Carcere di Avellino, il NurSind vince: il giudice impone tutele per gli infermieri
Una battaglia sindacale e legale che diventa precedente nazionale sulla sicurezza dei sanitari in carcere
Avellino, 16/01/2025. Nel silenzio delle corsie più difficili, dove l’assistenza incontra quotidianamente limiti strutturali e carenze organizzative, il NurSind dimostra ancora una volta che la tutela dei professionisti sanitari non è negoziabile. La vittoria ottenuta dal sindacato delle professioni infermieristiche e ostetriche presso il carcere di Bellizzi Irpino, in provincia di Avellino, segna un punto fermo sul tema della sicurezza e della dignità del lavoro infermieristico, anche – e soprattutto – nei contesti più complessi come quello penitenziario.
Per mesi gli infermieri in servizio nella casa circondariale hanno operato in condizioni definite ai limiti della tollerabilità, con gravi compromissioni igienico-sanitarie che mettevano a rischio non solo i professionisti, ma anche i pazienti assistiti. Tra le criticità più allarmanti, la sospensione sistematica della fornitura idrica nelle ore notturne, con l’impossibilità di lavarsi le mani durante le pratiche assistenziali, violando ogni principio basilare di prevenzione del rischio infettivo.
Affiancati e sostenuti dal NurSind di Avellino, gli infermieri hanno intrapreso dapprima un percorso sindacale e, successivamente, un’azione legale contro l’inerzia dell’ASL di Avellino. Una scelta coraggiosa che oggi trova pieno riconoscimento in sede giudiziaria. Il Tribunale di Avellino – Sezione Lavoro – ha infatti emesso un’ordinanza cautelare che obbliga l’Azienda sanitaria a intervenire entro dieci giorni, imponendo misure immediate a tutela della salute e della sicurezza degli operatori.
"È una vittoria storica per gli infermieri del carcere di Bellizzi Irpino", dichiara con soddisfazione Romina Iannuzzi, segretaria territoriale NurSind.
"Dopo oltre un anno di denunce su condizioni di lavoro indegne, il giudice ha ristabilito un principio fondamentale: la sicurezza non è un favore, ma un diritto".
L’ordinanza, depositata il 31 dicembre, accoglie in modo netto le principali contestazioni avanzate dal NurSind, imponendo all’ASL di Avellino di garantire presidi efficaci per l’igiene delle mani, come soluzioni idroalcoliche in dispenser fissi e portatili in tutti gli ambienti sanitari, con particolare attenzione ai turni notturni. Viene inoltre richiesto di fornire attrezzature e ausili adeguati, come carrelli idonei, per ridurre i rischi derivanti dal frequente malfunzionamento degli ascensori.
"Il ricorso ha messo in luce criticità gravissime, prima fra tutte la sospensione dell’acqua corrente dalle 23 alle 6", sottolinea ancora Iannuzzi.
"Una condizione che rende impossibile il rispetto delle procedure per la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza".
Un passaggio centrale dell’ordinanza riguarda la responsabilità datoriale. Il giudice del lavoro, Monica D’Agostino, ha infatti smontato la linea difensiva dell’ASL, che tentava di attribuire ogni responsabilità all’amministrazione penitenziaria per ragioni strutturali. Al contrario, viene ribadito con chiarezza che l’ASL è l’unico datore di lavoro dei professionisti sanitari e ha quindi l’obbligo inderogabile di adottare misure alternative e compensative immediate, senza limitarsi a mere segnalazioni formali.
"Le carenze strutturali di un istituto penitenziario non possono mai diventare un alibi per calpestare i diritti dei lavoratori sanitari", rimarca il NurSind.
"Questa decisione rappresenta un precedente fondamentale per tutta la sanità penitenziaria italiana".
La battaglia, precisa il sindacato, non si esaurisce qui. Restano infatti ulteriori criticità operative che dovranno essere affrontate anche dall’amministrazione penitenziaria. Ma il segnale è chiaro: quando il NurSind c’è, i diritti degli infermieri non restano lettera morta.
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