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New York, 15mila infermieri in sciopero: una lezione che l’Italia non vuole vedere

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 14/01/2026

Global Nurse

Potrebbe diventare uno degli scontri sindacali più grave lo sciopero degli infermieri in corso a New York

Lo sciopero degli infermieri a New York, iniziato il 12 gennaio 2026, coinvolge circa 15.000-16.000 professionisti della NYSNA (Associazione degli infermieri dello Stato di New York) in 12 ospedali privati, segnando il più grande nella storia della città, reso ancora più grave perché in piena stagione influenzale. Gli ospedali hanno reclutato oltre 5.000 sostituti tramite agenzie di viaggio (travel nurses) da stati vicini e esteri.

Rivendicazioni

Le rivendicazioni puntano a migliori condizioni contrattuali:

  • rapporti paziente-infermiere ridotti (es. da 1:7 a 1:4) per sicurezza e qualità cure;

  • aumenti salariali del 20-40%, coperture sanitarie complete e pensioni migliorate;

  • protocolli anti-violenza, limiti all'AI per evitare sostituzioni umane e garanzie su formazione.

Si tratta di rivendicazioni che derivano dalle contrattazioni contrattuali post-2023, successive ad un’altra grande mobilitazione cui non sarebbero seguiti apprezzabili cambiamenti di passo.

Conseguenze dello Sciopero

Nonostante le direzioni degli ospedali stiano diffondendo comunicati per definire la situazione sotto controllo e rassicurare sulla piena operatività delle strutture, le conseguenze includono ritardi assistenziali e costi elevati per gli ospedali.

Pazienti: ritardi in emergenze, con reparti sovraccarichi e rischi durante picchi influenzali.

Ospedali: costi milionari per sostituti e perdite operative; stato di emergenza dichiarato.

Sindacato: visibilità nazionale su tematica molto sensibile ma tensioni con le direzioni che li accusano di pretese insostenibili.

Reclutamento Sostituti

Tra le conseguenze a più alto costo vi sarebbero quelle legate al reclutamento di 5.000 infermieri tramite agenzie specializzate come Aya Healthcare e Cross Country, che offrirebbero stipendi elevati (fino a 10.000$/settimana) a professionisti provenienti da California, Texas e Canada. Agevolazioni quali addestramento rapido sul posto e spese di viaggio, avrebbero accelerato il processo.

Ripercussioni politiche

La protesta sta accentuando tensioni tra sindacati, amministrazioni ospedaliere e governo statale-federale. La governatrice Kathy Hochul ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria per far fronte ai picchi influenzali, autorizzando misure d'eccezione come l'uso estensivo di sostituti appunto, chiedendo alle parti di negoziare un accordo che "riconosca il lavoro essenziale che gli infermieri svolgono".

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha espresso solidarietà implicita ai manifestanti, condividendo una delle ragioni politiche emerse dall’associazione degli infermieri che critica i compensi milionari della dirigenza ospedaliera a fronte dei contratti di lavoratori che salvano vite ogni giorno. “Questi dirigenti non hanno difficoltà a arrivare a fine mese", ha detto Mamdani elogiando il lavoro degli infermieri e la loro causa per la “dignità, rispetto e la giusta retribuzione e trattamento che meritano. Non dovrebbero accontentarsi di meno" ha proseguito criticando i tagli federali alla sanità voluti dall'amministrazione Trump.

Una lezione per gli infermieri italiani

Considerata la sostanziale uguaglianza dei problemi, dalla Grande Mela arriva una lezione di dignità e unione che dovrebbe far riflettere gli infermieri italiani, almeno i pochi rimasti; questi dovrebbero interrogarsi sul valore dell’unità della categoria e della sua rappresentanza autonoma e prendere coscienza della forza dei numeri che anche in Italia fa di quella infermieristica, la categoria più numerosa di tutto il Servizio Sanitario Nazionale.

Cosa potrebbe accadere se il livello della protesta passasse dalle cucinette di reparto alla strada in queste proporzioni?

 

Andrea Tirotto

 

ph credit secretnyc.co