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Ecografia biplanare, meno tentativi e accessi difficili: lo studio sugli infermieri in PS

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 07/08/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

Il posizionamento di un accesso venoso periferico rappresenta una delle procedure più frequenti eseguite dagli infermieri in Pronto Soccorso. Quando però il paziente presenta un accesso venoso difficile, la procedura può richiedere numerosi tentativi, aumentare il disagio del paziente e ritardare l'avvio di terapie diagnostiche e terapeutiche. Proprio per affrontare questa criticità, un piccolo studio pilota ha valutato l'efficacia di una nuova tecnologia ecografica biplanare, evidenziando risultati promettenti sul numero di tentativi necessari e sul ricorso ad accessi vascolari più invasivi.

Lo standard attuale e i suoi limiti

Attualmente lo standard di riferimento per il posizionamento degli accessi venosi periferici ecoguidati (USGPIV) nei pazienti con accesso venoso difficile è rappresentato dalle sonde ecografiche tradizionali a piano singolo. Questa metodica ha migliorato significativamente il successo della cannulazione rispetto alla tecnica "alla cieca", ma continua a presentare alcuni limiti, soprattutto nei pazienti con patrimonio venoso particolarmente complesso.

Le difficoltà nel visualizzare contemporaneamente il decorso del vaso e la punta dell'ago possono infatti tradursi in un maggior numero di tentativi, infiltrazioni, perforazioni del vaso e, nei casi più complessi, nella necessità di ricorrere ad accessi vascolari avanzati gestiti dai team di terapia intensiva o di accesso vascolare.

Cos'è la tecnologia biplanare

La novità dello studio consiste nell'utilizzo di una sonda ecografica dotata di tecnologia biplanare, capace di mostrare simultaneamente due immagini in tempo reale: la visualizzazione trasversale del vaso (asse corto) e quella longitudinale (asse lungo).

Questa doppia prospettiva permette all'operatore di seguire contemporaneamente il decorso del vaso e la progressione della punta dell'ago durante tutta la procedura, migliorando il controllo dell'inserimento e riducendo il rischio di errori tecnici.

Secondo gli autori, questa caratteristica potrebbe rappresentare un importante passo avanti soprattutto per gli infermieri esperti nell'accesso venoso ecoguidato che operano nei Dipartimenti di Emergenza.

Lo studio: sei mesi di sperimentazione in un Trauma Center

Il progetto pilota è stato realizzato in un Trauma Center di livello I nell'arco di sei mesi.

Prima dell'avvio della sperimentazione, dieci infermieri di Pronto Soccorso già certificati nell'utilizzo dell'ecografia hanno partecipato a un percorso di formazione dedicato, composto da una parte teorica e da un addestramento pratico specifico sull'impiego della nuova sonda biplanare.

L'obiettivo era verificare se la nuova tecnologia potesse migliorare gli esiti clinici nei pazienti con accesso venoso difficile rispetto alla metodica tradizionale.

Meno tentativi per ottenere un accesso venoso

Nel corso dello studio sono stati trattati complessivamente 25 pazienti.

Quattordici sono stati sottoposti alla tecnica ecoguidata tradizionale a piano singolo, mentre undici hanno ricevuto il posizionamento dell'accesso venoso mediante la nuova tecnologia biplanare.

I risultati mostrano una riduzione del 23,8% del numero medio di tentativi necessari per ottenere una cannulazione efficace.

Con la metodica biplanare sono stati necessari in media 1,09 tentativi per paziente, contro 1,43 tentativi registrati con la tecnica convenzionale.

Sebbene il campione sia limitato, il dato suggerisce che la visualizzazione simultanea delle due sezioni del vaso possa facilitare il corretto posizionamento dell'ago già al primo tentativo.

Ridotto dell'80% il ricorso agli accessi vascolari avanzati

Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda il ricorso agli accessi vascolari avanzati.

Nei pazienti trattati con la metodica biplanare la necessità di coinvolgere il team di terapia intensiva per il posizionamento di dispositivi vascolari più complessi si è ridotta dell'80% rispetto ai pazienti trattati con la tecnica tradizionale.

Secondo gli autori, questo risultato potrebbe tradursi non solo in un miglioramento dell'esperienza del paziente, ma anche in una maggiore efficienza organizzativa, limitando il ricorso a procedure più invasive e all'intervento di personale altamente specializzato.

Tempi leggermente più lunghi

Accanto ai benefici osservati, lo studio evidenzia anche alcuni aspetti meno favorevoli.

Nei pazienti trattati con la tecnologia biplanare il tempo complessivo di permanenza in Pronto Soccorso e quello necessario per completare le prestazioni dipendenti dall'accesso venoso sono risultati mediamente superiori di circa 11 minuti rispetto alla tecnica tradizionale.

Gli autori ipotizzano che questo incremento possa essere legato alla fase iniziale di apprendimento della nuova metodica e alla limitata esperienza maturata durante il progetto pilota.

Formazione infermieristica efficace

Anche il programma di formazione dedicato agli infermieri ha fornito indicazioni positive.

Il 70% dei professionisti formati ha infatti continuato a utilizzare regolarmente la sonda ecografica biplanare al termine del percorso formativo, suggerendo una buona accettazione della nuova tecnologia e una rapida integrazione nella pratica clinica quotidiana.

Il dato conferma come un percorso strutturato di formazione possa favorire l'introduzione di nuove competenze tecnologiche nella pratica infermieristica avanzata.

I limiti dello studio

Gli stessi autori invitano comunque alla prudenza nell'interpretazione dei risultati.

La sperimentazione ha coinvolto un numero molto limitato di pazienti e soltanto dieci infermieri, elementi che non consentono di generalizzare i dati all'intera popolazione assistita.

A ciò si aggiungono altre criticità metodologiche, tra cui la disponibilità di una sola sonda ecografica biplanare durante il progetto e l'assenza di criteri standardizzati per definire i pazienti con accesso venoso difficile.

Servono studi più ampi

Nonostante questi limiti, il progetto rappresenta una delle prime esperienze che valutano l'impiego della tecnologia ecografica biplanare nel posizionamento degli accessi venosi periferici eseguiti dagli infermieri in area critica.

Secondo gli autori saranno necessari studi multicentrici, con campioni più numerosi e protocolli condivisi, per confermare se la riduzione dei tentativi di cannulazione e del ricorso agli accessi vascolari avanzati possa tradursi in un reale miglioramento degli esiti clinici, dell'organizzazione dei Pronto Soccorso e della qualità dell'assistenza infermieristica.

 

 

 

 

da: Rosenberg, K. Better patient outcomes with biplane ultrasound probes for guided peripheral IV access. Am. J. Nurs.. 2026;126(8):61. doi:10.1097/AJN.0000000000000338c.