No green pass vestiti da deportati ebrei: è un’infermiera la promotrice del corteo. Denunciata
«È un fraintendimento. Concentramento nel senso di concentrazione: noi ci siamo concentrati in uno spazio, per manifestare il nostro dissenso». Si arrampica un po' sugli specchi, Giusy Pace, l’infermiera, promotrice del corteo “no green pass, che sabato ha sfilato per le vie di Novara, saltato alla ribalta, per aver fatto riferimento agli ebrei deportati nei campi concentramento.
Pace ha spiegato oggi in un’intervista a Repubblica cosa volevano significare quei simboli: «Non volevamo accostarci agli ebrei, ma in generale ai deportati. Perché noi siamo una minoranza: ci definiscono terrapiattisti, No vax, fascisti. Tutte storture». E ancora: «Non volevamo paragonarci ad Auschwitz, se avessi voluto scegliere un campo avrei scelto Dachau in cui c’erano i politici, tutte le minoranze» E il filo spinato? «È una protezione. Si mette per proteggere. Per noi aveva quel significato».
L’infermiera, che lavora presso l’azienda ospedaliera di Novara, è stata sospesa e potrebbe essere denunciata. «Nel comportamento della nostra dipendente, rileviamo un grave danno d’immagine nei confronti dell’Aou. Valuteremo nei prossimi giorni se e quali provvedimenti adottare», ha detto Gianfranco Zulian, direttore generale dell’azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità di Novara. «Pur rispettando il diritto di chiunque di manifestare – ha concluso Zulian – non possiamo non rilevare i contenuti vergognosi e indegni di una società civile quale la nostra.
Anche il sindacato, di cui era dirigente, la FSI-USAE, ha sospeso l’infermiera, revocandole tutte le cariche.
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