Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un Infermiere, uno dei tanti, rimasto “intrappolato” in luoghi lontani da quelli natii; uno di quegli infermieri che per sfuggire al precariato ha lasciato casa ed affetti ed è partito alla volta di un “posto a tempo indeterminato”.

Ancora una volta la storia di uno dei tanti, troppi infermieri “esiliati” che, si sentono beffati da una giurisprudenza che spesso si contraddice, dalle aziende che agiscono non sempre in linea con il dettame giuridico ed in ultimo dalla legge Madia che ha stabilizzato tutti, bloccando le graduatorie di mobilità.

 

 

Sono un infermiere e lavoro presso l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale “Spedali Civili di Brescia”.

Sono stato assunto con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato poiché vincitore di regolare concorso pubblico bandito da Pubblica Amministrazione per selezione “Infermieri”; tale contratto a tempo pieno e indeterminato è stato stipulato ormai più di dieci anni fa’.

Ho studiato in Sicilia; presso l’Università degli studi di Messina ho conseguito la Laurea in Infermieristica nei tempi stabiliti dei tre anni e raggiungendo il massimo dei voti (110/110 e lode).

Poi, la terra dove sono cresciuto, non mi ha dato il lavoro per la quale avevo studiato con grandi sacrifici; o meglio, mi ha offerto condizioni di lavoro basate sul precariato e sull’instabilità: contratti di pochi mesi che hanno offeso solo la mia dignità e fatto dubitare di appartenere ad un Paese civile, in nome del blocco delle assunzioni in sanità e del piano di rientro dal debito le cui conseguenze sono ricadute non solo sui lavoratori ma soprattutto sull’assistenza al paziente.

Ma se nel Sud Italia per anni questa situazione si è perdurata con avvisi a tempo determinato per sostituzioni ed incarichi come soluzione tampone alle gravi carenze di personale (condizione tipica meridionale), nel Nord Italia queste situazioni hanno rappresentato un’eccezione perché in carenza di personale le aziende sanitarie hanno sopperito pubblicando bandi di concorso e quindi assumendo gli infermieri necessari con apposite graduatorie.

Per chi come me voleva vedere ripagati tutti i sacrifici fatti per lo studio in maniera dignitosa e rispettabile e dimostrare il proprio valore in maniera soddisfacente, l’unica soluzione è stata quella di emigrare.

Inutile scrivere le difficoltà legate alla separazione dagli affetti e dalle persone care, dalla terra nativa e le difficoltà emotive ma anche economiche nell’affrontare una nuova vita in una città per me del tutto nuova nel Nord Italia. Ma è proprio qui che ho partecipato a pubblico concorso per infermiere, superando ogni prova concorsuale prevista e collocandomi in graduatoria in maniera utile da ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato con grande impegno e soddisfazione.

Nel frattempo sono continuati gli anni di blocco delle assunzioni in sanità nel Sud Italia; rari sono stati i bandi di mobilità per infermiere a cui si poteva partecipare e addirittura in Sicilia non se n’è visto alcuno fino alla fine dell’anno 2017. Nello stesso anno, il 22 giugno 2017, è entrato in vigore il decreto di riforma del lavoro pubblico (Dlgs n.75 del 25 maggio 2017 – Gazzetta Ufficiale n.130 del 07/06/2017), che nel quadro della più ampia delega in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (Legge n.124 del 2015) ha puntato l’obiettivo dichiarato di ridurre il precariato nella Pubblica Amministrazione (cosiddetto decreto Madia) e con la circolare n.3 del 23/11/2017 sono stati chiariti i requisiti per essere “stabilizzabili”.

Quale sorpresa constatare dalla suddetta circolare che le procedure finalizzate al superamento del precariato debbano avere una disciplina che presuppone un interesse prevalente rispetto alle mobilità previste dall’art. 30 del Dlgs 165/2001. Ciò significa che non sarà possibile per le aziende sanitarie bandire mobilità volontaria né comandi se non prima si procede all’estinzione delle procedure di stabilizzazione; ergo io, così come migliaia diinfermieri che siamo vincitori di concorso pubblico, a contratto a tempo indeterminato e che intendiamo riavvicinarci a casa attraverso la mobilità volontaria, vediamo stabilizzati colleghi che mai hanno partecipato, superato e vinto un concorso pubblico.

Ovviamente la legge è legge e non voglio fare nessun atto di accusa né verso i colleghi “stabilizzabili” che vivendo questa situazione di precariato anche per molti anni sono stati spesso “sfruttati” ed utilizzati per sopperire alle carenze del sistema, né verso le aziende sanitarie del meridione che dopo anni di stallo dovuto al piano di rientro e dove i LEA sono stati garantiti attraverso copertura di personale selezionato mediante avvisi temporanei e ad incarico, adesso stanno provvedendo a procedere con i bandi di mobilità. Ma la speranza che le procedure legate alla mobilità vengano espletate in tempi ristretti sono davvero esigue; perché, come già indicato dal Decreto Madia, si deve procedere dapprima all’estinzione del precariato con i bandi per la stabilizzazione e successivamente non è detto che chi come noi, intenzionati a riavvicinarci a casa con la procedura di mobilità dopo anni di servizio speso nel Nord Italia e soprattutto da sottolineare con un contratto già a tempo indeterminato perché vincitori di concorso, riesca ad ottenere un posto di lavoro nelle Aziende Sanitarie del Sud Italia poiché i posti previsti nel Piano del Fabbisogno Triennale (2017-2019) potrebbero essere già ricoperti e saturati dal personale precario che viene stabilizzato per via del Decreto Madia, con buona pace di chi è emigrato alla ricerca della stabilità lavorativa e deve attendere chissà quanti anni ancora per il ricongiungimento famigliare. Che beffa!!! E’ forse ora di dire BASTA a questi soprusi!

Mi rivolgo così al Ministero della Salute, per far presente la mia condizione che è la medesima di migliaia di altri giovani perché non possiamo più accettare che i diritti degli infermieri meridionali emigrati al Nord Italia vengano ancora calpestati; io, come già spiegato ampiamente sopra, da questo Decreto sento di aver subito un’enorme ingiustizia e di essere vittima, passatemi il termine, delle leggi assurde dello Stato Italiano.

 

Ebbene, è proprio così che si sentono gli infermieri emigrati al Nord Italia: vittime beffate dal decreto Madia, che ha accantonato le mobilità e anni di sacrifici di noi infermieri, i quali già abbiamo ottenuto la stabilità lavorativa (ma solo per nostro merito che siamo emigrati in cerca di concorsi che nella nostra terra tardavano ad arrivare) ma adesso anche noi chiediamo un’altra stabilizzazione, quella della vita famigliare, ovvero il ricongiungimento ai nostri affetti.

 

Chiediamo un intervento del Ministro, l’Onorevole Giulia Grillo e dei suoi collaboratori, di prendere in esame la condizione degli infermieri che desiderano, dopo anni di emigrazione, ritornare a lavorare nella propria terra.

 

Ho interpellato anche la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche che, elencandomi i compiti attribuitigli dallo Stato (tutela del decoro e del prestigio della professione, tutela del cittadino, rappresentanza della professione e potere disciplinare) ribadisce che la “mission” degli Ordini non ha nulla a che fare con dispositivi “contrattuali” e/o leggi dello Stato, verso le cui norme le agenzie “competenti” sono, verosimilmente, la politica, in primis, e il sindacato.

Sarebbe anche utile chiarire i concetti di rappresentanza e tutela intesi dalla FNOPI, perché non hanno speso alcuna parola sul Decreto in questione, così come alcune forze sindacali, ed è grazie alla loro indifferenza che si sono verificate queste situazioni riguardanti migliaia di infermieri che non accettano più il modo in cui vengono trattati e finalmente vogliono dimostrare di non sentirsi parte a questo sistema.