Iscriviti alla newsletter

Pronto soccorso sotto assedio: boom di accessi inappropriati e sistema in affanno

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 10/01/2026

NurSind dal territorioPiemonte

Il NurSind denuncia un’emergenza annunciata che grava su infermieri e urgenze reali

Asti, 10/01/2026. Un flusso continuo, incessante, che non conosce tregua nemmeno nei giorni di festa. Tra Natale e l’Epifania, il Pronto soccorso del Cardinal Massaia di Asti è diventato l’unico punto di riferimento per migliaia di cittadini, molti dei quali con problemi che nulla hanno a che vedere con l’urgenza. Un quadro che il NurSind definisce senza esitazioni “ampiamente prevedibile” e che riporta al centro del dibattito il tema della tenuta del sistema sanitario, del ruolo degli infermieri e del fallimento della medicina territoriale.

Durante il periodo compreso tra il 23 dicembre e il 6 gennaio, un paziente ogni otto minuti ha varcato le porte del reparto di emergenza. I numeri parlano chiaro: 2.694 accessi complessivi, con una media di 180 pazienti al giorno e quasi due casi su tre classificati come codici bianchi o verdi, quindi privi di reale urgenza. Influenze, mal di gola, febbre e disturbi minori hanno finito per intasare un servizio che dovrebbe essere riservato alle situazioni tempo-dipendenti, sottraendo risorse, attenzione e tempo alle vere emergenze.

Una situazione che, secondo il NurSind, non può più essere archiviata come episodica o stagionale. I dati degli ultimi anni mostrano una tendenza costante e preoccupante: oltre la metà degli accessi al Pronto soccorso riguarda urgenze minori, percentuale che supera abbondantemente il 75% se si includono anche i codici a bassa priorità. Numeri che esplodono durante le festività, quando l’assenza dei medici di famiglia e le difficoltà di accesso alla continuità assistenziale spingono i cittadini verso l’unico presidio sempre aperto.

"Una situazione di caos ampiamente prevedibile: sarebbe bastato guardare il calendario e organizzarsi per tempo", denuncia Carmela Di Rende, infermiera del Pronto soccorso e rappresentante sindacale unitaria del NurSind.

"Nei giorni festivi la medicina territoriale non intercetta i pazienti e tutto il carico ricade su di noi", aggiunge, sottolineando come spesso sia impossibile persino contattare la guardia medica.

Il risultato è un reparto sotto pressione costante, con barelle insufficienti, pazienti dirottati verso altri ospedali e personale infermieristico costretto a lavorare in condizioni sempre più critiche. Le vere urgenze, oggi, rappresentano poco più del 20% dell’attività, mentre il resto del tempo viene assorbito da prestazioni che potrebbero e dovrebbero trovare risposta altrove.

Una lettura condivisa anche dai vertici ordinistici, che mettono in guardia sui rischi sistemici di questa deriva. Se il Pronto soccorso è occupato da codici non urgenti, quando arriva una reale urgenza il sistema rischia di non essere pronto. Ma per il NurSind il punto non è individuare colpe, bensì pretendere soluzioni strutturali: rafforzare la sanità territoriale, garantire servizi accessibili durante i festivi e tutelare il lavoro degli infermieri, oggi lasciati a reggere l’urto di un’organizzazione che non funziona.

Il sovraccarico non riguarda solo i Pronto soccorso. Anche il 118 è sotto pressione, chiamato a supplire alle stesse carenze e a rispondere a richieste che spesso non hanno carattere di urgenza. Un circolo vizioso che rischia di trasformare l’eccezione in normalità, con conseguenze pesanti sulla qualità delle cure e sulla sicurezza di pazienti e operatori.