Riscattabili i buchi contributivi fino a 5 anno non lavorati, è questa una delle novità della Pace Fiscale, uno degli ultimi provvedimenti emanati dal Governo

Pace Contributiva, si chiama così la misura adottata in via sperimentale per due anni, 2019 e 2020.

Vediamo di cosa si tratta e a chi è destinata.

 

Cos’è

E’ una forma di riscatto dei buchi contributivi, cioè dei periodi di non lavoro/contribuzione, successivi al 1°Gennaio 1996. Mira quindi ad agevolare i soggetti giovani, che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995 e che hanno carriere discontinue. Il lavoratore può decidere se e quanti anni riscattare per un limite massimo di 5 anni, anche se non continuativi.

 

A chi è destinata

Il diritto può essere esercitato dal lavoratore stesso o dai superstiti, parenti ed affini fino al 2° grado. E’ riservata ai lavoratori iscritti all’Inps, anche alla gestione separata appartenenti al regime contributivo, ovvero soggetti che non hanno versato alcun contributo fino al 31 dicembre 1995.

 

Quanto costa

Per il calcolo dell’onere si utilizzano gli stessi criteri previsti per il riscatto della laurea (art 2 comma 5 del dlgs 184/1997).

Il costo del riscatto è pari ai contributi calcolati sull’ultima retribuzione/reddito.

Due le agevolazioni

  • Detrazione fiscale al 50%
  • Pagamento dilazionato fino a 60 rate mensili.

 

Quando può servire il riscatto?

La misura, come detto, si presta a coprire «buchi» contributivi per quei lavoratori con carriere discontinue (co.co.co, lavoratori a termine, etc.). Per ipotesi, allora, potrebbe tornare utile a un lavoratore che, avanti con l'età, sia in possesso di 15 anni di contributi dal 1996: potrebbe fare domanda di riscatto per un periodo di cinque anni, così da raggiungere il minimo dei 20 anni di contributi che occorrono per la pensione, e il giorno dopo fare domanda di pensione.