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Lazio, infermieri cercasi: si pensa al Cile mentre migliaia attendono una chiamata

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 16/04/2026

LazioNurSind dal territorio

Carenza cronica di personale sanitario nella Regione Lazio: si guarda all’estero mentre graduatorie regionali restano inutilizzate. Il NurSind lancia l’allarme sulla scadenza imminente delle graduatorie e sulla gestione delle assunzioni.

di Giuseppe Provinzano

Nel Servizio sanitario regionale del Lazio la questione infermieristica continua a essere il vero nodo strutturale della sanità pubblica. Tra carenze croniche di personale, concorsi che faticano a coprire i posti disponibili e un progressivo invecchiamento della forza lavoro, il sistema rischia di trovarsi presto senza energie sufficienti per sostenere i servizi. E mentre si cercano soluzioni all’estero, cresce la preoccupazione tra i professionisti e tra le organizzazioni sindacali che rappresentano gli infermieri. In prima linea c’è il NurSind, che richiama la Regione alla necessità di utilizzare prima le risorse già disponibili sul territorio.


Infermieri sempre più rari nel Lazio

Roma, 16/04/2026. Nel Lazio trovare infermieri è diventato sempre più difficile. Da anni il sistema sanitario regionale convive con una carenza strutturale di personale che oscilla tra cinquemila e settemila unità mancanti. I numeri raccontano una realtà ormai evidente: la presenza di infermieri è inferiore alla media nazionale, con 4,93 professionisti ogni mille abitanti contro i 5,13 registrati nel resto del Paese.

A questo si aggiunge un altro dato che preoccupa gli addetti ai lavori: l’età media del personale infermieristico nella capitale e nella sua provincia è tra le più alte d’Italia, con una media che sfiora i 46 anni e mezzo. Un indicatore che riflette il progressivo rallentamento del ricambio generazionale e che rende ancora più urgente programmare nuove assunzioni.

Nel frattempo il fenomeno delle cosiddette “vocazioni sanitarie” in calo si fa sentire anche nelle università romane. Nell’ultimo anno accademico oltre la metà dei posti disponibili nei corsi di laurea in Infermieristica è rimasta vacante, segno evidente di una professione che fatica ad attrarre nuove generazioni.

L’ipotesi di reclutare infermieri dal Cile

Di fronte a questo scenario complesso, la Regione Lazio starebbe valutando una strategia alternativa: guardare all’estero per reperire personale infermieristico. Tra le iniziative allo studio ci sarebbe una missione istituzionale nella regione cilena di Ñuble, con l’obiettivo di avviare forme di collaborazione tra università e strutture sanitarie.

L’idea sarebbe quella di costruire percorsi di formazione e successivo inserimento lavorativo di infermieri cileni nelle strutture sanitarie del Lazio, una soluzione che si aggiungerebbe alla presenza già significativa di professionisti stranieri nelle aziende sanitarie regionali.

Ma proprio mentre si parla di reclutamento internazionale, emergono dati che fanno discutere.

Il paradosso delle graduatorie ferme

Secondo diverse fonti del settore, nella Regione Lazio esisterebbe già una platea consistente di infermieri pronti a lavorare. Si tratta dei candidati risultati idonei nel maxi concorso gestito dall’ASL Roma 2, una graduatoria che conta migliaia di professionisti ancora in attesa di assunzione.

Su questo punto interviene con forza il NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che chiede alla Regione di intervenire con urgenza.

«Chiediamo alla Regione Lazio un intervento immediato per evitare che, a settembre 2026, scada la validità della graduatoria del concorso per infermieri della ASL Roma 2, che ha valore regionale», sottolinea il NurSind Lazio.

«La proroga è indispensabile per non disperdere una risorsa già pronta e immediatamente utilizzabile in un momento storico in cui i concorsi risultano sempre più difficili da coprire e le iscrizioni ai corsi di laurea diminuiscono».

Secondo il sindacato, la graduatoria in scadenza rappresenta un patrimonio professionale di migliaia di infermieri già selezionati, pronti a entrare nel sistema sanitario regionale.

«Circa quattromila professionisti sono ancora disponibili. Rinunciare a questa riserva significherebbe mettere seriamente a rischio la tenuta del servizio sanitario regionale e rallentare lo sviluppo della sanità territoriale», avverte il NurSind.

Esternalizzazioni e infermieri “a noleggio”

Mentre il dibattito sulle assunzioni continua, alcune aziende sanitarie proseguono sulla strada dell’esternalizzazione dei servizi infermieristici. È il caso dell’ASL Roma 1, che ha richiesto l’autorizzazione per potenziare il servizio infermieristico esternalizzato in vista dell’attivazione di diverse Case della Comunità nella capitale.

Il ricorso a equipe infermieristiche fornite da società private comporterà una spesa complessiva di quasi 400 mila euro, una scelta che riaccende il dibattito sulla gestione delle risorse umane nel sistema sanitario pubblico.

Un problema nazionale che nel Lazio pesa di più

La carenza di infermieri non riguarda soltanto il Lazio, ma interessa l’intero Paese. Secondo analisi indipendenti, in Italia il sistema sanitario perde ogni anno circa diecimila infermieri, tra pensionamenti e abbandoni della professione.

Permangono inoltre profonde differenze territoriali: alcune regioni registrano meno di quattro infermieri ogni mille abitanti, mentre altre superano quota sette.

Nel Lazio, però, la combinazione di carenza strutturale, calo delle iscrizioni universitarie e rallentamento delle assunzioni rende la situazione particolarmente delicata. Ed è proprio per questo che il NurSind chiede scelte rapide e concrete.

«Prima di guardare all’estero, bisogna valorizzare gli infermieri che sono già qui e che aspettano solo di poter lavorare nel Servizio sanitario pubblico», ribadisce il NurSind.