La Legge 5 febbraio 1992 n. 104, più nota come legge 104, è il riferimento legislativo “per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap“.

Per beneficiare delle Agevolazioni e dei Permessi previste dalla Legge 104, è necessario possedere un handicap grave: minorazione fisiche, psichiche o sensoriali, in situazioni stabilizzate oppure progressive, che siano causa di difficoltà di apprendimento e di integrazione.

La Legge 104, inoltre permette a chi assiste un familiare stretto con grave handicap (caregiver) di ricevere diverse agevolazioni. Si gode di 3 giorni di permesso retribuiti ogni mese, per esempio. Inoltre, è possibile chiedere 2 anni di congedo indennizzato.

Tuttavia, sono ben pochi i benefici dal punto di vista previdenziale e contributivo per i caregiver. C’è soltanto il riconoscimento dei contributi figurativi relativi alle assenze di lavoro consentite dalla 104.

Dal 2017, chi assiste un familiare di primo grado può accedere all’Ape social, cioè l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, con 30 anni di contributi e 63 di età. Dunque, sono poche le possibilità di accedere alla pensione anticipata per chi usufruisce della legge.

Una “contro-riforma” della legge Fornero” è stata presentata al governo dalle organizzazioni sindacali. Se approvata consentirebbe l’allargamento della platea dei beneficiari ben oltre gli attuali limiti dell’Ape social.

In sintesi si dovrebbe riconoscere 1 anno di contributi ogni 5 anni di assistenza a un familiare entro il secondo grado, compreso partner di unione civile, fino a un massimo di 4 anni.

D’altra parte, se si assiste un familiare da almeno 20 anni la pensione anticipata dovrebbe scattare a 38 anni e 10 mesi di contributi effettivi per gli uomini e 37 anni e 10 mesi per le donne.

Per quella di vecchiaia, invece, basterebbero 16 anni di contributi e non più 20. In ogni caso, le sigle sindacali propongono di portare il requisito contributivo da 30 a 27 anni per le caregiver con gli; lo sconto contributivo dovrebbe ammontare a un anno per ogni figlio fino a un massimo di 3.

Fonte: Termometropolitico.it