26mila aspiranti infermieri hanno risposto al bando di concorso indetto dall’Ospedale Sant’Andrea di Roma.

258 posti messi a bando e solo 3 riservati alle mobilità, in una regione, il Lazio, dove mancano 3 mila infermieri per poter garantire un’assistenza che almeno si avvicini agli standard di sicurezza, ovvero 1 infermiere ogni 6 pazienti, visto che ad oggi la media Laziale, insieme a quella Campana, è tra le più alte del territorio italiano, 1 infermiere per 16 pazienti.

Assunzioni insufficienti, stabilizzazioni di personale già operante ed in sofferenza, e come di consuetudine, in una regione con un buco di organico immane, la solita beffa delle mobilità, solo 3 posti messi a bando.

L’ennesima delusione per i tanti infermieri, già vincitori di concorso, che lavorano fuori regione e che vorrebbero tornare a casa.

Per questo, alcuni infermieri del Mels, Movimento Esiliati Lazio Sanità, hanno promosso un ricorso, al fine di ampliare il numero dei posti di mobilità messi a bando.

 

Con Decreto del Commissario Ad acta n.  U00068 del 22/02/2019, la Regione Lazio ha ampliato i posti da 3 a ben 283.

 

Nello stesso si legge:

Considerato la necessità di sopperire alle esigenze di personale infermieristico non solo in ragione del mero dato numerico del personale cessato ma, e in special modo, per superare le criticità, le inefficienze, le carenze evidenziatesi nel corso degli ultimi anni a seguito del blocco del turn over e del corrispondente crescere dell’età media del personale a fronte dei profondi mutamenti che hanno interessato la professione infermieristica, a partire dal livello di competenze, conoscenze, attitudini richieste”.

“Considerato inoltre che il numero di personale con profilo di C.P.S. Infermiere cessato nel corso dell’anno 2018 è pari a circa 800 unità, e che anche per il 2019 si prevede un altrettanto rilevante numero di cessazioni anche a seguito dei recenti interventi normativi in materia pensionistica e che l’età media del personale del SSR è pari a circa 57 anni determinando ciò, non solo la previsione di un rilevante numero di cessazione di infermieri anche per il 2020 e 2021 ma anche delle limitazioni e/o prescrizioni per l’ordinario svolgimento dell’attività lavorativa, con contestuale carenza di personale non chiaramente manifestata”.

 

Si ritiene di provvedere ad un aumento dei posti previsti per le procedure di mobilità a n. 283.

 

La ricopensa alle dure lotte del Mels che apre la strada al riconoscimento di un diritto fino a qui negato, bistrattato e sottovalutato.

Che questa decisione del Lazio possa fare da apripista per tutti quegli infermieri che da anni provano a tornare nella propria terra natia.