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Basta gettonisti, il SSN utilizzi i 30mila infermieri in libera professione. La proposta ENPAPI

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 01/06/2026

Leggi e sentenzeProfessione e lavoro

Il 28 maggio 2026, nella Sala Stampa di Palazzo San Macuto alla Camera dei Deputati, Luigi Baldini, presidente dell'ENPAPI (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica), ha presentato una proposta concreta per affrontare strutturalmente la carenza di personale infermieristico nel Servizio Sanitario Nazionale. Il titolo scelto per la conferenza, "Infermieri libero-professionisti: una risorsa strutturale per il SSN", riassume già l'impostazione di fondo: smettere di tamponare le emergenze e costruire invece un modello stabile, equo e sostenibile.

Il problema della carenza di personale

Da anni il SSN fatica a garantire la continuità assistenziale per mancanza di infermieri nelle strutture ospedaliere pubbliche. Di fronte a questa carenza, le aziende sanitarie hanno risposto in due modi principali, entrambi costosi e fragili.

Il primo è il ricorso agli infermieri "gettonisti": professionisti ingaggiati tramite cooperative o agenzie per coprire i turni scoperti, pagati a prestazione. Il fenomeno è in crescita esponenziale dal 2019 e nel 2024 la spesa effettiva per questo tipo di contratti ha raggiunto gli 8,7 milioni di euro, con un aumento della spesa previsionale del 48,7%. La distribuzione geografica è squilibrata: il Piemonte concentra circa un quarto del totale nazionale, seguito dalla Lombardia (22,95%), dalla Toscana e dalla Sardegna.

Il secondo strumento è il reclutamento di personale dall'estero, attraverso accordi bilaterali con altri Paesi. Baldini ha citato esplicitamente l'accordo recente con l'India come esempio di intese "onerose e complesse" che impegnano risorse diplomatiche e finanziarie significative, pur non risolvendo il problema alla radice.

 

La soluzione proposta: i 30mila invisibili

Al centro della proposta ENPAPI c'è un dato che Baldini ha definito sistematicamente sottovalutato: in Italia esistono già circa 30.000 infermieri libero professionisti con partita IVA, qualificati, formati e distribuiti su tutto il territorio nazionale. Sono professionisti che oggi operano prevalentemente nel privato o in modo autonomo, ma che potrebbero essere integrati nelle strutture ospedaliere pubbliche in forma flessibile e continuativa, senza aumentare il tetto di spesa per il personale dipendente.

Il punto chiave della proposta è che non si tratta di creare una nuova categoria, né di replicare il modello gettonista con un nome diverso. L'obiettivo dichiarato è costruire un sistema in cui il libero professionista entri a far parte in modo organico dei turni ospedalieri, con diritti e compensi definiti, in una cornice contrattuale certa.

I quattro pilastri del modello

La proposta si articola in quattro elementi operativi distinti.

Il primo riguarda l'inserimento strutturale nei turni: gli infermieri con partita IVA verrebbero pianificati nei turni ospedalieri non come tappabuchi di emergenza, ma come parte integrante dell'organico flessibile. La distinzione rispetto al gettonismo sta proprio nella pianificazione e nella continuità.

Il secondo elemento è l'equo compenso: la retribuzione dovrebbe essere allineata a quella dei colleghi dipendenti, seguendo i criteri già applicati per i medici della specialistica ambulatoriale. Questo ha una doppia funzione, garantire dignità economica al professionista e rendere il sistema più trasparente e controllabile per le amministrazioni.

Il terzo pilastro prevede la creazione di elenchi regionali dedicati agli infermieri con partita IVA iscritti all'albo professionale, sul modello delle graduatorie già esistenti per i medici di medicina generale. Questi elenchi renderebbero la selezione dei professionisti tracciabile, pubblica e meritocratica.

Il quarto elemento è un contratto unico nazionale: un modello contrattuale omogeneo su tutto il territorio, che regoli il rapporto tra strutture sanitarie pubbliche e infermieri libero professionisti con criteri uniformi, eliminando le attuali asimmetrie regionali.

Le parole di Baldini

Nella sua dichiarazione più diretta, Baldini ha tracciato una distinzione netta tra il problema reale e il capro espiatorio sbagliato: "il problema non è la libera professione, ma il sistema in cui viene inserita." Con questa affermazione il presidente dell'ENPAPI ha voluto distinguere la figura del libero professionista qualificato da quella del gettonista ingaggiato tramite intermediari, spesso senza garanzie per nessuna delle parti.

La visione di fondo è altrettanto chiara: "dobbiamo superare la logica delle misure tampone e ragionare su misure strutturali, attraverso un modello contrattuale unico a livello nazionale e il pieno coinvolgimento della rete dei liberi professionisti nel settore pubblico." Una dichiarazione che suona come una critica implicita alle politiche sanitarie degli ultimi anni, inclinate verso soluzioni emergenziali piuttosto che verso riforme di sistema.

Il contesto politico e il sostegno bipartisan

La conferenza stampa non è stata un'iniziativa solitaria dell'ente previdenziale. L'incontro è stato promosso dal vicepresidente della Commissione Affari Sociali Luciano Ciocchetti, insieme alle deputate Simona Loizzo e Rosanna Filippin, e con la partecipazione dell'AD di Numeria Gian Luigi Rocco. La presenza di parlamentari di maggioranza e opposizione ha conferito alla proposta una valenza politicamente trasversale, che in un clima di polarizzazione non è dettaglio secondario.

Ciocchetti ha annunciato la presentazione di un ordine del giorno parlamentare per riconoscere formalmente il ruolo dei 30.000 infermieri libero professionisti e favorire forme di integrazione stabile con il sistema pubblico. Si tratta di uno strumento non vincolante, ma che ha una funzione di indirizzo politico rilevante: segnala al governo e alle amministrazioni regionali una direzione su cui esiste consenso trasversale in Parlamento.

Le ripercussioni possibili

Se la proposta trovasse attuazione concreta, le conseguenze sarebbero molteplici. Sul piano della spesa pubblica, sostituire o ridurre il ricorso ai gettonisti con un sistema di libera professione regolamentata potrebbe contenere i costi, dato che il modello gettonista include spesso margini per le cooperative intermediarie. Sul piano della qualità assistenziale, la continuità dei professionisti inseriti stabilmente nei turni garantirebbe una maggiore coerenza nel rapporto con i pazienti rispetto alla rotazione tipica del sistema a gettone.

Sul piano delle relazioni internazionali e della politica migratoria sanitaria, una valorizzazione delle risorse interne ridurrebbe la pressione verso accordi con Paesi terzi, accordi che sollevano anche questioni etiche legate alla sottrazione di personale sanitario qualificato da Paesi con sistemi sanitari più fragili del nostro.

Restano però questioni aperte. La proposta non chiarisce come verrebbero gestite le tutele previdenziali e assicurative di questi professionisti nel nuovo regime, né come si raccorderebbe con i contratti collettivi del comparto sanità. L'istituzione degli elenchi regionali richiederebbe inoltre una regia nazionale per evitare le già note disparità tra regioni del Nord e del Sud nella disponibilità e distribuzione del personale.

Chi è Luigi Baldini e cosa rappresenta l'ENPAPI

Luigi Baldini, originario di Solopaca in provincia di Benevento, è stato confermato alla presidenza dell'ENPAPI per il quadriennio 2024-2028 al termine di un periodo definito "complesso e delicato" per l'ente, con l'obiettivo di proseguirne il risanamento. L'ENPAPI ha sede a Roma, in Via Alessandro Farnese 3, e gestisce la previdenza e l'assistenza per l'intera categoria infermieristica italiana.