Ieri sono stati arrestati 4 ginecologhi dell’ospedale Santo Stefano di Prato con l’accusa di peculato e truffa ai danni dello Stato.

L’ipotesi accusatoria è che abbiano durante l’orario di lavoro, effettuato delle visite, facendosi pagare in “nero”, servendosi degli ambulatori, delle apparecchiature e del materiale della Asl.

La segnalazione sembra sia scaturita da una ostetrica che si insospettì del fatto che una giovane paziente di origine cinese, lamentando un malore, affermava che un medico italiano con la mediazione di un’altra connazionale cinese, gli avessero fatto assumere pillole abortive, compresse ad uso esclusivo ospedaliero.

Oltre ai medici ginecologi sono state arrestate 3 persone di origine cinese, coinvolte nella “mediazione” delle prestazioni sanitarie abusive e risultano indagati altri due ginecologi, un'ostetrica, un chirurgo e un altro medico, tutti dipendenti della Asl toscana.

L’indagine relativa al periodo compreso tra ottobre 2017 e aprile di quest'anno si è avvalsa per la raccolta delle prove di telecamere, pedinamenti e intercettazioni ambientali.

Il sistema era semplice, delle 100-150 euro a visita raccolte in nero dai medici, una parte andava ai connazionali cinesi che facevano da intermediari e da interpreti, alle donne che volevano sottoporsi a visita specialista ginecologica senza passare dal cup e senza fare la fila.

Il Procuratore Giuseppe Nicolosi, si dice determinato a capire se dentro l’ospedale, qualcuno sapeva e non ha denunciato, perché nell’ambito della sanità pubblica, queste cose bruciano sulla pelle di tutti.

 

Fonte: notiziediprato.it