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Il SSN può essere salvato? Quindici università presentano la loro proposta

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 07/07/2026

Studi e analisi

Il 25 giugno 2026 è stato presentato pubblicamente il documento (che panoramadellasanità ha reso disponibile) "Idee nuove per un SSN equo e sostenibile. Una proposta di accademici ed esperti", frutto di oltre quindici mesi di lavoro collettivo che ha coinvolto ricercatori e docenti provenienti da quindici atenei italiani: Bocconi, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Milano, Cattolica del Sacro Cuore, Torino, Genova, Verona, Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, Ferrara, LUMSA, Roma Tor Vergata, Magna Grecia, Salento, Messina e Catania.

 

L'evento si è svolto in contemporanea in nove sedi universitarie, collegate in streaming e in presenza, con una formula pensata per sottolineare il carattere nazionale e trasversale dell'iniziativa. La sessione introduttiva ha visto intervenire in videocollegamento il professor Elio Borgonovi dell'Università Bocconi e presidente del CERGAS, seguito dalla presentazione delle proposte di riforma da parte dei professori Federico Spandonaro, Milena Vainieri e Francesco Longo. La professoressa Vainieri, responsabile del Laboratorio Management e Salute della Scuola Superiore Sant'Anna, è intervenuta anche nella sessione pisana, dove ha poi preso la parola la professoressa Sabina Nuti. Per il C.R.E.A. Sanità erano presenti il professor Spandonaro e la professoressa Barbara Polistena alla LUMSA, e la professoressa Daniela D'Angela all'Università del Salento.

 

L'iniziativa è nata osservando il crescente affaticamento del SSN nel mantenere l'universalismo che lo caratterizza, come dimostrato dal permanere di importanti disuguaglianze negli esiti di salute e da un razionamento implicito che colpisce le fasce più fragili della popolazione. Il documento che ne è scaturito non si limita a una diagnosi delle criticità, ma avanza un insieme articolato di proposte strutturali che toccano tutti i principali nodi del sistema.

 

Sul piano della governance, gli autori propongono una ridefinizione dei rapporti tra Stato, Regioni e Aziende sanitarie articolata su livelli distinti di autonomia regionale, da graduare in funzione dei risultati effettivamente raggiunti in termini di erogazione dei livelli essenziali di assistenza, equilibrio finanziario ed esiti di salute. Le Regioni che non rispettano gli standard nazionali sarebbero soggette a forme progressive di controllo, fino al commissariamento, mentre quelle virtuose acquisirebbero margini più ampi di autonomia. Parallelamente si propone la creazione di un corpo manageriale nazionale per le direzioni generali delle aziende sanitarie, selezionato attraverso un albo nazionale e con criteri meritocratici stringenti, per superare la logica delle nomine locali.

 

Sul finanziamento, il documento chiede che ogni legge di bilancio garantisca la coerenza tra le risorse stanziate e le prestazioni effettivamente erogabili, applicando il principio che gli autori sintetizzano come "promettere solo ciò che si può mantenere": a ogni prescrizione dovrebbe corrispondere una prenotazione automatica entro tempi congrui, rendendo così concretamente esigibile il diritto alle cure invece di lasciarlo sulla carta. L'obiettivo di lungo periodo è allineare il finanziamento pubblico alla media europea.

 

Sul fronte dell'assistenza territoriale, il testo propone di rafforzare la medicina di prossimità attraverso un professionista stabile di riferimento per ciascun paziente, servizi multicanale in presenza, da remoto, in modo sincrono e asincrono e una sanità di iniziativa capace di intercettare i bisogni prima che si trasformino in emergenza, con particolare attenzione ai malati cronici e alle persone non autosufficienti. I fondi oggi dispersi tra INPS, Comuni e SSN per la non autosufficienza confluirebbero in un unico strumento gestito a livello distrettuale.

 

Sulla programmazione del personale, si chiede una revisione profonda degli accessi universitari alle facoltà mediche e delle professioni sanitarie, oggi sbilanciati verso la medicina e carenti sul fronte infermieristico, con nuovi percorsi formativi post-base e il riconoscimento di ruoli avanzati. Infine, sul versante dell'innovazione, il documento insiste sull'interoperabilità dei dati sanitari, sull'uso strutturale della telemedicina e su un piano quinquennale coordinato per la ricerca e le scienze della vita.

 

Lo spirito della proposta non è quello di alimentare un dibattito accademico, bensì di provocare una riflessione collettiva e bipartisan sulle modalità utili a salvaguardare il SSN. A tale scopo gli autori auspicano la predisposizione di un Testo Unico della Sanità che recepisca le modifiche necessarie a mantenere la natura universalistica della tutela pubblica della salute. Il documento è disponibile per la consultazione pubblica sui siti degli atenei partecipanti.