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Caserta, NurSind lancia l’allarme: ''Case di Comunità senza infermieri''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 10/05/2026

CampaniaNurSind dal territorio

Eliseo replica a Limone: “Segnalare criticità è un dovere del sindacato”


di Giuseppe Provinzano

"La sanità territoriale campana accelera sulle aperture delle Case e degli Ospedali di Comunità, ma il nodo del personale continua a rappresentare la vera emergenza. A Caserta il confronto tra Azienda sanitaria e organizzazioni sindacali si accende dopo la denuncia del NurSind sulle difficoltà organizzative legate alla carenza di infermieri e operatori sanitari. Sul tavolo finiscono mobilità interne, servizi ridimensionati e strutture aperte senza un adeguato rafforzamento degli organici".


CASERTA, 10/05/2026 - Aprire nuove Case di Comunità senza personale sufficiente rischia di trasformare una riforma necessaria in un gigantesco problema organizzativo. È questo l’allarme lanciato dal NurSind Caserta, che punta il dito contro la gestione delle risorse umane all’interno dell’Asl provinciale.

Secondo il segretario territoriale del NurSind, Antonio Eliseo, la situazione starebbe diventando sempre più critica perché le nuove strutture territoriali vengono attivate attingendo personale da altri servizi già in sofferenza.

“L’Asl di Caserta ha il grande problema dell’apertura delle Case di Comunità, ma non dispone del personale necessario. Gli infermieri vengono spostati da altri servizi sanitari già in difficoltà pur di garantire l’avvio delle nuove strutture”, denuncia Eliseo.

Il riferimento è anche alla vicenda del punto prelievi di Teverola, chiuso – secondo il sindacato – con il conseguente trasferimento degli infermieri presso la nuova Casa di Comunità di Sant’Arpino.

“Quei professionisti non sono stati ricollocati in un altro servizio territoriale analogo, ma destinati alla nuova struttura. In altri casi il personale viene recuperato attraverso mobilità interne dagli ospedali o da altri distretti. Si stanno appesantendo realtà già sotto organico”, sottolinea il rappresentante del NurSind.

Per il sindacato, il problema non riguarda soltanto Caserta ma l’intero sistema sanitario regionale, alle prese con gli obiettivi imposti dal PNRR e con tempi strettissimi per rendere operative le strutture territoriali.

“Si sta cercando di recuperare il ritardo accumulato sulle aperture delle Case e degli Ospedali di Comunità, ma senza un piano straordinario sulle assunzioni il rischio è quello di impoverire ulteriormente ospedali e servizi territoriali già in affanno”, prosegue Eliseo.

Il NurSind evidenzia inoltre che i piani triennali del fabbisogno del personale non sarebbero sufficienti a coprire le attuali carenze, soprattutto alla luce dei pensionamenti previsti entro la fine del 2026, delle assenze per malattia e del crescente ricorso al lavoro straordinario.

Sul tema è intervenuto anche il direttore generale dell’Asl di Caserta, Antonio Limone, che ha riconosciuto le difficoltà legate alla redistribuzione del personale nelle nuove strutture territoriali.

“Il problema del personale riguarda tutte le Case di Comunità della Campania. Redistribuire i dipendenti non è semplice, soprattutto nelle aree del Casertano più vicine a Napoli, dove molti operatori non vogliono essere destinati”, ha dichiarato Limone.

Parole che hanno trovato l’immediata replica del NurSind.

“Il sindacato ha il compito e il dovere di segnalare criticità, disservizi e proporre eventuali soluzioni. Non facciamo battaglie di convenienza, ma tuteliamo il diritto dei cittadini ad avere servizi efficienti e sicuri”, chiarisce Antonio Eliseo.

“Al NurSind interessa prima di tutto il benessere del paziente, ma anche il benessere lavorativo e psicologico degli infermieri e degli operatori sanitari. È necessario rispettare le normative, i ruoli professionali e garantire condizioni organizzative sostenibili. Senza personale adeguato non si può pensare di costruire una sanità territoriale realmente efficace”, conclude il segretario territoriale del NurSind Caserta.

L’impressione, intanto, è che la corsa alle inaugurazioni delle strutture territoriali rischi di scontrarsi con una realtà ben diversa: quella di una sanità che continua a fare i conti con organici insufficienti e professionisti sempre più sotto pressione.