Liste d’attesa, la Camera converge: più personale, stipendi e stop vincolo di esclusività
Liste d’attesa, personale insufficiente, intramoenia, decreti attuativi ancora fermi e una piattaforma nazionale giudicata poco trasparente. È su questo terreno che oggi, mercoledì 1° aprile, l’Aula della Camera ha proseguito la discussione congiunta delle mozioni 1-00555 Malavasi (Pd), 1-00554 Zanella (Avs), 1-00553 Conte (M5S), cui si sono aggiunte le nuove mozioni 1-00560 Faraone (Iv), 1-00561 Bonetti (Azione) e 1-00562 Vietri (FdI).
Dal resoconto della seduta, ancora in fase di ultimazione, emerge che il Governo ha presentato diverse riformulazioni, non tutte accolte dai proponenti, prima di arrivare al voto per parti separate dei singoli atti. Il risultato politico è un quadro articolato, ma con alcuni assi comuni: più personale, superamento dei vincoli di spesa, maggiore trasparenza, regole più stringenti sull’intramoenia e un’accelerazione sui provvedimenti rimasti bloccati.
Il dibattito si inserisce in un contesto già segnato da dati pesanti. Nel 2025 la Piattaforma nazionale delle liste di attesaha raccolto informazioni su quasi 57,8 milioni di prestazioni, di cui 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Ma, nonostante la mole dei dati, la piattaforma continua a pubblicare solo informazioni aggregate a livello nazionale, senza disaggregazione per regione, azienda sanitaria, tipologia di erogatore o distinzione tra regime Ssn e intramoenia. Una lacuna che, secondo i firmatari delle mozioni, impedisce di individuare i veri colli di bottiglia.
Sul piano sociale, il quadro resta altrettanto critico: nel 2024, secondo i dati richiamati nel testo, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, mentre cresce la spesa sanitaria pagata direttamente dai cittadini. È in questo scenario che la Camera ha affrontato il nodo politico delle liste d’attesa, approvando una serie di impegni che, pur provenendo da forze molto diverse, convergono su alcuni punti chiave.
Il M5S: piano pluriennale e fine del tetto di spesa
Tra gli impegni approvati, uno dei più netti arriva dalla mozione 1-00553 a prima firma Conte (M5S). Il testo chiede al Governo di adottare iniziative anche di carattere normativo per varare un piano straordinario pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni del personale sanitario, con un obiettivo preciso: superare definitivamente il tetto di spesa per il personale e adeguare le dotazioni organiche agli standard europei.
Il cuore della proposta è chiaro: senza nuove assunzioni e senza una revisione strutturale delle regole di spesa, la riduzione delle liste d’attesa rischia di restare un obiettivo irraggiungibile. Il M5S collega quindi direttamente il problema dei tempi di attesa alla debolezza ormai cronica degli organici.
Avs: assunzioni, sindacati e investimenti organizzativi
Sulla stessa linea si colloca la mozione 1-00554 a prima firma Zanella (Avs), che punta a rafforzare strutturalmente il personale del Servizio sanitario nazionale attraverso la definizione di un piano straordinario di assunzioni, da costruire però anche attraverso un reale confronto con i sindacati comparativamente maggiormente rappresentativi a livello nazionale.
Il testo non si ferma al solo capitolo del personale. Tra gli impegni approvati c’è infatti anche la richiesta di programmare investimenti organizzativi e digitali finalizzati alla riduzione delle liste d’attesa. In altre parole, non basta assumere: per Avs serve anche intervenire sull’architettura del sistema, sui flussi, sulle agende, sulla capacità informatica e sull’organizzazione delle prenotazioni.
Il Pd: intramoenia trasparente e non sostitutiva del pubblico
Di segno più mirato la proposta approvata nella mozione 1-00555 a prima firma Malavasi (Pd). In questo caso l’accento cade sull’intramoenia, vale a dire l’attività libero-professionale dei medici all’interno delle strutture pubbliche.
L’impegno approvato chiede al Governo di adottare iniziative volte a garantire il pieno rispetto della normativa vigente in materia di intramoenia, assicurando che questa attività sia trasparente, tracciabile e conforme ai limiti previsti dalla legge, senza che ciò pregiudichi l’erogazione delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale.
È uno dei punti più sensibili dell’intero confronto parlamentare. Le mozioni partono infatti dal presupposto che, in alcuni ambiti, il peso dell’intramoenia possa alterare la rappresentazione reale dei tempi di attesa e contribuire alla percezione di una doppia corsia: quella pubblica, più lenta, e quella a pagamento, più rapida.
Italia Viva: decreti attuativi subito e più fondi stabili alla sanità
Particolarmente ampia la mozione 1-00560 a prima firma Faraone (Italia Viva), che tocca sia la macchina normativa sia il finanziamento del sistema.
Un primo impegno approvato chiede al Governo di adottare con la massima urgenza tutti i decreti attuativi ancora mancanti previsti dal decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, con particolare riferimento a quelli relativi alla definizione della metodologia per la stima del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale. È un passaggio rilevante, perché uno dei punti più contestati nel dibattito pubblico è proprio il ritardo nell’attuazione concreta del decreto sulle liste d’attesa.
Ma la mozione Faraone va oltre e impegna l’esecutivo ad adottare iniziative volte a rafforzare strutturalmente il Servizio sanitario nazionale, anche attraverso un incremento progressivo e stabile del suo finanziamento, così da adeguarlo alla crescita dei bisogni sanitari della popolazione.
Nel testo approvato si chiede inoltre che le risorse siano coerenti con l’effettiva esigibilità dei livelli essenziali di assistenza e che venga attuato un piano pluriennale di rafforzamento del personale sanitario, finalizzato a superare le carenze di organico e a favorire il reclutamento e la stabilizzazione di medici, infermieri e altri professionisti sanitari.
Non solo. La mozione sollecita anche incrementi retributivi per il personale sanitario, per portarli in linea con gli altri Paesi europei, oltre a condizioni di lavoro adeguate e a una maggiore valorizzazione professionale. L’obiettivo dichiarato è duplice: migliorare la capacità del sistema pubblico di erogare prestazioni in tempi congrui e ridurre sia il ricorso alla spesa privata sia la migrazione del personale sanitario dall’Italia verso l’estero.
Azione: assumere medici e infermieri e alzare gli stipendi
Molto vicina, per impianto, la mozione 1-00561 a prima firma Bonetti (Azione). Anche qui uno dei punti approvati riguarda un piano straordinario di assunzione di medici, infermieri e personale sanitario, con l’obiettivo di colmare l’attuale fabbisogno delle strutture del Servizio sanitario nazionale.
Nel testo si afferma in modo esplicito che la carenza di personale è una delle cause che contribuisce all’allungamento dei tempi di attesa. È quindi il personale, anche in questa lettura, il primo snodo da sciogliere.
La mozione approvata chiede inoltre al Governo di assumere iniziative, anche normative, volte ad aumentare gli stipendi dei medici, degli infermieri e del personale sanitario, così da portarli in linea con quelli degli altri grandi Paesi europei e rendere più attrattivo il lavoro nella sanità pubblica. Il fine dichiarato è fermare l’emorragia di medici verso il privato e verso l’estero, una dinamica che negli ultimi anni ha inciso in modo crescente sulla tenuta del sistema.
Fratelli d’Italia: assunzioni, specialità carenti e superamento del vincolo di esclusività
Anche la mozione 1-00562 a prima firma Vietri (FdI) affronta il tema del personale in termini strutturali. Il testo approvato impegna il Governo ad adottare le iniziative normative necessarie per il superamento definitivo del tetto di spesa per il personale sanitario, garantendo un piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni.
La proposta specifica anche alcune priorità: specialità carenti, medicina territoriale e servizi diagnostici, ambiti nei quali le carenze di organico hanno un impatto particolarmente diretto sui tempi di attesa e sulla continuità dell’assistenza.
La mozione Vietri insiste inoltre sulla necessità di valorizzare le professioni sanitarie attraverso un adeguamento retributivo che contribuisca a ridurre la dipendenza economica dalle prestazioni a pagamento. Un passaggio che si collega, in modo implicito ma evidente, anche al tema dell’intramoenia.
C’è poi un secondo impegno approvato che introduce un elemento specifico: il Governo viene invitato a valutare l’opportunità di adottare ogni iniziativa di competenza, anche normativa, volta a rendere strutturale il superamento del vincolo di esclusività per il personale del comparto del Servizio sanitario nazionale. Secondo la mozione, questo dovrebbe servire a valorizzare le competenze del personale sanitario, incrementare l’attrattività delle professioni e potenziare la capacità erogativa del sistema sanitario, contribuendo così alla riduzione delle liste d’attesa, pur nel rispetto dei vincoli di bilancio.
Tutte le linee approvate: personale, salari, regole, decreti
Se lette insieme, le proposte approvate delineano una mappa politica abbastanza precisa. Da un lato c’è un asse trasversale che unisce opposizioni e maggioranza su un punto ormai condiviso: senza più personale e senza un allentamento dei vincoli di spesa il sistema non riesce a recuperare le liste d’attesa. Dall’altro lato emergono accenti diversi.
Il M5S insiste sul piano pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni e sul superamento definitivo del tetto di spesa.
Avs aggiunge il tema del confronto sindacale e degli investimenti organizzativi e digitali.
Il Pd concentra l’attenzione sulla regolazione dell’intramoenia, chiedendo trasparenza, tracciabilità e il rispetto dei limiti di legge.
Italia Viva punta sia sui decreti attuativi da sbloccare subito sia su più finanziamenti strutturali, oltre che su reclutamento, stabilizzazioni e retribuzioni europee.
Azione lega in modo diretto assunzioni e stipendi alla necessità di fermare la fuga dal pubblico.
Fratelli d’Italia, infine, sostiene il superamento del tetto di spesa, un piano pluriennale di assunzioni, la valorizzazione economica del personale e l’ipotesi di superare in modo strutturale il vincolo di esclusività.
Il nodo resta l’attuazione
La discussione parlamentare fotografa dunque una consapevolezza diffusa: le liste d’attesa non sono più un problema marginale o contingente, ma un indicatore della fatica strutturale del Servizio sanitario nazionale. I dati raccolti dalla piattaforma nazionale, i ritardi nell’adozione dei decreti previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, la mancata pubblicazione di informazioni disaggregate e la crescita della rinuncia alle cure compongono un quadro che il Parlamento ha cercato di affrontare con una pluralità di strumenti.
Resta però il punto decisivo: trasformare gli impegni approvati in misure operative. Perché, al di là delle differenze politiche, il messaggio uscito dall’Aula appare netto: senza assunzioni, senza regole chiare, senza risorse adeguate e senza piena trasparenza, la riduzione delle liste d’attesa rischia di restare ancora una promessa.
di