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Diritto alla mensa: il NurSind vince in Appello, AST condannata a risarcire i lavoratori

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 01/02/2026

MarcheNurSind dal territorio

Ribaltata la sentenza di primo grado: riconosciuto il buono pasto per ogni giorno di lavoro effettivo

"Ci sono diritti che sembrano scontati finché non vengono negati. Nella sanità pubblica accade sempre più spesso che ciò che è previsto dal contratto debba essere conquistato in tribunale. Ma quando l’azione sindacale è coerente, determinata e competente, anche una sconfitta iniziale può trasformarsi in una vittoria esemplare".


Il diritto alla mensa non è una concessione aziendale, ma una componente essenziale delle condizioni di lavoro. A ribadirlo è la Corte di Appello di Ancona, che con la sentenza n. 336/2025 ha condannato l’AST di Macerata a risarcire 32 dipendenti per il mancato riconoscimento del buono pasto nei giorni di effettiva presenza lavorativa con turni superiori alle sei ore.

Una decisione che ribalta completamente l’esito del primo grado e che porta a un risarcimento complessivo di oltre 81 mila euro, cui si aggiungono interessi legali, spese processuali e oneri accessori, superando complessivamente i 107 mila euro. Un costo economico rilevante per l’Azienda, ma soprattutto un precedente che riafferma un principio fondamentale: i diritti contrattuali non possono essere compressi da regolamenti interni unilaterali.

La vicenda nasce nel 2022, quando un gruppo di lavoratori dell’AST, sostenuti dal NurSind, decide di ricorrere al Tribunale di Macerata per ottenere il riconoscimento del buono pasto per tutti i giorni di lavoro effettivo. Una battaglia che parte in salita: il primo grado si chiude con una sentenza sfavorevole e con la condanna alle spese.

Ma il sindacato non arretra.

“Dopo una prima decisione negativa, il NurSind ha insistito e vinto”, sottolinea Elisabetta Guglielmini, segretaria territoriale del NurSind di Macerata, “superando anche le difficoltà legate a un errore procedurale che aveva rallentato i pagamenti”.

L’Appello ribalta tutto. La Corte riconosce il danno subito dai lavoratori e condanna l’AST al pagamento integrale delle somme richieste, oltre alla rifusione delle spese di entrambi i gradi di giudizio. Anche un errore materiale inizialmente presente nel dispositivo, che aveva ritardato l’esecuzione della sentenza, viene corretto con ordinanza, rendendo definitivo il provvedimento.

Un risultato che porta benefici concreti ai lavoratori coinvolti.

“Un’altra vittoria centrata dal NurSind. Siamo stati il primo sindacato a chiedere il riconoscimento del diritto alla mensa e ad ottenere risultati concreti, gratuitamente per i nostri iscritti”, evidenzia Guglielmini.

Ma il caso di Tolentino non è isolato. Sul tema mensa, il sindacato ha già ottenuto altri risultati significativi anche nel presidio di Camerino, dove a maggio è stata raggiunta una conciliazione con il riconoscimento dell’80% netto delle somme dovute. Segnali che confermano la fondatezza delle rivendicazioni portate avanti dal NurSind.

Alla base del contenzioso resta una gestione aziendale disomogenea e discriminatoria.

“In AST esiste un regolamento mensa mai sottoscritto dal NurSind, che riconosce il buono pasto solo per metà dei turni a chi non accede alla mensa, creando una palese disparità”, spiega la segretaria territoriale.

Una situazione che diventa paradossale nei presidi dove la mensa esiste ma non è realmente fruibile, soprattutto per chi lavora su turni di 12 ore consecutive.

“Proprio dove la mensa è presente non sono previste soluzioni alternative come pasti da asporto o sostitutivi. Il risultato è la perdita totale del diritto”, denuncia Guglielmini.

A tutto questo si aggiunge una gestione non uniforme degli orari di accesso, diversa da presidio a presidio, e promesse aziendali rimaste sulla carta. Nonostante gli impegni assunti e le risorse previste nell’atto aziendale 2025, il sindacato continua a non ricevere risposte concrete.

“La contrattazione si fa ai tavoli sindacali, ma quando le risposte non arrivano, resta il tribunale”, conclude la segretaria NurSind. “E siamo già al lavoro per nuovi ricorsi, con il riconoscimento del diritto fino a dieci anni, come previsto dalla normativa”.

Ancora una volta, il messaggio è chiaro: ignorare i diritti dei lavoratori della sanità non è solo ingiusto, ma anche economicamente miope.