Maternità e area critica: rientro al lavoro, burnout e rischio di abbandono tra le infermiere
Il ritorno al lavoro dopo la maternità rappresenta una fase delicata e complessa per tutti i professionisti sanitari, ma per le infermiere che operano nelle aree critiche questa transizione assume connotati particolari. Un recente studio pubblicato sulla rivista "Igiene e Sanità Pubblica" ha esplorato in profondità questa esperienza attraverso le voci dirette di dodici infermiere madri italiane, rivelando un quadro fatto di tensioni, resilienza e bisogni ancora largamente inascoltati dal sistema organizzativo sanitario.
Il contesto: quando cura e genitorialità si incontrano
Le aree critiche - terapie intensive, pronto soccorso, rianimazione - sono contesti caratterizzati da ritmi di lavoro intensi, elevate responsabilità cliniche e carichi emotivi significativi. Quando a questi elementi si aggiunge l'esperienza della maternità, le professioniste si trovano ad affrontare conflitti identitari e organizzativi che raramente trovano spazio di elaborazione e supporto.
La letteratura internazionale ha già evidenziato come le difficoltà nel conciliare vita lavorativa e familiare possano generare stress, senso di colpa, burnout e persino l'abbandono della professione. Tuttavia, nel contesto italiano, pochi studi hanno indagato in profondità questo fenomeno.
Lo studio: dare voce alle esperienze vissute
La ricerca, condotta da un team guidato da Anna Arnone (Infermiera presso A.O.U. Federico II, Napoli) e collaboratori presso strutture ospedaliere napoletane, ha coinvolto 12 infermiere madri con almeno un anno di lavoro post-partum e con esperienza in area critica, attraverso interviste tra maggio e luglio 2023. L'età mediana delle partecipanti era di 32,75 anni.
I risultati: quattro temi chiave emergono dalle voci delle infermiere
1. Il conflitto lavoro-famiglia: una tensione costante
Tutte le partecipanti hanno riportato di vivere una tensione costante tra le esigenze del lavoro in area critica e quelle familiari. La percezione ricorrente è quella di una doppia insufficienza, come testimonia una delle infermiere intervistate:
"quando sono in reparto, penso che dovrei essere a casa con mio figlio; quando sono a casa, penso a cosa sta succedendo ai miei pazienti."
Il senso di colpa è stato associato a turni ravvicinati e all'impossibilità di pianificare il tempo con i figli. Alcune hanno utilizzato l'espressione "ritmi frenetici" per descrivere questo periodo, sperimentando il ritorno al lavoro come un momento ambivalente, tra senso del dovere e rinuncia personale.
2. Supporto informale vs supporto organizzativo: una dicotomia significativa
Mentre il supporto dei colleghi è stato percepito come empatico e fondamentale, le strutture sanitarie sono apparse rigide e poco disponibili a personalizzare i turni o ad ascoltare le esigenze familiari. Le intervistate hanno indicato come principale fonte di supporto i propri colleghi, descritti come una "rete di salvataggio" nei momenti più complessi:
"le mie colleghe mi coprivano i turni quando avevo problemi con l'asilo; senza di loro non ce l'avrei fatta."
Al contrario, le politiche organizzative sono state percepite come rigide e insensibili:
"per l'azienda, la maternità è un ostacolo, non una fase naturale della vita. Ti fanno sentire un peso."
3. Ridefinizione dell'identità professionale: tra arricchimento e alienazione
Molte madri hanno descritto un cambiamento positivo nella percezione del loro ruolo dopo la maternità, con un approccio più empatico e centrato sulla persona:
"diventare madre mi ha insegnato a vedere i pazienti come i figli di qualcuno e questo ha cambiato il mio modo di prendermi cura."
Tuttavia, questa nuova consapevolezza si è scontrata con la sensazione di essere meno considerate professionalmente:
"dopo il rientro mi hanno allontanata dai casi più complessi, come se non fossi più capace."
Alcune intervistate hanno riferito una rinnovata sensibilità nell'assistenza ai pazienti, specialmente quelli pediatrici o fragili, mentre altre hanno descritto un senso di alienazione e di distacco emotivo come forma di autodifesa.
4. Strategie di adattamento: soluzioni individuali in assenza di supporto strutturato
Per far fronte alle difficoltà, le partecipanti hanno messo in atto diverse strategie: richiesta di turni più prevedibili, riduzione temporanea dell'orario, affidamento a reti di supporto familiare o supporto psicologico:
"ho chiesto di concentrare i turni in pochi giorni, così almeno ho tempo più continuo con mio figlio."
"Ho iniziato un percorso con una psicologa perché non riuscivo più a separare le emozioni del lavoro da quelle di casa."
Tra le strategie emerse: auto-organizzazione familiare, rinuncia a opportunità di carriera, affidamento ai nonni ed elevati livelli di stress emotivo. Un dato significativo: nessuna delle partecipanti ha ricevuto un programma strutturato di reinserimento.
Il significato: oltre i dati, una questione di sistema
I risultati confermano l'assenza di una visione sistemica nella gestione della maternità nelle aree critiche. La maternità continua ad essere vissuta come un'anomalia, un "problema gestionale", piuttosto che una condizione naturale degna di protezione. Questo perpetua il divario di genere, limitando l'accesso paritario alle carriere e alimentando il burnout.
I dati emersi sono coerenti con quanto riportato dalla letteratura internazionale: il conflitto lavoro-famiglia può generare un circolo vizioso di stress e senso di colpa, con ripercussioni negative sia sulla salute mentale che sulla soddisfazione lavorativa. La pressione dei turni lunghi, del carico di lavoro elevato e delle responsabilità cliniche amplifica il rischio di burnout.
Un elemento ricorrente nelle testimonianze è stata la percezione di scarsa flessibilità organizzativa: se il supporto emotivo e pratico proveniva principalmente dai colleghi e dalle reti familiari, le misure istituzionali sono state percepite come insufficienti o inadeguate. Questo riflette un gap sistemico già evidenziato in studi internazionali, che mostrano come molte organizzazioni sanitarie non integrino la genitorialità come variabile strutturale nella pianificazione del personale.
Interessante è la ridefinizione dell'identità professionale riportata da alcune partecipanti: la maternità, pur introducendo complessità nella gestione del lavoro, ha contribuito ad arricchire le competenze relazionali, empatiche e di priorità clinica. Questa trasformazione, se riconosciuta e valorizzata dall'organizzazione, potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo per la qualità dell'assistenza.
Le implicazioni per la pratica infermieristica
Dal punto di vista delle strategie di adattamento, le partecipanti hanno individuato soluzioni personali come cambi temporanei di reparto, richiesta di turni modulati o supporto psicologico. Tuttavia, in assenza di welfare organizzativo strutturato, queste iniziative rimangono frammentate e dipendenti dalla buona volontà di singoli responsabili o colleghi.
Il quadro complessivo evidenzia quindi la necessità di passare da un approccio reattivo - in cui le problematiche legate alla maternità vengono affrontate solo su richiesta o in situazioni di crisi - a un modello proattivo, che preveda misure sistemiche di conciliazione e valorizzazione della genitorialità.
La maternità non dovrebbe essere considerata una variabile disturbante nel contesto lavorativo dell'area critica, ma piuttosto una risorsa umana e professionale da integrare nella pianificazione strategica delle risorse sanitarie. La mancanza di supporto istituzionale rafforza la percezione che la maternità sia un "problema organizzativo" anziché una fase naturale della vita lavorativa.
Raccomandazioni: verso un sistema sanitario più inclusivo
Per promuovere un sistema sanitario equo e sostenibile, è urgente ripensare le politiche organizzative in modo inclusivo. Gli autori dello studio raccomandano:
• Sviluppo di piani individualizzati per il rientro post-maternità, con percorsi graduali di reinserimento;
• Programmi di mentoring tra pari e gruppi di ascolto dedicati alle infermiere madri;
• Flessibilità nella gestione dei turni, con possibilità di turni modulati e prevedibili;
• Riconoscimento della genitorialità come valore aggiunto e non come limite professionale;
• Supporto psicologico dedicato per facilitare la conciliazione tra carriera e vita familiare;
• Politiche di welfare organizzativo sistemiche, capaci di trasformare la maternità da ostacolo percepito a risorsa per la crescita della cultura del caring.
Conclusioni: la maternità come risorsa professionale
Lo studio evidenzia come la maternità, vissuta nel contesto professionale dell'area critica, rappresenti al contempo un'opportunità di crescita personale e un momento di vulnerabilità professionale. Le infermiere madri in area critica affrontano una continua tensione tra esperienze di vulnerabilità e resilienza.
La letteratura internazionale conferma che la conciliazione tra maternità e professione infermieristica ha ripercussioni dirette sul benessere, sulla retention e sulla qualità dell'assistenza. L'assenza di strategie adeguate può portare a burnout, abbandono del posto di lavoro e riduzione della motivazione.
La maternità non è un limite, ma un'esperienza che può arricchire la pratica infermieristica, se adeguatamente valorizzata. Per costruire un ambiente di lavoro inclusivo e sostenibile per le infermiere madri, è necessario ripensare le politiche organizzative, introducendo maggiore flessibilità temporale, facilitando percorsi di reintegrazione e mentoring al rientro, e riconoscendo la genitorialità come dimensione integrata dell'identità professionale.
Solo un approccio sistemico, orientato al benessere e alla valorizzazione del capitale umano, potrà contrastare fenomeni di burnout, abbandono e disuguaglianza. Le organizzazioni sanitarie devono superare un approccio reattivo e sviluppare politiche proattive, riconoscendo il ruolo della maternità come risorsa capace di arricchire la pratica infermieristica.
Gli studi futuri dovrebbero approfondire il tema con approcci quantitativi, longitudinali e comparativi, per costruire evidenze ancora più solide su cui fondare politiche organizzative inclusive e sostenibili.
Lo studio in sintesi
Titolo: Maternity and Critical Care: A Qualitative Survey of the Experience of Nurse Mothers
Anna Arnone - Infermiera presso A.O.U. Federico II, Napoli
Francesco Riccardo - Infermiere presso ASL Na 2, Napoli
Giovanni Gioiello - Ricercatore presso l'Università di Enna "Kore", Enna
Alessandro Marino - Infermiere presso AORN Cardarelli, Napoli
Luisa Zeppetella - Infermiera presso AORN Cardarelli, Napoli
Pubblicazione: Igiene e Sanità Pubblica 2025; 98(5)
Metodologia: Studio qualitativo con approccio fenomenologico interpretativo
Campione: 12 infermiere madri con almeno un anno di lavoro post-partum in area critica
Periodo: Interviste condotte tra maggio e luglio 2023
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