto sottolineato da Andrea Bottega, segretario nazionale del NurSind, in un intervento affidato ai social dopo l’ultimo incontro.

«Sono passati due mesi e finora abbiamo discusso prevalentemente della parte normativa. Adesso dobbiamo finalmente entrare, come abbiamo chiesto fin dall’inizio, nella parte economica: la più difficile, ma anche la più importante, perché ha riflessi diretti sullo stipendio».

Due mesi di trattativa, ma la partita economica deve ancora cominciare

Il negoziato per il triennio 2025-2027 è stato aperto il 22 aprile 2026. Negli incontri precedenti le parti hanno affrontato numerosi capitoli del contratto, tra cui:

  • relazioni sindacali
  • permessi e assenze
  • formazione
  • incarichi professionali e organizzativi
  • disciplina del rapporto di lavoro
  • alcuni aspetti dell’orario
  • tutele e diritti del personale.

Il lavoro sulla parte normativa è indispensabile, ma per i dipendenti del Servizio sanitario nazionale il punto centrale resta il trattamento economico.

Da questa fase dipenderanno:

  • gli aumenti della paga tabellare;
  • la distribuzione delle risorse sulle indennità;
  • l’eventuale valorizzazione dei turni disagiati;
  • la disciplina economica delle ferie;
  • il diritto alla mensa o al buono pasto;
  • il finanziamento dei fondi aziendali;
  • gli arretrati contrattuali.

Secondo Bottega, il confronto sugli stipendi avrebbe dovuto iniziare prima, mantenendo distinto il lavoro sugli aspetti normativi da quello sulla distribuzione economica. Il ritardo rischia ora di allungare i tempi dell’intero rinnovo.

Prima richiesta: garantire la normale retribuzione durante le ferie

Tra i primi temi che il NurSind intende portare al tavolo figura la retribuzione spettante durante il periodo feriale.

Il principio richiamato è che il lavoratore, durante le ferie, debba ricevere una retribuzione ordinaria sostanzialmente equivalente a quella percepita nei periodi di servizio, senza subire una penalizzazione economica per avere esercitato il diritto al riposo.

Il problema riguarda soprattutto le componenti retributive collegate in modo stabile o ricorrente all’organizzazione del lavoro, come alcune indennità connesse ai turni e alle condizioni effettive di servizio.

Bottega richiama la necessità di adeguare il contratto nazionale ai principi elaborati dalla normativa e dalla giurisprudenza europea.

«Durante il periodo feriale è dovuta la normale retribuzione che spetta al lavoratore quando è in servizio. Le norme contrattuali devono essere adeguate al diritto europeo».

La questione è tutt’altro che marginale per infermieri e operatori sanitari, che spesso costruiscono una parte consistente del reddito mensile attraverso:

  • lavoro notturno
  • turni festivi
  • pronta disponibilità
  • particolari condizioni operative
  • indennità collegate alla turnazione.

Quando tali voci non vengono considerate nella retribuzione feriale, il lavoratore può percepire uno stipendio più basso proprio nel mese in cui utilizza le ferie.

Le ferie non devono diventare una perdita economica

Le ferie costituiscono un diritto finalizzato al recupero psicofisico del lavoratore.

La loro fruizione non dovrebbe quindi essere scoraggiata da una riduzione significativa della retribuzione.

Nel comparto sanitario il problema è particolarmente rilevante perché una parte del personale opera strutturalmente su turni e percepisce con continuità compensi legati alla particolare articolazione dell’orario.

La richiesta sindacale punta a chiarire quali componenti debbano essere incluse nella retribuzione ordinaria durante le ferie, evitando interpretazioni difformi tra aziende.

Anche altre organizzazioni sindacali hanno indicato tra le priorità del rinnovo il pagamento delle indennità durante il periodo feriale.

Mensa e buoni pasto anche per chi lavora di notte e nei festivi

Il secondo tema indicato da Bottega riguarda il diritto alla mensa del personale turnista.

Molti lavoratori sanitari svolgono turni pomeridiani, notturni e festivi durante i quali il servizio mensa è chiuso o materialmente inaccessibile.

In numerose aziende, inoltre, il riconoscimento del buono pasto è subordinato a regole restrittive che finiscono per escludere proprio chi garantisce la continuità assistenziale nelle fasce più disagiate. Il NurSind chiede che il nuovo contratto intervenga in modo chiaro sulla materia.

«Si dovrà affrontare il problema della mensa anche per il personale turnista che lavora di notte e nei giorni festivi».

La questione ha già generato un ampio contenzioso giudiziario. Diverse pronunce hanno collegato il diritto alla mensa o al buono sostitutivo ai turni superiori alle sei ore e all’impossibilità di usufruire concretamente della pausa. La rivendicazione sindacale è quindi quella di trasformare i principi consolidati dalla giurisprudenza in una disciplina contrattuale nazionale uniforme, evitando che il diritto dipenda dalla singola azienda o dalla necessità di promuovere un ricorso.

Il paradosso dei turnisti esclusi dal pasto

Il personale sanitario turnista garantisce servizi aperti 24 ore su 24, ma spesso non può accedere alle stesse tutele previste per chi lavora negli orari ordinari.

Il paradosso è evidente:

  • la mensa è disponibile prevalentemente nelle fasce diurne
  • il personale notturno e festivo non può utilizzarla
  • il buono sostitutivo non sempre viene riconosciuto
  • l’impossibilità di interrompere il servizio può impedire anche una pausa regolare.

Per il sindacato, proprio l’impossibilità di accedere alla mensa dovrebbe determinare il riconoscimento automatico del buono pasto, non la perdita del beneficio. La valorizzazione del lavoro notturno e l’estensione della mensa ai turnisti erano già state indicate dal NurSind tra le priorità all’avvio della trattativa.

Revisione delle indennità per notti, festivi e disagio

Un altro capitolo decisivo sarà il sistema indennitario. Le indennità dovrebbero compensare condizioni di lavoro particolarmente gravose, rischiose o disagiate. Nel comparto Sanità, però, molti importi sono considerati insufficienti rispetto al carico reale sostenuto dal personale.

Il nuovo contratto dovrà stabilire come distribuire le risorse disponibili tra:

  • indennità di specificità infermieristica
  • indennità di tutela del malato e promozione della salute
  • lavoro notturno
  • servizio festivo
  • pronta disponibilità
  • attività nei servizi di emergenza
  • condizioni di particolare disagio
  • incarichi e responsabilità professionali.

Per Bottega sarà necessario «mettere mano a qualche indennità», riconoscendo economicamente il lavoro prestato nelle condizioni più difficili. La questione riguarda direttamente l’attrattività della professione.

Un aumento concentrato soltanto sulla paga base produrrebbe un beneficio generalizzato, ma rischierebbe di non valorizzare adeguatamente chi opera stabilmente in Terapia intensiva, Pronto soccorso, emergenza territoriale, sale operatorie e servizi organizzati sulle 24 ore.

Al contrario, una distribuzione eccessivamente frammentata sulle indennità potrebbe ridurre l’effetto strutturale degli aumenti sulla pensione, sulla tredicesima e sugli altri istituti collegati allo stipendio tabellare. Il tavolo dovrà quindi trovare un equilibrio tra incremento stabile e riconoscimento selettivo del disagio.

L’ultimo passaggio sarà l’aumento della paga base

Al centro del rinnovo resta l’adeguamento dello stipendio tabellare. Bottega indica la paga base come uno dei capitoli conclusivi, ma determinanti, della trattativa economica.

«Infine si dovranno adeguare le paghe base e quindi lo stipendio base».

La paga tabellare ha un valore strategico perché rappresenta la componente più stabile della retribuzione e incide su diversi istituti economici e previdenziali. A differenza delle indennità collegate all’effettiva presenza o a specifiche condizioni di lavoro, l’aumento tabellare consolida il trattamento economico del lavoratore e produce effetti più ampi nel tempo.

Le risorse annunciate per il rinnovo dovranno essere tradotte nelle tabelle economiche relative alle diverse aree e ai profili professionali. All’apertura del negoziato, ARAN aveva indicato risorse complessive crescenti: circa 512 milioni di euro per il 2025, oltre 1 miliardo per il 2026 e circa 1,537 miliardi a regime. La disponibilità complessiva, tuttavia, non coincide interamente con gli aumenti netti in busta paga. Una parte delle somme può essere destinata a specifici istituti, fondi, indennità e oneri riflessi.

Differenziali economici e progressioni: un altro nodo del tavolo

Tra gli istituti economici da affrontare rientrano anche i differenziali economici di professionalità, cioè le progressioni stipendiali interne alle aree. Il sistema dovrebbe riconoscere esperienza, competenze e sviluppo professionale senza richiedere necessariamente il passaggio a una diversa area contrattuale.

La trattativa dovrà chiarire:

  • quantità delle risorse disponibili
  • criteri di attribuzione
  • periodicità delle procedure
  • peso dell’anzianità
  • valorizzazione delle competenze
  • accessibilità per chi è rimasto escluso dalle precedenti progressioni.

Alcune organizzazioni sindacali hanno chiesto una cadenza biennale dei differenziali e maggiori risorse per renderli realmente accessibili. Il rischio, in assenza di finanziamenti sufficienti, è che il sistema resti formalmente previsto ma utilizzabile soltanto da una quota limitata del personale.

La firma potrebbe slittare oltre l’estate

Il confronto del 22 luglio si svolgerà immediatamente prima della pausa estiva. Difficilmente un’unica riunione sarà sufficiente per definire tutti gli aspetti economici del contratto. Dopo l’incontro sarà necessario verificare:

  • le proposte economiche formulate dall’ARAN
  • la distribuzione delle risorse
  • le richieste delle organizzazioni sindacali
  • la compatibilità finanziaria
  • il testo delle nuove tabelle
  • le eventuali modifiche normative collegate.

Il segretario NurSind non nasconde la preoccupazione per i tempi. Secondo Bottega, il comparto Sanità ha accumulato un ritardo rispetto ad altri comparti che hanno già raggiunto o si avvicinano alla sottoscrizione delle rispettive ipotesi contrattuali.

Il sindacato ritiene probabile che la firma dell’ipotesi venga rinviata a dopo l’estate.

Aumenti in busta paga solo nei primi mesi del 2027?

Il rischio più concreto è che gli effetti economici arrivino molto dopo la conclusione formale della trattativa. Anche una volta sottoscritta l’ipotesi di CCNL, infatti, il contratto deve attraversare una serie di verifiche istituzionali e contabili prima della firma definitiva.

Il percorso comprende generalmente:

  • approvazione dell’ipotesi da parte delle organizzazioni sindacali
  • valutazione del Governo
  • certificazione della Corte dei conti
  • firma definitiva
  • pubblicazione
  • applicazione da parte delle aziende sanitarie
  • aggiornamento dei sistemi stipendiali.

Per questa ragione Bottega ipotizza che il nuovo contratto possa essere concretamente applicato e pagato soltanto nei primi mesi del 2027.

«Il ritardo rispetto ad altri comparti fa sì che il contratto della Sanità potrebbe vedere la luce ed essere pagato soltanto nei primi mesi del 2027».

L’eventuale slittamento non comporterebbe la perdita degli arretrati maturati, ma prolungherebbe l’attesa per gli aumenti strutturali.

Un contratto decisivo per l’attrattività del Servizio sanitario nazionale

La trattativa si svolge in una fase particolarmente critica per il Servizio sanitario nazionale. Ospedali e servizi territoriali devono fronteggiare:

  • carenza di infermieri e professionisti sanitari
  • pensionamenti
  • dimissioni volontarie
  • difficoltà nei concorsi
  • fuga verso il settore privato o lstero
  • aumento delle aggressioni;
  • crescente ricorso a straordinari e prestazioni aggiuntive.

Il rinnovo contrattuale non può risolvere da solo tutte queste criticità, ma può incidere sulla capacità del sistema pubblico di trattenere il personale. Per questo il confronto economico assume un significato più ampio della semplice definizione degli aumenti.

Le scelte su stipendi, indennità, ferie, mensa, incarichi e progressioni contribuiranno a determinare quanto il lavoro nel Servizio sanitario nazionale sarà considerato sostenibile e attrattivo nei prossimi anni.

Il 22 luglio il primo vero banco di prova

Il prossimo tavolo non porterà necessariamente alla definizione immediata degli aumenti, ma consentirà di comprendere la direzione del negoziato. Le organizzazioni sindacali attendono da ARAN una prima proposta concreta sulla parte economica.

Per il NurSind, le priorità sono chiare:

  1. garantire la corretta retribuzione durante le ferie
  2. estendere mensa e buoni pasto al personale turnista
  3. aumentare e rivedere le indennità
  4. adeguare la paga base
  5. valorizzare professionalità, responsabilità e disagio.

La riunione del 22 luglio rappresenta dunque il passaggio nel quale il confronto dovrà spostarsi dalle dichiarazioni generali ai numeri. Dopo due mesi dedicati soprattutto alle regole, per infermieri, tecnici, operatori sociosanitari, amministrativi e tutti gli altri dipendenti del comparto è arrivato il momento di sapere quale sarà il valore economico reale del rinnovo