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Pronto soccorso, NurSind Vicenza: ''Indennità giusta, ora servono organici''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 22/05/2026

NurSind dal territorioVeneto

Accordo regionale sull’indennità agli infermieri del Suem 118 e dei pronto soccorso. Il NurSind: “Segnale importante, ma senza personale il sistema resta in sofferenza”


di Giuseppe Provinzano

C’è stato un tempo in cui lavorare in pronto soccorso significava scegliere il reparto più duro senza alcun riconoscimento concreto. Turni massacranti, aggressioni, sovraffollamento, carichi assistenziali sempre più pesanti e una responsabilità clinica elevatissima convivevano con stipendi identici a quelli di contesti molto meno usuranti. Oggi qualcosa si muove. Ma per il NurSind il rischio è che il riconoscimento economico resti soltanto una toppa, se non accompagnato da interventi strutturali capaci di restituire dignità, sicurezza e sostenibilità al lavoro degli infermieri dell’emergenza-urgenza.


Vicenza, 22/05/2026. L’accordo siglato in Regione Veneto per il riconoscimento di un’indennità fino a 350 euro lordi mensili agli infermieri dei pronto soccorso e del Suem 118 rappresenta, secondo il NurSind Vicenza, un primo passo importante verso il riconoscimento delle difficoltà vissute quotidianamente dagli operatori dell’emergenza-urgenza.

A commentare il provvedimento è Andrea Gregori, segretario provinciale del NurSind Vicenza, che sottolinea come il disagio lavorativo nei pronto soccorso sia stato per anni ignorato, sia sul piano organizzativo che su quello economico.

“La condizione lavorativa nei pronto soccorso è sempre stata disagiata e in più non era riconosciuta economicamente. Quindi il primo tassello che è stato messo va a colmare un'insoddisfazione di fondo che è quella retributiva”, evidenzia Gregori.

Secondo il sindacato delle professioni infermieristiche, il riconoscimento economico rappresenta certamente un segnale positivo, ma non può bastare da solo a rendere realmente attrattivi i servizi di emergenza.

La carenza di infermieri continua infatti a pesare in maniera significativa sull’intero sistema sanitario, ma i pronto soccorso restano i contesti maggiormente colpiti dalla fuga del personale.

“C'è una carenza di infermieri in generale, ma in modo particolare nei servizi di pronto soccorso, perché è un posto che fino all'altro giorno non era assolutamente appetibile: a parità di retribuzione si stava meglio in altri reparti”, afferma il segretario del NurSind.

Il nodo centrale, per il sindacato, resta quello dell’organizzazione del lavoro e della sicurezza assistenziale. Gli incentivi economici, infatti, rischiano di essere insufficienti se non accompagnati da un aumento reale degli organici e da una gestione più efficace dei flussi dei pazienti.

“Le condizioni di lavoro che noi chiediamo sono sostanzialmente un maggiore rapporto tra professionisti presenti e pazienti assistiti, soprattutto nelle ore notturne. Serve inoltre la possibilità di smistare velocemente i pazienti verso le unità operative, in modo tale che non stazionino molte ore nei pronti soccorsi creando intasamenti che mettono in difficoltà tutta l’organizzazione”, conclude Gregori.

Il tema del sovraffollamento dei pronto soccorso continua infatti a rappresentare una delle emergenze più gravi della sanità italiana. Barelle nei corridoi, attese interminabili e personale ridotto allo stremo sono ormai criticità strutturali che il NurSind denuncia da anni in tutta Italia.

Per il sindacato, il riconoscimento economico deve quindi diventare soltanto il punto di partenza di una riforma più ampia dell’emergenza-urgenza, capace di restituire centralità agli infermieri e garantire condizioni di lavoro realmente sostenibili.