Dal consultorio alle case: le ostetriche chiedono spazio nella nuova sanità di prossimità
Con il comunicato diffuso il 14 gennaio 2026,La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica (FNOPO) interviene nel dibattito sulla riforma del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), approvata dal Consiglio dei Ministri con disegno di legge delega, chiedendo che i decreti attuativi riconoscano in modo pieno e strutturale il ruolo centrale delle ostetriche nei percorsi di prossimità. La Federazione sottolinea come la riorganizzazione dell’assistenza territoriale rappresenti una fase decisiva per il futuro del SSN e come tale non possa prescindere dal contributo delle professioni sanitarie che operano storicamente a contatto diretto con i cittadini, a partire dalle ostetriche.
Il rafforzamento del territorio passa dalle ostetriche
Secondo la FNOPO, il rafforzamento dell’assistenza territoriale deve fondarsi sul riconoscimento delle competenze e delle funzioni proprie della professione ostetrica, già oggi attiva nei consultori familiari, nell’assistenza domiciliare, nei percorsi di integrazione ospedale-territorio e nella presa in carico della salute sessuale, riproduttiva e perinatale, “il rafforzamento dell’assistenza territoriale non può prescindere dal riconoscimento pieno e strutturale del contributo delle professioni sanitarie e, in particolare, della professione ostetrica, che da sempre opera nei contesti di prossimità accompagnando donne, coppie e famiglie lungo tutto il percorso di salute riproduttiva, dalla prevenzione all’assistenza, fino al post-parto”.
Valorizzare le ostetriche significa promuovere equità di accesso, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, obiettivi centrali della riforma e sempre più urgenti alla luce delle fragilità sociali, demografiche e territoriali del Paese.
Il nodo decisivo dei decreti attuativi
Il giudizio complessivo sulla riforma non può basarsi solo sui principi generali, ma sulle scelte operative che verranno compiute ma “dipenderà in larga misura da come saranno costruiti i decreti attuativi”, sottolinea la Federazione, che chiede testi capaci di “riconoscere in modo chiaro le competenze delle professioni sanitarie e favorire modelli organizzativi realmente multiprofessionali, nei quali ogni figura sia messa nelle condizioni di operare secondo le proprie specificità”.
In assenza di investimenti per il personale, condizioni di lavoro e valorizzazione professionale ed economica, la riforma rischia di rimanere un intervento formale, lontano dai bisogni reali dei territori e delle persone.
Integrazione socio-sanitaria e superamento dell’ospedalocentrismo
L’integrazione tra servizi sanitari e sociali, diviene elemento imprescindibile per un’assistenza territoriale efficace. In questo ambito, la professione ostetrica “rappresenta una figura chiave nell’assistenza territoriale”, capace di contribuire concretamente al superamento di una visione esclusivamente ospedalocentrica della sanità e di rafforzare i servizi di prossimità.
La Federazione conferma infine “la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni, mettendo a disposizione competenze tecniche e professionali per contribuire alla costruzione di un sistema di cure più vicino ai cittadini, capace di ridurre le disuguaglianze e di garantire il diritto alla salute lungo tutto l’arco della vita”. Un appello che si inserisce in un contesto più ampio di evidenze scientifiche internazionali – come i recenti studi sulla continuità assistenziale ostetrica e sulle ostetriche di comunità – che dimostrano come la presa in carico continuativa e di prossimità migliori gli esiti di salute e riduca le disuguaglianze.
Andrea Tirotto
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