Chi cura non si tocca: il NurSind porta 100 rose blu contro la violenza
Ad Ascoli Piceno il sindacato degli infermieri promuove una giornata simbolica contro le aggressioni: solidarietà ai professionisti e appello a denunciare ogni episodio di violenza
di Giuseppe Provinzano
"In sanità esistono gesti che parlano più di molte parole. A volte sono piccoli simboli capaci di raccontare una battaglia più grande: quella per la sicurezza di chi ogni giorno cura, assiste e resta accanto ai cittadini nei momenti più difficili. In un tempo in cui le aggressioni nei confronti del personale sanitario continuano a crescere, il NurSind sceglie un linguaggio semplice ma potente per riportare al centro un principio che dovrebbe essere scontato: chi assiste deve poter lavorare senza paura".
Il 12 marzo 2026, in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari, il NurSind di Ascoli Piceno, attraverso il segretario territoriale Maurizio Pelosi, promuove una significativa iniziativa di sensibilizzazione all’interno delle strutture sanitarie del territorio.
La ricorrenza, istituita dal Ministero della Salute nel 2022, rappresenta un momento di riflessione nazionale su un fenomeno ormai diffuso e preoccupante. Il sindacato delle professioni infermieristiche ha scelto di trasformare la giornata in un gesto concreto di vicinanza verso chi lavora nelle corsie e nei servizi assistenziali.
Nei reparti e nelle unità operative saranno consegnate 100 rose blu, colore simbolo della professione sanitaria, destinate agli operatori in turno. Un segno di riconoscenza e solidarietà verso chi garantisce assistenza ogni giorno, spesso in condizioni di grande pressione organizzativa e umana.
Parallelamente verranno distribuiti cioccolatini ai pazienti e agli accompagnatori in attesa nei pronto soccorso, un gesto semplice ma dal forte valore simbolico. L’obiettivo è contribuire ad abbassare le tensioni e ricordare quanto il rapporto tra cittadini e professionisti della salute debba fondarsi su fiducia, rispetto ed empatia reciproca.
L’iniziativa nasce in un contesto segnato da episodi gravi. A fine dicembre, proprio nel Pronto Soccorso di Ascoli Piceno, si è verificata una violenta aggressione ai danni di due infermiere e di un operatore socio-sanitario, rimasti feriti durante un episodio che ha scosso profondamente l’intera comunità professionale.
Per il NurSind, la violenza negli ospedali non può più essere considerata un evento sporadico o imprevedibile, ma rappresenta un rischio strutturale che richiede risposte organizzative, culturali e istituzionali più incisive.
Il NurSind lancia un appello chiaro a tutti gli operatori sanitari: ogni aggressione deve essere denunciata, senza eccezioni. Troppo spesso minacce e insulti vengono tollerati o considerati parte del lavoro. Questo silenzio, però, non protegge i professionisti ma finisce per alimentare l’impunità.
Il sindacato garantisce pieno supporto sindacale, legale e umano a tutti i lavoratori che decidono di tutelarsi, perché la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale e non una concessione.
A rafforzare questo impegno c’è anche un precedente giudiziario di grande rilievo nato proprio nel territorio ascolano. La Corte d’Appello di Ancona ha riconosciuto un risarcimento superiore ai 22 mila euro a un’infermiera aggredita durante il servizio all’ospedale “Mazzoni”, individuando una responsabilità indiretta dell’azienda sanitaria per carenze nelle misure di sicurezza.
Si tratta di una pronuncia che rappresenta un passaggio importante nella tutela dei professionisti sanitari, perché riconosce il diritto alla sicurezza sul luogo di lavoro e la responsabilità delle organizzazioni sanitarie nel garantire condizioni adeguate di protezione.
Per il NurSind, questa sentenza dimostra che la giustizia può e deve intervenire quando la sicurezza degli operatori non viene garantita. Difendere chi cura significa difendere l’intero sistema sanitario.
La giornata del 12 marzo, dunque, non vuole limitarsi a una ricorrenza simbolica. È piuttosto un’occasione per ribadire un principio essenziale: chi indossa una divisa per assistere gli altri non può diventare il bersaglio delle frustrazioni della società.
Difendere gli operatori sanitari significa difendere la qualità dell’assistenza, la serenità dei luoghi di cura e il rispetto reciproco tra cittadini e professionisti della salute.
di