Pronto soccorso sotto pressione: 180 accessi al giorno, NurSind chiede risposte strutturali
Influenza e festività mettono in crisi l’emergenza: ad Asti oltre metà degli accessi non urgenti
Asti, 16/01/2025. Nei giorni più delicati dell’anno, quando le festività dovrebbero coincidere con una fisiologica riduzione delle attività, il Pronto Soccorso si è trasformato ancora una volta nell’unico vero baluardo della sanità pubblica. Tra Natale ed Epifania, l’emergenza-urgenza ha dovuto reggere un carico costante e pesante, fatto di numeri importanti ma soprattutto di una percezione di sovraffollamento più marcata rispetto al passato. Una pressione che il personale sanitario conosce bene e che si ripresenta puntualmente, accentuata dall’anticipo del picco influenzale e dalla chiusura prolungata dei servizi territoriali.
Dal 23 dicembre al 6 gennaio, il Pronto Soccorso dell’ospedale di Asti ha registrato 2.694 accessi, con una media di circa 180 pazienti al giorno. Un dato che, se confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente, appare sostanzialmente sovrapponibile. Eppure, la sensazione di ingolfamento è stata nettamente superiore. A fare la differenza non sono stati solo i numeri, ma il contesto: lunghi ponti festivi, studi dei medici di famiglia chiusi per giorni e continuità assistenziale costretta a operare al limite delle possibilità.
Il risultato è stato inevitabile. Per molti cittadini, il Pronto Soccorso è diventato l’unico punto di riferimento sanitario realmente accessibile. A confermarlo è anche la persistente e alta percentuale di accessi non urgenti, che non accenna a diminuire. I codici bianchi e verdi continuano a rappresentare oltre la metà dei passaggi complessivi, superando il 57% degli accessi, segno evidente di un sistema territoriale che non riesce a intercettare i bisogni prima che si riversino sull’emergenza.
A pesare ulteriormente è stato l’aumento degli accessi per sintomatologia respiratoria. Quasi il 14% dei pazienti si è presentato con disturbi riconducibili all’influenza, una percentuale superiore rispetto all’anno precedente e coerente con l’anticipo della circolazione virale registrato a livello nazionale. Un dato che si accompagna a un altro elemento critico: due terzi dei pazienti influenzati non risultavano vaccinati, a dimostrazione di quanto la prevenzione continui a essere sottovalutata.
In questo scenario complesso, a reggere l’urto sono stati ancora una volta gli operatori sanitari, infermieri in primis, presenti anche nei giorni di festa, spesso in condizioni organizzative difficili. È proprio da questa trincea quotidiana che arriva la voce del NurSind, che non si limita alla denuncia ma rilancia una proposta concreta.
"Il sistema sanitario deve garantire risposte a tutti, dai casi più gravi a quelli meno urgenti. Per farlo, è indispensabile intervenire sull’organizzazione dell’assistenza territoriale, evitando vuoti assistenziali che inevitabilmente si scaricano sui Pronto Soccorso".
"Contrattualizzare i medici di base, garantendo una reale copertura anche nei periodi festivi, è una soluzione necessaria e non più rinviabile. Nessuno mette in discussione il diritto alle ferie dei professionisti, ma il diritto alla salute dei cittadini deve essere tutelato sempre, senza interruzioni".
Una posizione chiara, quella del NurSind, che riporta il dibattito sul piano strutturale. Perché l’emergenza non può essere affrontata solo con il sacrificio di chi lavora in prima linea. Senza un rafforzamento della sanità territoriale e senza scelte organizzative coraggiose, il Pronto Soccorso continuerà a essere il terminale di tutte le fragilità del sistema, soprattutto nei momenti più critici dell’anno.
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