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Infermieri, il benessere dipende dallo stile dei coordinatori: la revisione

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 14/04/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

Una revisione sistematica internazionale conferma che il modo in cui i leader infermieristici guidano i team incide in modo diretto sul benessere lavorativo del personale. Gli stili distruttivi aumentano stress e burnout, quelli di supporto e orientati alla relazione migliorano salute mentale, soddisfazione e tenuta organizzativa.

 

In un momento in cui la carenza globale di infermieri continua a mettere sotto pressione ospedali e servizi sanitari, emerge con forza un dato: il benessere lavorativo degli infermieri non dipende solo dai turni, dai carichi o dalle risorse disponibili, ma anche, e in modo sostanziale, da come vengono guidati.

È questo il messaggio centrale di una revisione sistematica che ha analizzato la letteratura scientifica più recente sul rapporto tra stili di leadership dei dirigenti infermieristici e benessere lavorativo degli infermieri. L’obiettivo dello studio era fare il punto sulle evidenze disponibili e capire quali modelli di leadership favoriscano un ambiente di lavoro più sano e sostenibile.

Lo studio: 17 ricerche, 8 Paesi, migliaia di professionisti coinvolti

La revisione ha preso in esame studi quantitativi pubblicati tra il 1° gennaio 2012 e il 31 dicembre 2020, selezionati dalle banche dati CINAHL, Scopus, PubMed e Medic. Seguendo i criteri metodologici della Cochrane Collaboration e le linee guida PRISMA, i ricercatori hanno individuato inizialmente 4.408 articoli. Dopo l’eliminazione dei duplicati e una rigorosa selezione, sono stati inclusi 17 studi finali: 13 trasversali e 4 di follow-up.

Le ricerche provenivano da otto Paesi: Canada, Italia, Iran, Australia, Pakistan, Irlanda, Libano e Danimarca. I partecipanti variavano da 89 a 1.617 per studio e comprendevano infermieri neoassunti, infermieri esperti, ostetriche, operatori dell’assistenza e, in alcuni casi, altri professionisti sanitari.

Tre modelli di leadership

Dall’analisi sono emersi tre grandi gruppi di stili di leadership:

  • stili distruttivi
  • stili di supporto
  • stili focalizzati sulla relazione

È attorno a queste tre categorie che si gioca una parte rilevante della qualità della vita lavorativa negli ambienti di cura.

Leadership distruttiva: più stress, più burnout, più disagio

I dati più netti riguardano gli effetti negativi della leadership distruttiva. In questa categoria rientrano modelli come il laissez-faire, la leadership sfruttatrice, quella tirannica e la gestione per eccezione.

Il tratto comune è chiaro: scarsa assunzione di responsabilità, pressioni improprie, manipolazione, indifferenza verso il personale o attenzione agli obiettivi organizzativi a scapito delle persone.

Le conseguenze, secondo gli studi analizzati, sono pesanti. La leadership laissez-faire è risultata associata a maggiore stress lavorativo, peggior salute mentale e aumento del burnout. La leadership sfruttatrice, descritta come egoistica, manipolatoria e mortificante, è collegata a un incremento del disagio psicologico. Quella tirannica, invece, agisce in modo indiretto ma incisivo: alimenta frustrazione, demotivazione e, alla fine, esaurimento professionale.

In pratica, dove il leader abdica al proprio ruolo o esercita il potere in modo tossico, il personale paga il prezzo più alto.

Leadership di supporto: meno esaurimento, più fiducia

Sul fronte opposto, la revisione evidenzia gli effetti benefici degli stili di leadership di supporto. In questo gruppo rientrano la leadership supportiva, transazionale, empowering e risonante.

Si tratta di approcci in cui il leader valorizza le risorse del personale, chiarisce i ruoli, fornisce indicazioni, sostiene il lavoro quotidiano e cerca di creare condizioni organizzative favorevoli.

Gli studi mostrano che questi modelli sono associati a una riduzione del burnout, dello stress e dell’esaurimento emotivo. In diversi casi, il loro effetto positivo passa attraverso variabili intermedie decisive, come la fiducia nel leader, la fiducia nell’organizzazione e il senso di empowerment.

In altre parole, quando il coordinatore o il manager infermieristico diventa un punto di riferimento credibile, il benessere degli operatori migliora. E non solo sul piano soggettivo: migliorano anche la soddisfazione sul lavoro e la qualità del clima interno.

Leadership orientata alla relazione: il modello più promettente

La categoria più studiata è quella della leadership focalizzata sulla relazione. Qui rientrano gli stili trasformazionale, autentico, etico e servant.

Questi modelli hanno una caratteristica comune: non si limitano a organizzare il lavoro, ma costruiscono un rapporto equilibrato, trasparente e reciproco con il personale. Il leader ascolta, coinvolge, motiva, valorizza le differenze individuali e promuove la crescita professionale.

Secondo la revisione, questi stili sono quelli più frequentemente associati a esiti positivi. Riduzione del burnout, minore esaurimento emotivo, migliore salute mentale, maggiore benessere psicologico, più soddisfazione professionale: il quadro che emerge è coerente in tutti gli studi.

In particolare, la leadership autentica è risultata collegata a minori livelli di cinismo ed esaurimento emotivo. La leadership etica ha mostrato effetti favorevoli sul benessere soggettivo e sulla fatica emotiva. Quella servant, basata sul servizio e sulla fiducia, riduce diversi aspetti del burnout. La leadership trasformazionale, infine, appare in grado di contenere stress, depersonalizzazione ed esaurimento.

Il burnout resta l’indicatore più usato

Uno dei dati più interessanti della revisione riguarda il modo in cui il benessere lavorativo viene misurato. Nella maggior parte degli studi, il concetto coincide quasi interamente con il burnout.

Questo significa che la ricerca, almeno finora, ha guardato soprattutto agli aspetti negativi del lavoro: esaurimento emotivo, cinismo, stress, disagio psicologico. Molto meno indagate, invece, sono dimensioni più ampie del benessere, come la crescita professionale, l’autonomia, il senso di scopo, la qualità delle relazioni o il benessere sociale ed economico.

Per gli autori, questa è una limitazione importante. Il benessere lavorativo degli infermieri è un concetto molto più ampio e complesso, e ridurlo al solo burnout rischia di offrire una fotografia incompleta.

I fattori che fanno da ponte

La revisione mette in luce anche un altro elemento decisivo: gli effetti della leadership non sono sempre diretti. Spesso agiscono attraverso fattori intermedi che possono rafforzare o indebolire il benessere degli infermieri.

Tra questi, gli autori individuano:

fiducia nel leader, fiducia nell’organizzazione, empowerment, conflitto lavoro-vita privata, capitale sociale relazionale, soddisfazione lavorativa, motivazione, affettività negativa, autorità decisionale ed esaurimento emotivo.

Questo aspetto è cruciale. Significa che non basta cambiare lo stile di leadership “sulla carta”. Per migliorare davvero il benessere del personale, le organizzazioni devono lavorare anche sul contesto: qualità delle relazioni, supporto strutturale, partecipazione alle decisioni, clima di lavoro e riconoscimento professionale.

Le implicazioni per ospedali e organizzazioni sanitarie

Il messaggio per i sistemi sanitari è chiaro. Se si vuole trattenere il personale infermieristico, ridurre il turnover e costruire ambienti di cura più efficaci, la leadership non può essere considerata un aspetto secondario.

Gli autori sottolineano la necessità di valutare in modo sistematico gli stili di leadership presenti nelle organizzazioni e di investire nella formazione dei nurse leader. Non si tratta solo di insegnare tecniche manageriali, ma di promuovere modelli basati su supporto, ascolto, trasparenza e relazione.

La leadership, del resto, non incide soltanto sul clima interno. Influenza anche la qualità dell’assistenza e gli esiti dei pazienti. Per questo la formazione dei coordinatori infermieristici dovrebbe essere continua, strutturata, basata su evidenze e diffusa a tutti i livelli dell’organizzazione.

I limiti della ricerca

La revisione segnala anche alcuni limiti. Molti studi si basano su questionari e autovalutazioni, con tassi di risposta talvolta bassi. Inoltre, la maggior parte delle ricerche è di tipo trasversale, quindi utile a mostrare associazioni ma meno efficace nel dimostrare rapporti causali forti.

Per gli autori servono più studi longitudinali e soprattutto studi di intervento, capaci di verificare quali programmi di formazione e quali strategie organizzative producano davvero miglioramenti misurabili nel benessere del personale.

Andrebbero inoltre introdotti indicatori più oggettivi, come assenze per malattia, produttività, permanenza in servizio e altri dati osservabili.

La sintesi delle evidenze è netta: gli stili di leadership dei dirigenti infermieristici influenzano in modo significativo il benessere lavorativo degli infermieri.

Gli stili distruttivi peggiorano stress, disagio e burnout. Gli stili di supporto e quelli orientati alla relazione, invece, favoriscono salute mentale, soddisfazione, fiducia e tenuta professionale.

In una sanità che fatica a trattenere personale e a garantire continuità assistenziale, la qualità della leadership non è un dettaglio organizzativo. È una leva strategica. E, sempre più chiaramente, una questione di salute del lavoro.

 

 

da: Niinihuhta M, Häggman-Laitila A. A systematic review of the relationships between nurse leaders' leadership styles and nurses' work-related well-being. Int J Nurs Pract. 2022 Oct;28(5):e13040. doi: 10.1111/ijn.13040. Epub 2022 Jan 31. PMID: 35102648; PMCID: PMC9788052.