Emergenza 118, il NurSind: cittadini al sicuro sulle ambulanze, ma infermieri restano senza tutele
Il sindacato delle professioni infermieristiche richiama l’attenzione sul vuoto normativo e sulla tutela degli equipaggi
"C’è un dibattito che ciclicamente riemerge nel sistema dell’emergenza-urgenza e che rischia di essere affrontato sempre dalla prospettiva sbagliata. Non è quello della sicurezza dei cittadini, spesso agitato come spauracchio, bensì quello – ben più concreto – della tutela di chi ogni giorno sale su un’ambulanza. Il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, riporta la discussione sul terreno della realtà, dei fatti e delle responsabilità giuridiche che troppo spesso vengono ignorate".
A chiarire con forza questo punto è Gabriele Montana, infermiere e segretario territoriale del NurSind ad Asti, che ribalta una narrazione ormai logora.
«La popolazione è completamente sicura anche quando il medico non è a bordo dell’ambulanza. Il vero problema riguarda la sicurezza dell’equipaggio», afferma con nettezza.
Un’affermazione che poggia su decenni di esperienza sul campo. Gli interventi gestiti dagli infermieri non sono un’eccezione, ma una prassi consolidata, che non ha mai prodotto criticità tali da mettere in discussione l’efficacia del sistema.
«Lo fa grazie a professionisti preparati e competenti. Sono decenni che molti interventi vengono gestiti da infermieri e in tutto questo tempo non si sono mai verificati problemi», sottolinea Montana.
Il ruolo del medico, chiarisce il NurSind, non viene affatto sminuito. È una figura essenziale nel sistema dell’emergenza, ma non può essere usata come alibi per nascondere un vuoto normativo che pesa interamente sulle spalle degli infermieri.
«Il medico è fondamentale, ma le prime cure e la stabilizzazione del paziente possono essere effettuate dagli infermieri che operano sul territorio e che hanno accumulato anni di esperienza», spiega il segretario NurSind.
Il punto di rottura emerge quando si passa dal piano clinico a quello giuridico. Non è la tutela del paziente a essere in discussione, bensì quella del professionista sanitario.
«Purtroppo l’infermiere non basta, non per il paziente, ma per la protezione dell’infermiere stesso», evidenzia Montana.
In molte regioni italiane esistono protocolli operativi che autorizzano specifiche manovre e la somministrazione di farmaci anche in assenza del medico. Tuttavia, come denuncia il NurSind, questi strumenti restano fragili dal punto di vista legale.
«Sono procedure standardizzate, firmate e controfirmate dai medici, ma restano protocolli, non leggi», avverte Montana.
Ed è proprio qui che si apre la falla più pericolosa: quella dell’eventuale contenzioso giudiziario.
«La legge stabilisce che alcune manovre e la somministrazione di farmaci debbano avvenire sotto controllo medico. In caso di evento avverso, non è affatto scontato che un tribunale consideri sufficiente un protocollo anziché una norma di legge», conclude il rappresentante del NurSind.
Il messaggio del sindacato è chiaro e non più rinviabile: il sistema dell’emergenza territoriale funziona grazie agli infermieri, ma continuare a reggerlo su basi normative incerte significa esporre i professionisti a rischi inaccettabili. Serve una riforma chiara, coraggiosa e coerente con la realtà operativa, che riconosca competenze, responsabilità e soprattutto tutele.
di