Igiene mestruale nelle emergenze, uno studio rivela: solo il 15 per cento delle donne è preparato
Quando si parla di preparazione alle emergenze, il pensiero va quasi sempre a cibo, acqua, torce e kit di primo soccorso. C'è però un bisogno che accomuna metà della popolazione e che viene sistematicamente dimenticato: la gestione dell'igiene mestruale. Uno studio pubblicato nell'ottobre 2026 da un gruppo di ricercatrici turche, Ayça Demir Yıldırım, Ebru Özcan e Arzu Akdemir, prova a misurare quanto questa lacuna sia diffusa e cosa comporti per la salute riproduttiva delle donne.
Il problema di fondo è noto. Durante un disastro vengono meno acqua pulita, servizi igienici, privacy e accesso ai prodotti igienici. In queste condizioni le donne possono ricorrere a materiali improvvisati, cambiare gli assorbenti con minore frequenza o lavare e asciugare la biancheria in modo precario, con un aumento del rischio di infezioni genitali e urinarie. A questo si aggiungono il peso psicologico di vergogna e ansia e nei contesti di sfollamento, una maggiore esposizione alla violenza. Dopo i terremoti che hanno colpito la Turchia nel 2023, per esempio, molte donne hanno raccontato che i prodotti mestruali erano tra le necessità più urgenti e che per i primi giorni non riuscivano a procurarseli. Le autrici ricordano inoltre che a livello umanitario il tema è rimasto a lungo marginale: i principali pacchetti minimi di intervento sulla salute sessuale e riproduttiva in emergenza non lo includono tra i loro obiettivi e la distribuzione dei materiali mestruali avviene spesso come attività parallela, anche se nel 2024 il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha riconosciuto la gestione dell'igiene mestruale come questione di diritti umani. Proviamo solo ad immaginare come questo scenario possa complicarsi in teatri di guerra (n.d.a.).
Lo studio ha coinvolto 385 donne tra i 18 e i 49 anni residenti a Istanbul, reclutate online tra aprile e luglio 2025 con il passaparola sui social media. Le partecipanti hanno compilato un questionario sulle proprie caratteristiche e sulle esperienze legate ai disastri, insieme a due scale: una sui comportamenti di igiene genitale quotidiana e una sul livello di preparazione ai disastri. Il campione era mediamente giovane, con un'età media di 28 anni, ed era molto istruito: oltre il 76% aveva una laurea triennale e quasi il 14% un titolo post-laurea. Anche la situazione economica era in gran parte favorevole.
I risultati descrivono una preparazione scarsa. Quasi il 42% delle donne aveva già vissuto un disastro naturale, ma circa il 78% non aveva predisposto un piano per i bisogni fondamentali né una borsa di emergenza. Tra le poche che l'avevano, solo una minoranza, il 12,7% del campione totale, vi aveva inserito prodotti per l'igiene mestruale. Complessivamente solo il 15% dichiarava di essersi preparato a gestire le mestruazioni in caso di disastro, mentre quasi il 30% diceva di non avere informazioni al riguardo.
Le aspettative sono piuttosto cupe. Circa tre donne su quattro prevedevano difficoltà nel reperire i prodotti mestruali, più dell'80% riteneva che la mancanza di acqua pulita avrebbe pesato molto sull'igiene, e oltre il 60% pensava che sarebbe stato molto difficile trovare uno spazio privato. Il timore principale riguardava il rischio di infezioni in condizioni non igieniche. Quasi il 63% non credeva che le esigenze mestruali fossero considerate nei piani di gestione delle emergenze. In compenso, il 92% si è detto favorevole a inserire l'educazione sull'igiene mestruale nei programmi di preparazione ai disastri, un segnale chiaro di quanto il bisogno sia sentito.
Sul piano statistico, lo studio ha trovato una correlazione positiva ma debole tra comportamenti igienici quotidiani e preparazione ai disastri: le donne più attente all'igiene genitale tendevano a essere anche un po' più preparate. Le autrici ipotizzano che chi cura maggiormente la propria salute nella vita di tutti i giorni sia più incline a pianificare anche per le situazioni straordinarie. Il livello di preparazione era più alto tra chi aveva già vissuto un disastro, chi aveva un piano, chi possedeva una borsa di emergenza e chi era stato informato sulle precauzioni da adottare. Le donne sposate e occupate mostravano invece comportamenti igienici migliori, probabilmente grazie a maggiore autonomia economica e accesso ai prodotti. Istruzione, reddito e luogo di residenza, sorprendentemente, non facevano differenza sulla preparazione.
È forse questo il messaggio più interessante dello studio: nonostante un campione istruito e relativamente benestante, la preparazione è rimasta bassa. Ne deriva che avere risorse non basta; contano la percezione del rischio, l'informazione e soprattutto indicazioni che tengano conto delle esigenze specifiche delle donne. Per le autrici, la carenza è universale e non riguarda solo le popolazioni più vulnerabili. Anzi, poiché il campione era probabilmente avvantaggiato, i dati andrebbero letti come una stima prudente: tra i gruppi più svantaggiati la situazione potrebbe essere peggiore.
Sul versante pratico, il lavoro attribuisce un ruolo chiave a ostetriche e operatori della salute femminile. Prima di un disastro dovrebbero incoraggiare le donne a mettere nel kit di emergenza assorbenti, biancheria intima, acqua pulita e prodotti per l'igiene, e spiegare come gestire le mestruazioni quando acqua, servizi e privacy scarseggiano. Dopo un disastro dovrebbero valutare i bisogni, favorire l'accesso a prodotti, acqua e spazi sicuri, e considerare anche il disagio psicologico legato al vivere le mestruazioni in strutture condivise. Le autrici propongono inoltre squadre ostetriche specializzate per le emergenze e il posizionamento anticipato di scorte di forniture mestruali.
Lo studio ha dei limiti che le stesse autrici riconoscono. I dati sono autodichiarati e raccolti online, con possibili distorsioni dovute alla desiderabilità sociale, soprattutto su temi delicati come l'igiene intima. Il campione non è rappresentativo, perché composto da utenti dei social e in gran parte istruiti e urbani, e una delle scale ha mostrato un'affidabilità inferiore alle attese. Inoltre, la correlazione trovata è debole e non indica un rapporto di causa ed effetto. Le domande sull'igiene mestruale in emergenza, infine, non provenivano da uno strumento validato, e le ricercatrici auspicano che se ne sviluppi uno.
Al netto di questi limiti, il quadro che emerge è coerente e difficile da ignorare: le donne sanno di essere esposte a un rischio concreto, vogliono essere formate, ma raramente si preparano. Inserire l'igiene mestruale nei piani di preparazione, personali e istituzionali, è un intervento semplice e a basso costo che può proteggere salute, privacy e dignità quando tutto il resto manca.
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