Longevità, scoperta chiave: sei micro-RNA predicono la sopravvivenza
La scoperta
Un gruppo di ricercatori della Duke University ha pubblicato sulla rivista Aging Cell uno studio che potrebbe cambiare il modo in cui valutiamo la longevità umana. I protagonisti sono i piRNA, molecole di RNA minuscole, lunghe appena 24-31 nucleotidi, la cui concentrazione nel sangue si è rivelata capace di prevedere la sopravvivenza a breve termine negli anziani con una precisione sorprendente.
La ricerca
Lo studio, coordinato dalla professoressa Virginia Byers Kraus dei dipartimenti di Medicina, Patologia e Chirurgia Ortopedica della Duke University School of Medicine, ha analizzato campioni di sangue di oltre 1.200 adulti di età pari o superiore ai 71 anni. I ricercatori hanno esaminato 828 piccoli RNA non codificanti e 187 parametri clinici, utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning per individuare quali molecole fossero più strettamente legate alla sopravvivenza. Il risultato è stato netto: un modello basato su appena sei piRNA era in grado di predire la sopravvivenza a due anni con un'accuratezza dell'86%, un dato confermato su un secondo gruppo indipendente di soggetti anziani.
La sorpresa dei risultati
La scoperta più inattesa riguarda però la direzione del segnale: i partecipanti che vivevano più a lungo presentavano livelli più bassi di piRNA specifici, rispecchiando un modello già osservato in organismi semplici, in cui la riduzione di queste molecole può prolungare la durata della vita. In altre parole, averne di meno sembra essere un buon segno.
Il ruolo dei piRNA
I piRNA sono da tempo studiati per il loro ruolo nelle cellule riproduttive, dove proteggono il genoma silenziando i trasposoni, quelle sequenze di DNA “parassitarie” che si spostano nel genoma e possono causare instabilità genetica. La loro presenza nel sangue e il loro possibile ruolo nei tessuti somatici erano invece rimasti in gran parte misteriosi. Questo studio li porta per la prima volta al centro della scena nella biologia dell'invecchiamento umano.
Le dichiarazioni dei ricercatori
“La combinazione di pochi piRNA è stata il predittore più forte della sopravvivenza a due anni negli anziani, più forte dell'età, delle abitudini di vita o di qualsiasi altra misura di salute che abbiamo esaminato”, ha dichiarato la professoressa Kraus. “Ciò che ci ha sorpreso di più è stato che questo potente segnale provenisse da un semplice esame del sangue.”
Quanto alle implicazioni cliniche, la ricercatrice è cauta ma ottimista: “sappiamo molto poco sui piRNA nel sangue, ma quello che stiamo osservando è che livelli più bassi di alcuni specifici sono migliori. Quando queste molecole sono presenti in quantità maggiori, potrebbero segnalare che qualcosa nell'organismo non funziona correttamente. Capire perché potrebbe aprire nuove possibilità per terapie che promuovono un invecchiamento sano.”
Per descrivere il ruolo di queste molecole nell'organismo, Kraus ha usato un'immagine efficace: “questi piccoli RNA sono come dei micromanager nel corpo, che aiutano a controllare molti processi legati alla salute e all'invecchiamento. Siamo solo agli inizi della comprensione di quanto siano potenti.”
Lo sviluppo della ricerca
I prossimi passi del gruppo di ricerca puntano a capire se sia possibile modificare i livelli di piRNA attraverso interventi terapeutici, cambiamenti nello stile di vita o farmaci, incluse le nuove terapie basate sugli agonisti del GLP-1, come quelli già usati contro obesità e diabete. I ricercatori vogliono anche confrontare i livelli di piRNA nel sangue con quelli rilevabili direttamente nei tessuti, per chiarire come queste molecole esercitino la loro azione a livello sistemico.
L'orizzonte che si apre è quello di un esame del sangue di routine capace di segnalare, con largo anticipo, chi è a rischio di declino a breve termine, uno strumento non per predire il destino, ma per intervenire prima, quando ancora c'è tempo per farlo.
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