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Colonscopia, perché spesso la preparazione non funziona. I fattori che fanno fallire l’esame

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 28/01/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

Una buona preparazione intestinale è il presupposto indispensabile per una colonscopia efficace. Senza una pulizia adeguata del colon, anche l’esame più accurato rischia di perdere lesioni importanti, rallentare la procedura e costringere il paziente a ripeterla. Eppure, nonostante linee guida consolidate e protocolli sempre più standardizzati, la preparazione intestinale continua a rappresentare uno dei principali talloni d’Achille della pratica clinica.

A fare il punto è una nuova meta-analisi internazionale che ha passato in rassegna 27 studi, per un totale di oltre 30.700 pazienti, con l’obiettivo di chiarire quali siano i fattori che più influenzano la qualità della preparazione intestinale prima della colonscopia. I risultati, pubblicati alla fine del 2024, offrono indicazioni concrete per migliorare l’efficacia dell’esame e ridurre sprechi, disagi e costi sanitari.

Un problema ancora diffuso

La colonscopia è uno strumento centrale nello screening, nella diagnosi e nel trattamento del tumore del colon-retto. Tuttavia, secondo le stime più recenti, solo circa il 75 per cento dei pazienti arriva all’esame con una preparazione intestinale giudicata soddisfacente. Una percentuale lontana dal 90 per cento indicato come obiettivo minimo dalle raccomandazioni internazionali.

Una preparazione inadeguata non è un dettaglio tecnico. Riduce la capacità di individuare polipi e lesioni precancerose, allunga i tempi dell’esame, abbassa la probabilità di esplorare l’intero colon e aumenta il rischio di complicanze. In molti casi, significa dover ripetere la colonscopia a breve distanza, con un aggravio di costi per il sistema sanitario e di stress per il paziente.

Lo studio: cosa è stato analizzato

I ricercatori hanno condotto una revisione sistematica e una meta-analisi secondo gli standard PRISMA, includendo studi osservazionali (trasversali, di coorte e caso-controllo) che valutavano la qualità della preparazione intestinale con scale validate, come la Boston Bowel Preparation Scale.

La ricerca ha coinvolto banche dati internazionali e cinesi, analizzando la letteratura dall’inizio delle pubblicazioni scientifiche fino al 5 novembre 2024. Sono stati esclusi duplicati, revisioni, abstract congressuali e studi con dati incompleti.

Il risultato è una fotografia ampia e articolata di ciò che, nella pratica quotidiana, rende più difficile arrivare a una colonscopia “ben preparata”.

I fattori che peggiorano la preparazione

Dall’analisi emergono alcuni fattori indipendenti, statisticamente significativi, associati a una maggiore probabilità di preparazione intestinale inadeguata.

Tra questi:

  • Età avanzata (≥65 anni): gli anziani hanno più difficoltà a tollerare grandi volumi di liquidi e spesso presentano una ridotta motilità intestinale.

  • Sesso maschile: in media, gli uomini mostrano una minore aderenza alle istruzioni pre-esame.

  • Stipsi cronica: è il fattore più fortemente associato a una scarsa pulizia del colon.

  • Diabete mellito: legato a rallentamento del transito intestinale e a problematiche metaboliche che complicano la preparazione.

  • Uso di oppioidi: farmaci che riducono la peristalsi intestinale e favoriscono la stitichezza.

  • Dieta ricca di fibre nei giorni precedenti l’esame: aumenta i residui fecali e rende più difficile la pulizia.

  • Intervallo superiore a cinque ore tra l’ultima dose di lassativo e la colonscopia: il tempo gioca contro la qualità della preparazione, soprattutto nel colon destro.

  • Ultima evacuazione non acquosa: un segnale clinico semplice ma molto indicativo di preparazione insufficiente.

Perché questi fattori contano

L’età avanzata, la ridotta attività fisica e alcune malattie croniche rallentano il movimento dell’intestino. Il risultato è un accumulo di feci più difficile da eliminare con i regimi standard a base di polietilenglicole. Nei pazienti diabetici entrano in gioco anche neuropatie autonome, gastroparesi e squilibri idro-elettrolitici.

Gli oppioidi, ampiamente usati nella terapia del dolore, agiscono direttamente sul sistema nervoso enterico, riducendo la peristalsi e aumentando l’assorbimento di liquidi: una combinazione che favorisce la stipsi e ostacola la pulizia del colon.

Anche l’alimentazione ha un ruolo chiave. Una dieta ricca di fibre, seppur salutare nella vita quotidiana, è controproducente nei giorni immediatamente precedenti la colonscopia. Per questo, le linee guida raccomandano una dieta a basso contenuto di fibre almeno nelle 24 ore prima dell’esame.

Il ruolo dell’organizzazione e dell’educazione

Lo studio conferma inoltre l’importanza del fattore tempo. L’intervallo ideale tra l’ultima assunzione del lassativo e l’inizio della colonscopia dovrebbe essere inferiore alle quattro ore e, in ogni caso, non superare le sette. Superare questa soglia significa permettere a nuovi residui intestinali di accumularsi.

Accanto agli aspetti clinici, cresce l’attenzione verso l’educazione del paziente. Sempre più studi mostrano che strumenti digitali, video esplicativi, app personalizzate e persino soluzioni di realtà virtuale possono migliorare la comprensione delle istruzioni e l’aderenza al protocollo. In alcuni casi, l’uso di app dedicate ha portato non solo a una migliore preparazione intestinale, ma anche a un aumento del numero di polipi individuati.

I limiti e le prospettive future

Gli autori sottolineano alcuni limiti: molti studi sono trasversali, con definizioni non sempre uniformi dei fattori di rischio, e includono popolazioni molto eterogenee per età, provenienza geografica e condizioni cliniche. Inoltre, l’analisi si è limitata a lavori in lingua inglese e cinese.

Nonostante questo, il messaggio è chiaro. Migliorare la qualità della preparazione intestinale non è solo una questione di lassativi, ma di valutazione personalizzata del paziente, organizzazione dei tempi, educazione mirata e, sempre più, supporto tecnologico.

La conclusione

Per medici e infermieri, la sfida è anticipare i problemi prima che si presentino. Identificare i pazienti a rischio, adattare i protocolli, rafforzare l’educazione pre-esame e sfruttare le nuove tecnologie può fare la differenza tra una colonscopia inefficace e un esame davvero utile.

In un contesto in cui la prevenzione del tumore del colon-retto è una priorità sanitaria, migliorare la preparazione intestinale non è un dettaglio tecnico. È una scelta strategica.

 

Yu, M, Cao, B, Wei, H, Ren, K, Rong, S, Li, M. An Examination of Factors Affecting Bowel Preparation for Colonoscopy: A Meta-Analysis. Am. J. Nurs.. 2026;126(2):e1-e9. doi:10.1097/AJN.0000000000000246.