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Manovra 2026. Pensioni: stop a Quota 103, opzione donna e requisiti in salita dal 2027

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 19/01/2026

AttualitàGoverno

 

La Legge di Bilancio per il 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2025, conferma in larga parte quanto già previsto nella bozza: un graduale innalzamento dei requisiti per andare in pensione, la fine di alcune misure di anticipo e pochi correttivi mirati alle fasce più fragili.

Il 2026 sarà un anno di transizione. I veri cambiamenti scatteranno dal 2027.

Requisiti invariati nel 2026, aumenti dal 2027

Per tutto il 2026 restano validi i requisiti già in vigore nel 2025. La pensione di vecchiaia continua a richiedere 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Per la pensione anticipata servono invece 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Dal 1° gennaio 2027 partirà l’adeguamento legato alla speranza di vita. I requisiti aumenteranno di un mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. L’incremento non riguarderà i lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose.

In concreto, la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Anche la pensione anticipata ordinaria subirà un rialzo: nel 2027 serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, che diventeranno rispettivamente 43 anni e 1 mese e 42 anni e 10 mesi dal 2028.

Resta la finestra mobile di tre mesi tra il raggiungimento dei requisiti e l’effettiva decorrenza dell’assegno.

Forze armate e pubblico impiego

Per il personale delle forze armate e di polizia – militari, carabinieri, guardia di finanza, polizia e vigili del fuoco – è previsto un ulteriore irrigidimento. Oltre all’aumento generale, i requisiti cresceranno di un mese nel 2028, di un altro nel 2029 e di un ulteriore mese dal 2030.

Una novità riguarda invece i dipendenti pubblici. Dal 2027 il pagamento del trattamento di fine rapporto sarà anticipato di tre mesi: il termine massimo per l’erogazione scende da 12 a 9 mesi.

Contributivi puri: più età e addio al cumulo

L’adeguamento interesserà anche i cosiddetti contributivi puri, cioè chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995. Per la pensione di vecchiaia contributiva serviranno 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi dal 2028, con almeno 5 anni di contributi.

Per la pensione anticipata contributiva, l’età salirà a 64 anni e 1 mese nel 2027 e a 64 anni e 3 mesi nel 2028, con almeno 20 anni di contributi. Resta però il vincolo sull’importo: la pensione deve essere pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, soglia ridotta per le donne con figli.

Salta invece una possibilità introdotta solo sulla carta lo scorso anno. È stata abrogata la norma che consentiva di sommare la rendita della previdenza complementare per raggiungere l’importo minimo e uscire a 64 anni. Una misura mai entrata davvero in funzione per mancanza del decreto attuativo.

Pensioni minime: aumento da 20 euro al mese

Dal 2026 arriva un piccolo intervento a favore dei pensionati più in difficoltà. Le maggiorazioni sociali per gli over 70 con redditi bassi e per le persone con disabilità aumenteranno di circa 20 euro al mese. Nel 2025 l’incremento era stato limitato a 8 euro.

Sale anche il limite di reddito oltre il quale il beneficio non spetta più: da 104 a 260 euro annui.

Stop a Quota 103 e Opzione Donna

La Legge di Bilancio segna la fine di Quota 103 e Opzione Donna. Le due misure non vengono rinnovate e restano accessibili solo a chi ha maturato i requisiti entro le scadenze già fissate: il 31 dicembre 2025 per Quota 103 e la fine del 2024 per Opzione Donna.

APE sociale prorogata fino al 2026

Confermata invece la proroga dell’APE sociale fino al 31 dicembre 2026. Restano validi i requisiti introdotti nel 2025: 63 anni e 5 mesi di età per disoccupati, caregiver, invalidi gravi e addetti a lavori usuranti.

Servono almeno 30 anni di contributi, che salgono a 36 per i lavori gravosi, con riduzioni previste per le donne in base al numero di figli.

Bonus Giorgetti confermato

Via libera anche alla proroga del cosiddetto Bonus Giorgetti per tutto il 2026. I lavoratori, pubblici e privati, che scelgono di restare al lavoro dopo aver maturato i requisiti per la pensione anticipata potranno continuare a ricevere in busta paga la quota di contributi a loro carico, pari al 9,19 per cento.

Una somma netta, non tassata, che però non aumenta l’importo futuro della pensione, mentre la contribuzione del datore di lavoro continuerà a essere versata all’INPS.

In sintesi, la riforma non cambia rotta: più gradualità nell’uscita dal lavoro, meno scorciatoie e interventi mirati solo sui redditi più bassi. Una linea di continuità che guarda più alla sostenibilità dei conti che alla flessibilità del sistema.