Infermieri Specialisti: Annalisa Silvestro risponde alle domande di NURSE24.IT
da NURSE24.IT, articolo di Marco Alaimo
Arriva quando meno te lo aspetti, magari alla fine di un anno e con l’approssimarsi di quello nuovo. Arriva forse un regalo oppure una bella notizia, sicuramente un cambiamento!
Arrivano gli Infermieri Specialisti e sono di poche ore le domande e le ipotesi che stiamo leggendo in questi giorni sulle varie pagine web e sui social network infermieristici.
Analizzando le riflessioni che si sono scatenate in giro spesso con toni accesi ci chiediamo veramente cosa si aspettano gli infermieri? quali sono le loro speranze?
Le principali preoccupazioni riguardano il ruolo di questo “infermiere specialista” e la collocazione all’interno dell’organizzazione sanitaria.
Ci si chiede se possa esistere un riconoscimento e un’autonomia di responsabilità senza un riconoscimento economico oltre che professionale.
Qualcuno chiede come saranno individuati gli specialisti, se attraverso i Master oppure l’anzianità o con selezioni specifiche?
Inoltre viene fatto notare come vi sia un indirizzo chiaro del rapporto tra formazione e competenze e quindi responsabilità definite dalla legge 43/2006 in particolare quando si parla nell’articolo 6 dove si dice che:
1. In conformità all’ordinamento degli studi dei corsi universitari, disciplinato ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni, il personale laureato appartenente alle professioni sanitarie di cui all’articolo 1, comma 1, della presente legge, è articolato come segue: c) professionisti specialisti in possesso del master di primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall’università ai sensi dell’articolo 3, comma 8, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e dell’articolo 3, comma 9, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca (etc).
Apparte l’aspetto economico, la preoccupazione principale sembra essere un nuovo carico di responsabilità sulle spalle di chi già sta facendo molto.
Ma ci sono anche voci entusiastiche di chi chiede a tutti i professionisti la capacità di “riempire di contenuti” queste norme, con la rinomata capacità e serietà che gli Infermieri italiani hanno dimostrato di avere in questi anni.
Può essere un’ ulteriore passo in avanti verso il riconoscimento della realtà professionale degli Infermieri, che già da anni dimostrano proprio nella realtà clinica e quindi sul campo il valore e il sostegno per il buon funzionamento del sistema salute del nostro paese.
Gli Infermieri fanno davvero la differenza tra “buona e cattiva” salute tra qualità e garanzia di processi e procedure altamente specializzate. Come ha detto la mia cara amica Paola: “Io credo che se spendessimo più tempo in ricerche di buona pratica e non ci frammentassimo come invece purtroppo siamo, forse qualcosa potrebbe cambiare. Sul fatto che il contenitore legislativo non serva nulla a cambiare la cultura di una professione sono d’accordissimo.”
Non ci abbiamo creduto solo noi, evidentemente. Ci crede il mondo. Così ha detto la nostra Presidente Silvestro e ci crediamo anche noi con tutti i nostri assistiti e i professionisti della Salute. Siamo pronti! Noi ci siamo, ci siamo sempre stati e ci saremo.
Ecco le risposte della Presidente Silvestro alle nostre domande:
Rispondo volentieri alle domande che mi sono state poste sulla “partita” infermieri specialisti. Mi permetto però di fare una breve riflessione iniziale che origina da quanto da voi premesso alle domande che mi avete inviato.
In diversi eventi convegnistici e quindi pubblici, era stato riferito dell’inserimento nella prima bozza della legge di stabilità di un articolo (l’art. 39 – punto 12) che, in attuazione del Patto della Salute 2014/2016, poneva il tema della definizione dei ruoli, delle competenze, delle relazioni professionali e delle responsabilità individuali e di equipe, dei compiti, delle funzioni e degli obiettivi delle professioni sanitarie e specificamente di quella infermieristica.
Non era dunque solo la Federazione, e da tempo, a metterci impegno, fatica e “testardaggine”. Il tema veniva ritenuto rilevante non solo dal ministero della salute e successivamente dal ministero dell’economia e finanze, ma anche dal Governo.
C’è stato poi un ulteriore impegno non solo perchè i contenuti inseriti in quell’articolo della finanziaria superassero gli scogli del dibattito prima alla Camera e poi al Senato (bisognava evitare emendamenti o eventuali eccessive limature), ma anche perchè l’articolo continuasse ad esserci fino all’approvazione finale della legge.
È così, alla fine, è andata.
Ora è davvero più che opportuno un sostegno, ovviamente anche critico, a chi dovrà portare avanti il testimone e dare corso a questo importante cambiamento che impatta non solo sulla professionale ma anche nell’organizzazione del lavoro coinvolgendo, quindi e ulteriormente, il sindacato.
È da definire, anche con i sindacati e i decisori regionali, dove e come collocare l’infermiere specialista e come spendere al meglio le sue competenze.
Molti infermieri (e non solo) si chiedono se possa esistere il riconoscimento di un’ulteriore autonomia e correlata responsabilità professionale, senza un riconoscimento economico. Ormai in più luoghi e da più parti (dentro e fuori la professione) si dimostra nella quotidianità operativa, che l’infermieristica ha già compiuto un percorso evolutivo, che l’autonomia e le responsabilità si sono già ridefinite e continuano ad esserlo sistematicamente e che le prestazioni rese agli assistiti si sono già innovate. E il tutto a costi invariati. Ora però il tema del riconoscimento economico a coloro che rendono realmente fruibile l’offerta sanitaria, non potrà essere eluso dai decisori nazionali e regionali, ricordando comunque che anche senza la riapertura della tornata contrattuale si posso assumere decisioni per riconoscere economicamente il merito e i diversi livelli di impegno, competenza e responsabilità.
È stato più e più volte reso noto dalla Federazione l’articolato sulle competenze avanzate e specialistiche degli infermieri, definito nei tavoli di lavoro attivati dal ministero della salute e firmato nei primi mesi del 2014 dallo stesso Ministro della salute.
Quello è il documento al quale ci si riferisce e al quale noi convintamente ci riferiamo. Quello è il documento che ci aspettiamo venga presentato in Conferenza Stato Regione per “sancire accordo” e iniziare finalmente a darvi attuazione.
In quell’articolato ci sono tutti gli elementi per poter agire nei diversi ambiti: accademico, professionale, della formazione permanente e dell’organizzazione.
È stata fatta cadere anche l’ultima barriera artificialmente innalzata dai detrattori di questa innovazione: “non si può procedere alla ridefinizione di ruoli, funzioni, relazioni e responsabilità fra le professioni mediche e sanitarie unicamente con un accordo in Conferenza Stato Regioni; ci vuole una legge. Il quadro normativo e ordinamentale attualmente vigente (l.42/99 – l.251/00 – l.43/06 ecc…) non basta.”.
Bene adesso c’è anche una fonte primaria: la legge 190/14 o legge di stabilità.
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