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Aggressioni contro il personale sanitario, in Lombardia arrivano 300 bodycam

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 31/10/2026

AttualitàCronache sanitarie

La Regione ha approvato un bando, proposto dall’assessore alla Sicurezza e Protezione civile Romano La Russa, che destina 400.000 euro all’acquisto di telecamere indossabili per medici, infermieri e personale sociosanitario operante nei servizi più esposti al rischio di violenza. I dispositivi saranno distribuiti nei Pronto Soccorso e nei reparti considerati più critici degli ospedali lombardi.

Il bando si è chiuso il 30 settembre 2026 e vi hanno partecipato 19 enti, tra Aziende socio-sanitarie territoriali, Asst, e Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, Irccs. La dotazione finanziaria è pari a 200.000 euro annui per il 2026 e il 2027, come previsto dalla legge regionale di stabilità 2026-2028.

L’assessore La Russa ha presentato la misura come un intervento concreto contro un fenomeno che considera particolarmente grave. Il titolare dell’assessorato ha definito le aggressioni a medici, infermieri e operatori sociosanitari “quanto di più vigliacco si possa immaginare”, ricordando che durante la pandemia il personale sanitario era stato salutato come “angeli”, ma che “alcuni hanno la memoria corta”.

La Russa ha inoltre spiegato che gli ospedali, e soprattutto i Pronto Soccorso, rischiano di trasformarsi in “vere e proprie trincee”, dove chi lavora per salvare vite si trova costretto a difendersi. Le bodycam, visibili sui camici, dovrebbero svolgere una duplice funzione: da un lato agire da deterrente, dall’altro registrare e documentare eventuali episodi di violenza, così da consentire una successiva ricostruzione dei fatti e una maggiore tutela giuridica degli operatori.

La scelta lombarda si inserisce in un percorso già avviato. Già nel marzo 2026 la Regione aveva annunciato la destinazione di 400.000 euro per l’acquisto di bodycam e sistemi di videosorveglianza a protezione del personale sanitario, mentre nel giugno successivo la Giunta aveva formalizzato la delibera con i criteri di riparto delle risorse.

Il problema non è nuovo. Secondo dati richiamati dalla stampa lombarda, l’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario lombardo ha raccolto 10.644 segnalazioni di violenza nel 2024, equivalente a quasi trenta episodi al giorno tra studi medici, ambulatori, ospedali e Rsa, pubblici e privati.

L’iniziativa richiama da vicino quanto avviene nel Veneto, dove la sperimentazione delle bodycam nei Pronto Soccorso era partita nel 2025 presso l’Usl Veneto Orientale, con i primi quattro dispositivi operativi negli ospedali di San Donà di Piave e Portogruaro. La Regione Veneto aveva stanziato 4 milioni di euro per l’acquisto di circa 7.000 dispositivi, tra bodycam e braccialetti intelligenti con sistemi di allarme destinati ai reparti più a rischio.

Anche in Veneto il dibattito si è concentrato sull’efficacia reale dello strumento. Il governatore Luca Zaia aveva sostenuto che difendere chi cura è una priorità, definendo gli ospedali e i Pronto Soccorso “luoghi aperti”.

Per NurSind, però, le bodycam non possono essere considerate la risposta principale. Andrea Gregori, componente della segreteria regionale del sindacato in Veneto, aveva parlato di un “palliativo più che un deterrente”, osservando che chi aggredisce spesso non è lucido, può aver assunto alcol o sostanze e non si ferma necessariamente alla vista di una telecamera accesa.

Secondo Gregori, il nodo strutturale resta il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, alimentato da un’organizzazione del lavoro inadeguata e da un’assistenza territoriale inefficace. Le attese prolungate esasperano i pazienti e costringono il personale a gestire tensioni che potrebbero essere prevenute. NurSind aveva quindi chiesto un potenziamento dei servizi territoriali, perché il Pronto Soccorso torni a essere destinato alle vere urgenze e il territorio svolga una funzione di filtro.

La misura lombarda può quindi rappresentare un passo importante per la sicurezza immediata degli operatori, ma la sua efficacia dipenderà anche dal contesto organizzativo in cui verrà applicata. Se da un lato la registrazione può scoraggiare comportamenti violenti e fornire prove utili, dall’altro l’esperienza veneta suggerisce che senza investimenti su personale, prevenzione, decongestione dei Pronto Soccorso e riorganizzazione dell’assistenza territoriale il rischio resta di affrontare i sintomi senza incidere sulle cause.