Di Salvatore Lo Presti

 

 

I concorsi banditi per gli infermieri da tempo riempiono le cronache dei quotidiani, per l’abnorme numero di concorrenti che li affollano, per le routinarie sospensioni, per i numerosi ricorsi al Tar e per i veri e propri stermini di concorrenti.

 

Le migliaia di infermieri che varcano il cancello dei palasport per poter sostenere le prove che li separano dall’agognato posto fisso, vengono volta per volta decimati, dimezzati, sterminati.

 

Non da ultimo il caso “Catanzaro” dove, dopo annullamenti e ricorsi per anomalie nella prova del test preselettivo, tutti i concorrenti vengono ammessi alla prima prova, e qui un’ecatombe, su 2500 candidati solo 205 accedono alla prova finale, con grande stupore tra i partecipanti, che già nei giorni immediatamente successivi alle prove avevano “lamentato” un tasso di difficoltà eccessivo e soprattutto una “inadeguatezza” delle prove con ciò che attiene al Profilo dell’Infermiere.

Tutto questo avvicendarsi di accadimenti tutti uguali, non può essere solo una casualità, non può essere solo sfortuna.

C’è qualcosa che non funziona nell’ingranaggio e, a mio sentire i problemi sono due:

la formazione e la strutturazione dei concorsi.

 

La formazione

Manca una standardizzazione dei programmi di studio su tutto il territorio italiano.

Da Nord a Sud, passando per il centro, gli insegnamenti risentono di una disparità evidente da Ateneo ad Ateneo.

La stessa formazione impari, che genera professionisti diversamente preparati, è di per sé una formazione statica, che impedisce la crescita professionale.

Insegnamenti vecchi, mai al passo con i tempi, dettati da vecchi insegnanti, sempre gli stessi, spesso scollati dalla realtà.

Una formazione, che sembra rimanere tale per impedire una vera e propria evoluzione della categoria, affinché resti sempre asservita e subalterna.

 

I concorsi

I concorsi andrebbero riformati. Innanzitutto, dovrebbero andare di pari passo con la formazione e non andare oltre quello che è l’insegnamento impartito.

Poi è proprio il Concorso così come è strutturato che va cambiato radicalmente.

Prove pre-selettive fanno un’ecatombe di professionisti preparati e che magari non si ritrovano nello schema rigido del quiz. Il Quiz va bene per la tv commerciale, non per ottenere un posto di lavoro.

Una vera riforma dovrebbe poter permettere che del candidato siano valutati conoscenza, competenza, capacità, la professionalità acquisita, il tipo di percorso in termini di impegno intellettuale, di ricerca.

 

Da questo punto di vista una buona notizia viene dal “Disegno di legge recante deleghe al governo per il miglioramento della pubblica Amministrazione” del Ministro Giulia Bongiorno, dove all’articolo 2 in materia di accesso al pubblico impiego si legge:

prevedere, nel rispetto della disciplina di cui agli articoli 35 e 35-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, prove differenziate, di tipo teorico e pratico, in relazione alle professionalità da reclutare e orientate a selezionare i candidati migliori sulla base delle competenze possedute.

 

Mi chiedo a cosa possa servire bandire concorsi, che dal punto di vista economico sono un onere non indifferente, che poi puntualmente vengono annullati, che finiscono nelle aule dei tribunali o che vedono pochi vincitori?

 Qual è il rapporto costo-beneficio di questo modus-operandi?

 

articolo correlato

Catanzaro come Caporetto: al concorso per Infermieri passano circa 205 su quasi 2500 candidati, più o meno l'8 per cento. Scarica l’elenco