Il segretario provinciale Andrea Gregori: “per l’arrivo di un solo dirigente subiamo

una rivoluzione che ci riporterà indietro di oltre vent’anni con rischi per lavoratori ed utenza”

 

Vicenza, 20 ottobre 2018. “Le riforme richiedono i loro tempi e, soprattutto, occorre far bene i conti con le risorse a disposizione. Non è avvenuto così all’Ortopedia del San Bassiano, dove il nuovo direttore ha voluto chiudere frettolosamente, non curandosi di condividere la riorganizzazione “imposta” e, di fatto, riportando l’Area chirurgica al livello di oltre vent’anni fa”. Con queste parole il segretario provinciale del Nursind di Vicenza, Andrea Gregori, descrive la recente riorganizzazione in atto nell’Area chirurgica del San Bassiano a Bassano del Grappa. “Con il nuovo dirigente dell’Ortopedia, Francesco Grano, si è assistito ad una rivoluzione dell’organizzazione che ha riportato indietro di vent’anni la struttura ospedaliera e la gestione assistenziale”. Ed evidenzia: “Non si comprende quali siano stati gli elementi fondanti di una così importante, ma affrettata riorganizzazione, che sta mettendo a rischio la qualità dell’assistenza e la condizione lavorativa del personale, che oltre a dover sopperire ad una forte carenza, si ritrova con alcune figure professionali che hanno da smaltire oltre 100 giorni di ferie”. Una situazione inconcepibile e che, già nel breve termine, si rivelerà insostenibile, non solo per l’Ortopedia, ma per le strutture alla stessa collegate. “La riorganizzazione dell’Area chirurgica ha richiesto un grosso sforzo negli anni passati, per arrivare agli ottimi livelli a cui ci eravamo abituati. Oggi, per l’arrivo di un solo dirigente – sottolinea Gregori – assistiamo ad una rivoluzione che, per quanto possa essere spacciata per straordinaria, sta di fatto determinando conseguenze negative sull’Ortopedia e tutte le strutture specialistiche che ruotano attorno ad essa”. La situazione che stanno subendo personale in servizio nell’Ortopedia ed utenti è pesante. “Le decisioni affrettate, unilaterali e disposte senza la condivisione del personale – conclude Gregori – finiscono per pesare sui lavoratori e ripercuotersi sull’utenza. Tutto ciò in quanto è stata fatta una riorganizzazione senza fare i conti con le forze disponibili dell’organico”.