Il 2018 è stato un anno di diverse soddisfazioni ma anche di grande amarezza. Un’amarezza che nasce dal mancato riconoscimento contrattuale del valore degli infermieri italiani. Per vent’anni tanti ne sono passati dal 12 maggio 1998, anno di fondazione del Nursind abbiamo atteso il momento di sottoscrivere un contratto che desse valore alla categoria. Purtroppo la maggioranza confederale del tavolo ha scelto in modo opposto, punendo ancor più gli infermieri anche con l’atto simbolico di sottoscrivere la pre-intesa durante il loro sciopero.

Questo abbandono e cambio di rotta confederale è stato chiaramente percepito e capito dalla categoria. Infatti, cosa strana per un sindacato che si rifiuta di firmare un contratto, il 2018 ha visto il record annuale di iscrizioni con un saldo positivo di 5.000 deleghe di cui il 20% sono passaggi da altri sindacati. Anche le elezioni RSU, termometro del sentire dei lavoratori, ha visto il Nursind quale sindacato che in percentuale ha avuto la maggiore crescita nel comparto sanità.

Ma ciò che dà maggiormente il segnale dello iato tra il sindacalismo confederale e la base infermieristica è la voglia sempre più crescente tra gli infermieri di un’area separata di contrattazione. È questa un’altra conseguenza delle scelte della maggioranza confederale del tavolo: anziché tenere unito il comparto, gli infermieri, sentendosi traditi dai firmatari, chiedono a gran voce un contratto autonomo. Su questa strada, tra l’altro, si stanno indirizzando anche le figure di supporto che sono alla ricerca di una loro identità e proprio la politica confederale sta offrendo loro tutti i presupposti contrattuali.

Alla delusione del rinnovo del contratto nazionale ha fatto quindi pendant una serie di eventi positivi per il Nursind: il festeggiare i vent’anni della fondazione, l’espletamento del Congresso nazionale con un’ampia e sentita partecipazione, una crescita record di iscritti, una schiacciante vittoria RSU che ha determinato un incremento del 3% della rappresentatività nazionale nel pubblico impiego, una grande partecipazione allo sciopero del 23 febbraio 2018, la sottoscrizione della pre-intesa del contratto dei ricercatori degli IRCSS, l’apertura di diverse nuove segreterie territoriali che radicano il sindacato nel territorio e lo espandono.

È dunque chiara l’affermazione del sindacato Nursind quale unico sindacato autonomo in grado di dare voce alla dignità degli infermieri, distinguendosi per determinazione e coerenza.

Da questa coerenza vogliamo partire anche per il 2019 ribadendo, se ce ne fosse ancora la necessità, che Nursind non sottoscriverà il CCNL 21 maggio 2018 ma per questo non abdica di perseguire altre strade per dare compiutezza al percorso di autorappresentanza della categoria.

Per il 2019 ci aspettiamo che alcune nostre richieste trovino spazio nei disegni di legge sul pubblico impiego, ci aspettiamo che continui il percorso di consapevolezza che la categoria sta maturando, ci auguriamo una maggiore sinergia con l’ordine professionale, non ci aspettiamo un nuovo contratto perché le risorse messe a disposizione servono solo a coprire la proroga dell’elemento perequativo e per la vacanza contrattuale ma ci aspettiamo di poter discutere con calma la revisione degli inquadramenti e dei percorsi di carriera.

Quello che ci aspettiamo di più è che ciascun infermiere sia fabbro del proprio futuro e che assieme possiamo costruire una forza tale da poter far valere le nostre ragioni nei tavoli contrattuali. La strada sarà pure in salita ma prima o poi arriverà la discesa e allora potremmo raccogliere i frutti del nostro lavoro. Assieme.

Buon 2019.