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Perchè grande è meglio. Una gigantesca asl unica. Ma grande è davvero meglio?

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 15/06/2016 vai ai commenti

NurSind dal territorioSardegna

Il progetto di costituzione di un'unica grande Azienda Sanitaria Regionale deve andare avanti spedito senza intoppi ed approderà presto in aula.

Ma i dubbi restano e nessuno ha ancora provveduto a spiegare perchè grande è meglio

 

Sono evidenti le gravi condizioni in cui versa la sanità sarda, poiché ogni giorno ci si trova ad affrontare i disagi che derivano da una frammentazione della gestione che si traduce in una qualità di servizi spesso inadeguata. Si tratta di una situazione grave che richiede quella riforma, necessaria quanto urgente per assicurare maggiore controllo su costi e qualità così come minore frammentazione e sprechi, di cui la Asl unica è tassello fondamentale.

 

Così il governatore Pigliaru (Leggi l'articolo) alla vigilia della discussione della legge di riforma del Servizio Sanitario Regionale che mira all'istituzione dell'azienda sanitaria unica regionale o Asur che “rappresenta uno degli obiettivi strategici di Giunta e maggioranza per riequilibrare l’assistenza, migliorarla, renderla omogenea e di qualità”.

Ne avevamo già parlato in un precedente articolo (Leggi)

Una “scelta coraggiosa” viene definita e su questo non ci sono dubbi, considerato che metà del bilancio regionale è assorbito proprio dai costi della sanità e delle politiche sociali, aggiungiamo per precisione.

A parte il coraggio che non crediamo sia l'unità di misura per valutare la bontà di un'idea, posto che a volte ce ne vuole davvero tanto per formularne di un certo tipo, quello che lascia sorpresi e affascinati è la sicurezza con cui il governatore tenta di convincere la popolazione usando l'argomento del grande è meglio, grande è più efficiente, grande è più efficace, grande costa meno. Non possiamo che elevare l'affermazione al rango di assioma; non esiste infatti uno straccio di documento che spieghi e dimostri su cosa si fondi questa teoria e quindi, come la stessa possa trovare validità e consenso. Per questo si tratta di un assioma e per questo riteniamo che ci sia voluto molto coraggio a formularlo.

Controllo sui costi, minore frammentazione e sprechi sono alla base del postulato per cui grande è meglio. Non si capisce però per quale motivo gli stessi risultati non possano essere ottenuti attraverso le amministrazioni attuali magari accorpando quelle più prossime ed omogenee. Perché la spesa sarebbe esplosa in misura così fuori controllo tanto da definire come unica strada possibile al risanamento, quello di accentrare tutto in un unico organismo? Lasciando stare le ovvie considerazioni legate all'invecchiamento della popolazione e quindi alla esponenziale crescente domanda, provando anche a tralasciare gli effetti devastanti di una crisi economica e quindi sociale che ha prodotto nuovi ed ulteriori cittadini bisognosi di assistenza, quali altri cause hanno determinato una situazione che ha aperto un baratro sotto i piedi degli amministratori e dei cittadini?

Grande è meglio dicono ma non ci spiegano perché, tanto meno ci spiegano come si sia arrivati a questa situazione. Insomma le regole esistono e sono tutte strutturate per rispettare i principi che hanno determinato l'assioma di cui sopra. Sorge allora spontaneo il sospetto che quello che sia mancato finora, sia stato piuttosto il controllo sulle gestioni e sull'operato di tutte le direzione che negli anni si sono susseguite in base al vento politico che soffiava sulla regione. Amministrazioni i cui risultati sono dipesi molto spesso dal lavoro svolto dai quadri dirigenziali che occupavano ed occupano posizioni strategiche e sul cui operato nessuno ha mai posto dubbi. Appalti, gare, gestione del personale, spesa farmaceutica, pianificazione strategica e relativi investimenti, sbagliati o mai approntati e soprattutto, responsabilità mai accertate da nessuno, sanzioni mai comminate e di contro, premi di produzione sempre raggiunti a pieni voti.

Lo stato attuale potrebbe essere rappresentato da un condominio chiamato servizio sanitario regionale in cui gli abitanti degli appartamenti, le asl, si comportano senza rispettare nessuna regola di quelle proposte dal capo condomino, la regione. E' impensabile che per far quadrare i conti e far funzionare tutto correttamente, il capo condomino demolisca gli appartamenti e crei dentro le mura del palazzo un solo grandissimo ambiente. Piuttosto, poste le regole, il condominio sarebbe un contenitore armonioso e ben funzionante in cui ogni appartamento, quindi ogni asl, potrebbe proseguire la sua esistenza mantenendo al caldo e all'asciutto i suoi abitanti, utenti e lavoratori.

Cosa dovrebbe farci pensare che l'azienda unica sarebbe la panacea di questi mali?

sia che ci sia l'azienda unica sia che rimangano tutte. I nostri dubbi restano tutti, ci manca la chiave di lettura o meglio ci mancano le informazioni per leggere correttamente. Il fondo per il Servizio Sanitario Regionale sarà lo stesso ed anzi in previsione, dovrebbe diminuire e allora, più ci pensiamo più ci viene in mente un'immagine. E' come se ci fosse un acquario (il ssr) riempito a tre quarti (il fondo per sostenerlo), in uno mettessimo a nuotare un pesce di 4 Kg (la Asur) e nell'altro 4 pesci da un Kg l'uno (quattro asl per esempio). In ogni caso un po' d'acqua uscirebbe dai bordi, lo spreco, Lo spazio sarebbe lo stesso, l'acqua altrettanto ma sarebbe chiaro come nell'acquario che contiene quattro pesci, questi avrebbero una possibilità di movimento e un accesso all'agilità che non avrebbe il nostro pesce da 4 kg. Insomma, grande è meglio continua ad essere un assioma per come la vediamo noi e non vediamo l'ora che qualcuno contribuisca con qualche intervento a dirimere questi dubbi, non tanto per convincerci della bontà dell'operazione quanto per comprenderla ed avere gli strumenti per poterla giudicare con obbiettività.

 

Andrea Tirotto

 

ps. un'ultima ora, riferisce di un rinvio per cause tecniche della discussione che di fatto posticipa l'istituzione dell'asl unica e riapre la discussione all'interno della stessa maggioranza (Leggi la notizia)