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Tre nuove lauree magistrali cliniche per infermieri: al via la riforma delle competenze

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 20/01/2026

FormazioneProfessione e lavoro

 

La sanità italiana si prepara a un passaggio atteso da anni. Stanno per nascere tre nuove figure di infermiere specializzato, pensate per rafforzare l’assistenza sul territorio, migliorare la gestione dei pazienti più critici e colmare vuoti storici nelle cure pediatriche e neonatali.

Le nuove specializzazioni riguardano l’infermiere di famiglia e comunità esperto nelle cure primarie, l’infermiere specialista nelle cure intensive e nell’emergenza e l’infermiere esperto nelle cure neonatali e pediatriche. Professionisti destinati a diventare centrali nel nuovo assetto della sanità, soprattutto nelle Case e Ospedali di comunità finanziati dal Pnrr, ma anche nei pronto soccorso, nelle terapie intensive, nei blocchi operatori e nei servizi territoriali.

A formarli saranno tre nuove lauree magistrali di area clinica, che affiancheranno l’attuale laurea magistrale in Scienze infermieristiche, oggi orientata soprattutto a ruoli gestionali e apicali. Il passo formale è arrivato il 31 dicembre, quando il Ministero dell’Università e della Ricerca ha trasmesso al Parlamento lo schema di decreto che modifica il DM 8 gennaio 2009 sulle classi delle lauree magistrali delle professioni sanitarie. Un atto che apre ufficialmente la strada a percorsi biennali specialistici riservati agli infermieri con laurea triennale.

I nuovi corsi potrebbero partire già dal prossimo anno accademico, anche se l’ipotesi più realistica guarda al 2027/2028. In ogni caso, il segnale è chiaro: si punta a un cambio di passo strutturale per una professione che in Italia attraversa una grave crisi di attrattività. Mancano all’appello almeno 60mila infermieri e, per la prima volta, quest’anno i candidati alla laurea triennale in Infermieristica sono stati meno dei posti disponibili.

Tra le novità più rilevanti c’è anche l’ampliamento delle competenze professionali. I nuovi percorsi di studio aprono infatti alla possibilità, per gli infermieri con laurea magistrale clinica, di effettuare prescrizioni infermieristiche. Non si parla di farmaci, ma di presidi, ausili e tecnologie assistenziali: dispositivi per l’incontinenza, materiali per le medicazioni, presidi per le stomie come sacche e cateteri.

Un tema delicato, discusso da tempo e che in passato ha incontrato la resistenza di parte del mondo medico. Per diventare operativo servirà una norma chiara, che potrebbe trovare spazio nella delega di riforma delle professioni sanitarie appena arrivata in Parlamento.

L’obiettivo dichiarato è rendere di nuovo attrattiva la professione infermieristica, offrendo prospettive cliniche, maggiori responsabilità e percorsi di carriera più definiti. Un obiettivo ribadito più volte anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha indicato proprio nella valorizzazione delle competenze una delle leve principali per convincere i giovani a scegliere l’Infermieristica.

Se il percorso andrà a regime, la sanità italiana potrebbe finalmente contare su infermieri più specializzati, più autonomi e più vicini ai bisogni reali dei pazienti. Una riforma che guarda al futuro del Servizio sanitario, ma che nasce da una necessità ormai non più rinviabile.