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Area Vasta 4. Infermieri al posto dei medici di famiglia. NurSind Fermo si oppone alla proposta

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La Redazione
Pubblicato il: 21/09/2022

MarcheNurSind dal territorio

“La carenza infermieristica è nettamente superiore a quella dei colleghi medici a tutti i livelli. Senza una soluzione alla carenza di organico si rischia di rimanere impantanati nella mediocrità assistenziale».  Ad affermarlo Gianluca De Paolis, segretario territoriale NurSind Fermo, che continua - I medici scarseggiano ma ancor più gli infermieri. E chiedere il loro supporto nel gap dei camici bianchi è come chiedere aiuto a chi sta ancor peggio”.

Le dichiarazioni di De Paolis arrivano all’indomani della proposta del Dottor Paolo Misericordia, segretario provinciale Fimmg- Federazione italiana medici di medicina generale -  e della collega Noemi Raffaelli,  al Direttore di Area vasta 4, Roberto Grinta, chiedendo che il medico di famiglia operi in telemedicina e l’infermiere o l’Oss siano presenti sul territorio, supplendo alla figura del medico mancante.

Evidenzia De Paolis: «In relazione alla proposta di Misericordia e Raffaelli, riteniamo giustissimo il grido di aiuto lanciato dal dottor Misericordia, effettivamente c’è una grave mancanza di medici sia negli ospedali pubblici che sul territorio, per di più in questi anni si sta verificando un nuovo fenomeno, l’esodo di professionisti sanitari dalle strutture pubbliche verso il privato, con un conseguente impoverimento delle forze, incidendo gravemente sulla qualità dei servizi pubblici. Basta guardare in casa nostra, ad esempio nel pronto soccorso di Fermo, non si riesce a trovare medici a sufficienza, tanto è vero che si utilizzano medici di cooperativa a 90 euro l’ora più la quota che va alle stesse cooperative, inoltre ad ottobre il pronto soccorso di Fermo rimarrà per l’ennesima volta senza primario, forse siamo carenti in qualcosa che in altri luoghi è più facile trovare?».

«Tuttavia nel quadro manca solo un tassello, ma non da poco conto: la carenza infermieristica che è nettamente superiore a quella dei colleghi medici a tutti i livelli, è un pò come chiedere aiuto a chi sta peggio.
Da noi, nel 2023 in Area Vasta 4, è previsto un saldo negativo di 49 unità tra Infermieri e Oss rispetto al 2022», aggiunge il segretario NurSind.

«Detto questo crediamo che se i numeri rimarranno questi sarà, non difficile, ma impossibile sovraccaricare ancor di più il delicatissimo lavoro che ogni infermiere svolge tutti i giorni su questo territorio, semmai si dovrà vedere di ricalibrare i servizi in base alle risorse di cui disponiamo, naturalmente per salvaguardare la qualità delle prestazioni offerte ai cittadini,s enza una soluzione alla carenza di organico si rischia di rimanere impantanati nella mediocrità assistenziale».

Per De Paolis già il Covid ha peggiorato la situazione infermieristica, a tal punto che «il 56% di questi professionisti infermieri soffre di ansia e il 41% di burnout e depressione, grazie a turni sempre più pesanti e salto dei riposi oramai cronicizzati».

Il NurSind, però, non si limita a delineare un quadro a dir poco critico sul numero degli infermieri ma lancia, a sua volta, delle soluzioni per superare il problema: Conclude De Paolis: «Oltre all’assunzione di nuovo personale in maniera consistente, una soluzione a breve termine potrebbe essere quella già indicata dalla presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi), Barbara Mangiacavalli, è il superamento del vincolo di esclusività che oggi lega l’infermiere nel rapporto di lavoro con il servizio sanitario pubblico e la possibilità di esercizio libero professionale a supporto delle strutture sociosanitarie territoriali. Questa misura può contribuire a liberare risorse umane disponibili da subito.