Emilia-Romagna, accordo pronto soccorso: infermieri penalizzati, NurSind non firma
Il sindacato rompe il fronte unitario e lascia il tavolo: “Valorizzazione assente, così si mortifica la professione”
di Giuseppe Provinzano
"Ci sono trattative che si chiudono con una firma. E altre che si chiudono con una rottura. In Emilia-Romagna accade la seconda: il NurSind sceglie di non legittimare un accordo ritenuto inadeguato e si sfila dal tavolo regionale, segnando una distanza netta non solo dalle istituzioni, ma anche dalle altre sigle sindacali".
Una rottura che segna il tavolo
Il confronto andato in scena a Bologna doveva portare alla firma dell’intesa sull’indennità per il personale del pronto soccorso. Ma qualcosa si è spezzato.
Il NurSind ha scelto di non sottoscrivere l’accordo, rimanendo l’unica organizzazione sindacale a opporsi, dopo mesi di trattative.
“Siamo profondamente amareggiati. Ancora una volta ci troviamo davanti a una Regione che si definisce tra le eccellenze del sistema sanitario, ma che nei fatti non valorizza gli infermieri”
A parlare è la segretaria regionale Antonella Rodigliano, che spiega una decisione tutt’altro che improvvisa, maturata nel tempo e nel confronto.
Un accordo che non valorizza
Il cuore della contestazione riguarda una misura economica giudicata insufficiente e, soprattutto, incapace di rappresentare la complessità del lavoro infermieristico nei pronto soccorso.
“Non è una vera valorizzazione. È una proposta debole, che non tiene conto del livello di responsabilità, delle competenze e del carico assistenziale degli infermieri”
Nel quotidiano dei servizi di emergenza-urgenza, infatti, sono proprio gli infermieri a garantire continuità assistenziale, gestione clinica e sicurezza dei pazienti, spesso in condizioni di forte pressione.
Secondo il NurSind, una differenziazione economica così limitata finisce per appiattire i ruoli, senza riconoscere adeguatamente chi rappresenta il perno operativo del sistema.
Una distanza che si allarga
La presa di posizione del sindacato non riguarda solo le cifre. È il segnale di una distanza più profonda tra istituzioni e professionisti.
“Il disagio infermieristico è ormai evidente. Si continua a parlare di attrattività e valorizzazione, ma quando si arriva ai tavoli negoziali queste parole non trovano mai riscontro concreto”
Una critica che intercetta un tema ormai strutturale: la difficoltà di rendere la professione infermieristica realmente attrattiva, soprattutto nei contesti più complessi come il pronto soccorso.
Le criticità dell’accordo
A pesare sulla decisione del NurSind è anche l’impostazione complessiva dell’intesa, che estende l’indennità a realtà non direttamente riconducibili al pronto soccorso.
“Così si rischia di snaturare il senso stesso della misura. Non si rafforza l’emergenza-urgenza, ma si crea confusione e tensione tra professionisti”
Un meccanismo che, secondo il sindacato, non solo non migliora l’attrattività del settore, ma finisce per indebolirlo ulteriormente.
Una scelta di coerenza
La decisione di non firmare assume quindi un valore preciso: non accettare compromessi al ribasso.
“La valorizzazione non può essere simbolica. Deve essere coerente con il ruolo reale degli infermieri nei pronto soccorso. Questo accordo non lo è”
Il NurSind rivendica una posizione chiara, ribadendo la propria volontà di rappresentare senza ambiguità le istanze della categoria.
Il giudizio passa agli infermieri
La chiusura della trattativa non segna la fine del confronto. Anzi, apre una fase nuova, in cui saranno gli stessi professionisti a valutare la portata dell’accordo.
“Saranno gli infermieri a giudicare se questo accordo li rappresenta davvero. Noi abbiamo scelto di non accettarlo”
Un messaggio che suona come una chiamata diretta alla categoria e che conferma la linea del NurSind: nessuna firma, quando in gioco c’è il riconoscimento reale della professione infermieristica.
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