Ipodermoclisi nei pazienti fragili: opportunità clinica o pratica dimenticata?
Uno studio condotto da un team dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari e dell’Università degli Studi di Trento ha analizzato le evidenze scientifiche più recenti sull’uso dell’ipodermoclisi per la somministrazione di fluidi e farmaci nei pazienti anziani e in cure palliative. I risultati confermano la sicurezza, la tollerabilità e l’efficacia della tecnica, con una ridotta incidenza di eventi avversi rispetto alla somministrazione endovenosa. Lo studio evidenzia però una persistente sotto-utilizzazione della metodica, a fronte di un potenziale clinico importante.
Lo studio
Il lavoro, firmato da Anna Brugnolli (CisMED - Università di Trento), Anita Bevilacqua e Daniel Pedrotti (APSS Trento), è una revisione della letteratura che prende in esame le pubblicazioni più significative apparse dal 2020 ad oggi. Sono stati inclusi studi randomizzati controllati, revisioni sistematiche, studi osservazionali e linee guida cliniche, con l’obiettivo di valutare in modo rigoroso efficacia, sicurezza e indicazioni operative dell’ipodermoclisi in contesti clinici reali.
Le fonti principali sono le banche dati PubMed, Cochrane Central Register of Controlled Trials e CHINAL, selezionate con i termini: hypodermoclysis, subcutaneous fluid, subcutaneous infusion.
Contesto e motivazioni
L’ipodermoclisi è una tecnica antica ma recentemente riscoperta per la sua praticità e sicurezza, specialmente nei pazienti fragili. È una valida alternativa all’infusione endovenosa nei soggetti anziani, in cure palliative, o in condizioni cliniche che rendono difficile l’accesso venoso.
Nonostante i suoi vantaggi, il ricorso all’ipodermoclisi è ancora limitato in molti contesti sanitari. Da qui nasce l’esigenza di aggiornare le evidenze scientifiche per offrire a infermieri e professionisti sanitari un quadro chiaro e aggiornato delle sue possibilità.
Risultati principali dello studio
Efficacia e sicurezza
L’ipodermoclisi si è dimostrata efficace per l’idratazione lieve e moderata nei pazienti anziani e terminali, con risultati clinici comparabili a quelli dell’infusione endovenosa. Inoltre, il rischio di agitazione è significativamente inferiore nei pazienti cognitivamente compromessi trattati per via sottocutanea.
Dal punto di vista della sicurezza, l’ipodermoclisi ha mostrato un’incidenza molto bassa di eventi avversi gravi: circa uno ogni 270 infusioni. Gli effetti collaterali osservati sono per lo più locali (edema, eritema, dolore), e raramente gravi.
Farmaci e soluzioni compatibili
La tecnica è compatibile con una gamma di farmaci idrosolubili come morfina, insulina, buprenorfina, immunoglobuline e idrocortisone. Alcune molecole, come il cloruro di potassio ad alte concentrazioni o il diazepam, sono invece sconsigliate per il rischio di necrosi o precipitazione tissutale.
Modalità di somministrazione
Il volume massimo raccomandato per ogni sito d’infusione è di 1.000 ml, con una velocità consigliata di circa 50 ml/h nei soggetti anziani. Le sedi più comuni per l’inserzione del catetere sono la parete addominale, la regione toracica infra-clavicolare e la fossa iliaca. La scelta del sito e del dispositivo (generalmente un ago butterfly) deve tenere conto delle condizioni cliniche del paziente.
Accettabilità e vantaggi organizzativi
L’ipodermoclisi è stata generalmente ben accolta sia dai pazienti che dai caregiver. È meno invasiva, più semplice da gestire e richiede meno tempo per il posizionamento rispetto all’infusione EV. Questo la rende particolarmente adatta nei setting residenziali, domiciliari e nelle RSA.
Secondo Brugnolli, Bevilacqua e Pedrotti, “l’ipodermoclisi rappresenta un’opzione terapeutica efficace e sottoutilizzata, soprattutto nei pazienti anziani e in cure palliative. Le evidenze disponibili ne confermano la validità, ma sono necessari ulteriori studi per definirne al meglio protocolli d’uso e criteri di selezione dei pazienti”.
Gli autori sottolineano inoltre l’importanza di diffondere una cultura clinica aggiornata sull’argomento e di adottare protocolli operativi basati su raccomandazioni internazionali, come quelle formulate nel consensus statement di Broadhurst et al, che ha proposto 42 raccomandazioni per l’uso sicuro dell’ipodermoclisi.
Rilevanza per la pratica infermieristica
Per gli infermieri, l’ipodermoclisi è una tecnica che unisce efficacia terapeutica e semplicità gestionale. Può rappresentare una risposta concreta ai bisogni di idratazione nei pazienti più vulnerabili, evitando procedure invasive e migliorando la qualità dell’assistenza.
La conoscenza approfondita dei criteri di applicazione, dei farmaci compatibili e delle indicazioni cliniche è fondamentale per garantire un uso sicuro e appropriato della metodica.
da: Brugnolli A, Bevilacqua A, Pedrotti D. Indicazioni all’uso della via sottocutanea per la somministrazione di liquidi e farmaci: una revisione della letteratura. Assist Inferm Ric2025;44(2):52-68. doi 10.1702/4514.45118
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