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Gli introversi? Ottimi capi!

Vincenzo Rauccidi
Vincenzo Raucci
Pubblicato il: 09/08/2023

AttualitàStudi e analisi

Le persone introverse, dalle quali i più diffusi pregiudizi invitano a stare lontani, sono persone normali. Almeno tanto quanto quelle estroverse.

Diversamente da queste, le persone introverse analizzano situazioni e pensieri in maniera più lenta e approfondita. Sono spesso incomprese e sopravvive ancora lo stereotipo secondo il quale le persone di successo devono essere estroverse.

Sia chiaro: nessuno dei due caratteri è il migliore ma, secondo la scrittrice Jennifer B. Kahnweiler, autrice di “The Introverted Leader”, nonostante si tenda a collegare la leadership con le persone estroverse, gli individui introversi sarebbero più portati per essere leader.

Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Forbes, infatti, l’autrice afferma che gli introversi hanno cinque caratteristiche principali che li convertono in ottimi capi:

  1. la capacità di pensare prima di parlare;
  2. riflettono in profondità e non superficialmente;
  3. trasmettono calma e fiducia;
  4. comunicano maggiormente attraverso la scrittura;
  5. preferiscono la solitudine per prendere decisioni e valutare pro e contro.

Purtroppo, quello contemporaneo non è un mondo per estroversi: in un’epoca in cui ha sempre più importanza apparire, condividere, essere presenti, farsi notare e soprattutto “fare network” e essere “team player”, coloro che per indole sono più riflessivi, pacati e solitari vengono spesso considerati i “panchinari” della vita.

Fin da bambini siamo abituati a vedere la socievolezza, la competitività e l’entusiasmo come tratti preferenziali rispetto alla tranquillità, la riflessione e la riservatezza.

Il sistema scolastico spinge con sempre più forza attività aggregative e lavori di gruppo, anche quando il compito potrebbe essere svolto con molta più efficacia individualmente. Capiamoci, non che ci sia nulla di male allo stare con gli altri, il problema è che molti ritengono assurdo (se non addirittura preoccupante) che un bambino preferisca leggere un libro piuttosto che giocare al parco con i compagni di scuola.

Lo stesso principio si ripropone anche sul luogo di lavoro, in cui gli open-space, il team-work, e un sacco di altri fichissimi anglicismi nascondono, dietro una facciata di inclusione e dinamicità, un ambiente in cui molti faticano a concentrarsi e a sentirsi a proprio agio. Vi è mai capitato di guardare con confusione un collega che preferisce passare la sua pausa pranzo per conto suo invece di intrattenersi a chiacchierare con gli altri? Se la risposta è sì, avete appena avuto una conferma di questo bias. Ma non temete, il vostro collega non vi odia, ha solo bisogno di un posto tranquillo dove ricaricare le batterie.

Altra grande qualità degli introversi, in termini di performance, è il fatto che essi generalmente non si concentrano sull’acquisizione di potere o sull’essere al centro dell’attenzione. Secondo Susan Cain, autrice della pubblicazione Quiet: the power of introverts in a world that can’t stop talking, la natura introversa porta ad appassionarsi a una, due o tre cose nella propria vita, sempre però al servizio della passione per un’idea, che porta le persone introverse a costruire alleanze e reti che la sostengano e a fare tutto il necessario, incluso l’acquisire competenze per realizzare quest’idea. Come imprenditori, dunque, si concentrano sul bene dell’azienda piuttosto che sulla gloria personale.

In generale, poi, gli introversi sono bravi ad ascoltare e a instaurare un rapporto empatico con le altre persone. Questa caratteristica è particolarmente preziosa quando si ha a che fare con clienti e collaboratori e quando ascoltare e porre le domande giuste è essenziale: le persone introverse non parlano a meno che non abbiano qualcosa che ritengono realmente utile dire e tendono a mantenere la calma in mezzo al caos; fare un passo indietro per osservare e analizzare una situazione è il loro punto forte. Oltre a essere grandi ascoltatori, gli introversi sono anche sempre alla ricerca delle migliori soluzioni. Questo li rende propensi a mettere da parte il loro ego e prendere fortemente in considerazione le idee degli altri quando si trovano a dover prendere una decisione.

Mentre gli estroversi tendono a essere circondati da persone, gli introversi si prendono molto tempo per sé. Trascorrere molti momenti da soli dà il tempo di elaborare e analizzare con calma i problemi in modo che si possa pianificare con attenzione la prossima mossa. Per esempio la capacità di apprezzare i momenti di solitudine è utile anche durante i primi anni di attività imprenditoriale, che comportano lunghi periodi di lavoro in solitaria.

Gli estroversi non sono insomma necessariamente i migliori capi, a discapito del sentire comune che li associa alla leadership. A questo proposito, una ricerca condotta da Adam Grant, Docente alla Wharton School of the University of Pennsylvania, ha rivelato che i leader introversi hanno ottenuto risultati migliori nella gestione dei lavoratori proattivi rispetto agli estroversi. Sembra che la ragione principale risieda nel fatto che essi lasciano che i loro collaboratori più propositivi siano al centro dell’attenzione, non andandone a loro volta alla ricerca. Mentre gli estroversi possono essere distratti dalla ricerca di conferme, gli introversi fanno tutto il possibile per supportare la loro squadra e far sentire apprezzate le persone più valide.

Se siete curiosi di conoscere il vostro tipo di personalità, vi consigliamo di fare il test di Myers-Briggs, di cui trovate una versione in italiano su https://www.16personalities.com/it.